12 Giugno 2010

Pensionati, il 71,9% vive con meno di mille euro

ROMA. Il 71,9% delle pensioni in Italia non supera i mille euro, un assegno da poveri con cui devono fare i conti oltre 8 milioni di lavoratori a riposo, tutti anziani che rischiano di vivere in miseria se a secco di altre entrate. E’ questa la fotografia scattata dall’ Istat, in collaborazione con l’ Inps, nel rapporto su Trattamenti pensionistici e beneficiari a fine 2008. Se si guarda più da vicino lo studio, si scopre poi che quasi una pensione su due è sotto i 500 euro (45,9%). Insomma, andare avanti di sola pensione non si può: infatti, il 32,4% ne ha più di una. Ma le cose non cambiano molto: l’ importo medio resta poco sopra i mille euro. E per le pensionate l’ assegno è anche più leggero, addirittura del 30,5% inferiore rispetto ai lavoratori maschi a risposo. Nonostante questo, la spesa pensionistica in Italia continua la sua inesorabile crescita (+3,5%) e pesa sempre di più sul Pil (15,38%). Con il capitolo vecchiaia che assorbe il 70% della spesa totale, seguito da superstiti (14,9%), invalidità civile (5,9%) e invalidità (5%). L’ allungamento della vita stira il budget pensionistico, che diventa una coperta troppo corta, sopratutto se si includono anche i baby-pensionati. Per l’ Istat il 30,3% dei beneficiari ha meno di 64 anni e tra questo il 3,7% è under 40. Tra i pensionati più poveri, quelli che se la passano peggio sono i titolari di pensioni sociali, che hanno prevalentemente redditi inferiori ai 500 euro. Viceversa, pe la maggior parte i titolari di pensioni ai superstiti e i beneficiari di pensioni di invalidità civile e/o indennità di accompagnamento ricevono redditi pensionistici tra i mille e i 1.500 euro. Il popolo dei pensionati è molto vasto, 16,8 milioni di persone, 70 ogni 100 occupati secondo la media nazionale. Il carico aumenta nel Mezzogiorno (79 ogni 100) mentre è più contenuto nelle regioni settentrionali, (65 ogni 100). Dati preoccupanti per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che invita a «tagliare le tasse per i pensionati. Serve – dice – un taglio fiscale per esaltare quel poco che si ha». Anche per la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso, questi numeri indicano con preoccupazione come «si allarghi l’ area del rischio povertà nelle famiglie italiane». Mentre per il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, visto che con «la manovra economica si è contribuito a garantire, ulteriormente, la piena stabilità e sostenibilità economica del sistema previdenziale italiano, occorre che per il prossimo futuro sia inserita in agenda la ripresa del processo di rivalutazione delle pensioni in essere». Per i consumatori si tratta di una vera e propria emergenza: secondo Federconsumatori «le pensioni dei genitori e dei nonni sono state sempre un ammortizzatore sociale importante, ora non sarà più cosi». Per il Codacons le cifre «dimostrano chiaramente come i pensionati italiani siano i più poveri d’ Europa. Non solo gli importi percepiti da quasi la metà dei pensionati rappresentano una miseria ma addirittura sulle pensioni italiane grava una pressione fiscale ben più alta rispetto a quella di altri paesi europei», aggiunge il presidente Carlo Rienzi. L’ associazione ricorda che in Italia, «a parità di imponibile, l’ importo di una pensione al netto delle tasse è inferiore del 15% rispetto a Francia, Spagna e Germania, paesi dove non esiste tassazione sulle pensioni, mentre in Gran Bretagna la pressione fiscale è minima, circa l’ 1,6%». Intanto, l’ Ue accoglie con favore la decisione dell’ Italia di innalzare l’ età pensionabile delle dipendenti pubbliche dal 1° gannaio 2012 e commenta: «Le misure potranno aiutare il consolidamento delle finanze pubbliche».
 

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