22 Settembre 2015

«Pena troppo mite». I pm contro Schettino

«Pena troppo mite». I pm contro Schettino

FIRENZE – «Alla responsabilità titanica di Schettino» nel naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012 all’ Isola del Giglio, con 32 morti e ingenti danni, «deve corrispondere una pena esemplare». E, comunque sia, «la condanna non è congrua rispetto al comportamento dell’ imputato» nella sera tragica della Concordia: così i pm di Grosseto hanno proposto alla corte d’ appello di Firenze un ricorso contro la sentenza di primo grado in cui l’ ex comandante della nave è stato condannato a 16 anni l’ 11 febbraio scorso. Troppo pochi e insufficienti 16 anni (più un mese per una contravvenzione), dicono in sostanza i pm, che ne avevano chiesti 26. Al processo Schettino fu accusato di naufragio e omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, omissioni varie nel suo ruolo come l’ abbandono della nave e di persone incapaci, in gravi difficoltà a bordo mentre la nave era alla deriva nella baia e si rovesciava di fianco. In più, furono accuse anche il non aver dato le reali informazioni su quanto accadeva alle capitanerie di porto e alle altre autorità. Nel ricorso i pm Maria Navarro, Stefano Pizza e Alessandro Leopizzi riconoscono che i giudici hanno accolto la loro ricostruzione accusatoria, ma criticano come insufficiente il conteggio che portò a determinare una condanna di un bel po’ di anni inferiore a quanto chiesto. Inoltre criticano anche il non aver riconosciuto a Schettino la «colpa cosciente». Come dire che «Schettino sapeva quel che stava facendo» con la manovra azzardata al Giglio: una consapevolezza, quella del comandante della nave, che andava riconosciuta di più e meglio alla stesura della sentenza, e che quindi avrebbe dovuto appesantire la condanna stessa. Il tempo per depositare i ricorsi in appello arriva fino al 25 ottobre. Anche la difesa di Schettino, con gli avvocati Donato Laino e Saverio Senese, sta organizzando il proprio ricorso in appello, già annunciato, come peraltro fecero anche i pm per motivi opposti, subito dopo la lettura della sentenza. Verso l’ appello, anche alcune parti civili. Secondo il Codacons la procura di Grosseto ricorre «per aggravare la condanna del comandante Schettino» e così «insiste nella creazione del mostro» continuando a non rilevare «il mancato riconoscimento dei malfunzionamenti della nave e dei profili di responsabilità gravanti su Costa Crociere».
 

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