22 Maggio 2015

Pendolari contro Trenord Class action per seimila

Pendolari contro Trenord Class action per seimila

Dicembre terribile, quello del 2012 in casa Trenord e lungo i binari della Lombardia. Ai domiciliari dell’ allora amministratore delegato Giuseppe Biesuz, arrestato per la bancarotta di una sua società, si sommò il pasticcio del nuovo software di organizzazione dei turni di lavoro del personale, in tilt duro e ostinato, e infine arrivò pure la neve ad accelerare i disagi. Morale, dal 9 al 19 dicembre 2012 per 700mila pendolari fu il caos. Treni cancellati, corse dirottate, vagoni compressi e zero informazioni a diluire il disorientamento. Paura e delirio. A lenire la rabbia poteva forse bastare il bonus offerto da Trenord, secondo il contratto di servizio con la Regione Lombardia? Macché, ad organizzare la ribellione a botta calda intervenne l’ associazione Altroconsumo: due e anni mezzo dopo la class action è servita. Così per i 6.136 pendolari che non hanno lasciato perdere (le adesioni sono già state depositate alla cancelleria del Tribunale di Milano). E tra i 6.136 c’ è anche una pattuglia di mantovani, come confermano dall’ ufficio stampa di Altroconsumo. La prossima udienza è in calendario a ottobre. Mica scontato che si arrivasse in aula, al contrario, nell’ autunno del 2013 la class action si scontrò contro il primo no. Secondo il giudice l’ azione era inammissibile perché – argomentava – per avere diritto al risarcimento i pendolari avrebbero dovuto viaggiare sullo stesso binario e sullo stesso convoglio, e aver subito lo stesso ritardo. Insomma, senza “omogeneità dei diritti” (in punta di giurisprudenza) nulla da fare. A rovesciare il giudizio e ammettere l'”azione risarcitoria”, nel febbraio del 2014, ci ha pensato la Corte d’ Appello, secondo la quale il mancato funzionamento del software di Trenord ha causato disservizi analoghi e comuni a tutti gli utenti penalizzati. Disservizi da valutare e risarcire in un unico processo, come previsto dall’ articolo 140 bis del Codice del Consumo. Semaforo verde. Per Altroconsumo è iniziata così la raccolta delle adesioni, in giro per le stazioni più battute dai pendolari: la truppa dei 6.136 è destinata ad aumentare, visto che durante l’ ultima udienza sono state riunite sotto lo stesso ombrello anche le class action di Codici e Codacons. Cosa chiede Altroconsumo (che rivendica il primato)? Che oltre al danno patrimoniale, cioè il valore dell’ abbonamento settimanale o mensile (1/12 in caso di abbonamento annuale), anche quello non patrimoniale stimato in tre mensilità. Nel dettaglio, lamenta l’ associazione che Trenord ha leso il diritto dei viaggiatori alla libera circolazione garantito dall’ articolo 16 della Costituzione. Tirando una riga, la somma del risarcimento è pari a quattro mensilità che, tradotto per un pendolare della Mantova-Milano, fanno poco meno di 500 euro. Altro che bonus. (ig.cip)

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