26 Gennaio 2018

Pendolari fra disagi e rischi Nella moderna Lombardiasui treni viaggia la rabbia

troppi disservizi per le decine di migliaia di utenti giornalieri
La fatica e i rischi di un pendolare. In estrema sintesi potrebbe essere questa la condizione di coloro i quali si spostano tutti i giorni per lavoro, per studio, per qualunque altra necessità. E viaggiano coi mezzi pubblici. Il treno, innanzitutto. Croce e per nulla delizia delle decine di migliaia di cittadini che si avventurano fin dalla prime luci dell’ alba su convogli inadeguati a garantire comfort. E sicurezza. Scontato il riferimento al tragico deragliamento di ieri alle porte di Milano, ma anche un riferimento ineludibile per sottolineare situazioni limite, inaccettabili in un Paese moderno, in una regione come la Lombardia che concorre nel ristretto numero delle aree migliori d’ Europa, per efficienza, funzionalità, eccellenze economiche, sociali, sanitarie, organizzative e produttive. Eppure, a volte, è proprio la Lombardia a precipitare verso il Terzo mondo. Non a causa di un incidente, di una fatalità (se di fatalità si tratta), di un evento imponderabile pur col sospetto di presunte quanto probabili o possibili responsabilità. Che se fossero accertate rimanderebbero alla negligenza e alla sciatteria di qualcuno degli addetti ai lavori. Non a causa di tutto ciò, dicevamo, ma di un contesto quotidiano che, per quanto riguarda la rete ferroviaria, al di là degli sforzi, dei buoni propositi, dei progetti attuati e da attuare, delle risorse investite non si dimostra all’ altezza delle aspirazioni e dei meriti lombardi. Fin dalla piccole cose. L’ ultimo di una impressionante serie di disservizi è proprio di ieri, segnalato dal Codacons. Un treno della nuovissima linea Arcisate-Stabio è rimasto fermo al confine: il capotreno italiano non si è presentato. Se non fosse che i passeggeri, in maggioranza frontalieri, hanno subito un grave disagio, la vicenda potrebbe davvero avere risvolti comici. Invece è il segnale di come vanno certe cose qui da noi. E come, a volte, nessuno abbia cura di risolvere i problemi. Nei giorni scorsi, un diversamente abile del Canton Ticino è stato costretto a dormire alla stazione di Induno Olona, bloccato sulla sua carrozzina, dopo essere rimasto intrappolato sul treno per Varese a causa del dislivello della banchina dal pianale del treno: impossibile scendere. A Induno, però, l’ ascensore era guasto e per lui non è stata trovata soluzione fino al mattino successivo. Storie minime di un grande problema. Che i pendolari affrontano avventurandosi su carrozze strapiene, riscaldate come un forno o, in altri casi, fredde come una ghiacciaia. Per non dire dei cronici ritardi, della puntualità ridotta a un optional. Di cancellazioni improvvise delle corse, di tratte soppresse benché molto frequentate, di riorganizzazioni che invece di riorganizzare destabilizzano, di manutenzione lacunosa o inesistente. E di malavitosi e balordi che in certe orari la fanno da padroni e minano la sicurezza e la tranquillità dei viaggiatori. Al punto che in tanti invocano l’ intervento dell’ esercito, ritenendo insufficienti i provvedimenti già presi alla bisogna. Eppure, ogni giorno entrano in Milano dall’ hinterland la bellezza di 600mila pendolari: una città nella città. Le statistiche affermano che ciascuno di loro impiega in media 72 minuti per gli spostamenti giornalieri di andata e ritorno, ovvero 33 giornate lavorative annue, un mese e mezzo. Un pezzo di vita trascorso, quando va bene, a guardare il paesaggio – sempre lo stesso – dal finestrino e, quando va male, pigiati come sardine in scomoda attesa della fermata liberatoria. Regione e società di gestione ferroviarie ad essa correlate hanno da poco annunciato il rinnovamento del parco convogli: investimento di 1,6 miliardi per 160 nuovi treni. Nel frattempo si viaggia come sulle tradotte militari. A questo punto, doveroso segnalare che dopo il deragliamento di ieri, i politici hanno generalmente evitato polemiche. «È il momento del silenzio» hanno scritto in molti nei loro comunicati. In molti, ma non tutti. Perché, si sa, viene facile la strumentalizzazione politica persino attorno ai morti e ai feriti. Tra un mese si vota per rinnovare i vertici di Palazzo Lombardia. Qualcuno tra i candidati annuncia miracoli persino sul versante dei trasporti ferroviari. E critica. Ma sono decenni che sentiamo certe litanie e altrettante promesse. Nella realtà i sovraffollati convogli sono sempre in ritardo, i disservizi fanno la regola e i pendolari s’ incazzano. Hanno ragione da vendere. Non solo perché viaggiando sui treni si può anche morire.

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