28 Settembre 2016

Pediatra malata di tbc Controlli su 3500 bambini

Pediatra malata di tbc Controlli su 3500 bambini

di Gianpaolo Sarti wTRIESTE Sono quasi le nove del mattino di ieri quando i vertici della sanità triestina convocano, all’ improvviso, una conferenza stampa definita «rilevante». Una mossa certamente irrituale, che lascia subito intuire l’ entità del caso. Un paio di ore dopo, attorno a un tavolo, siede l’ intera task force di dieci professionisti, Burlo compreso, messa in piedi dal direttore generale dell’ Asuits Nicola Delli Quadri per fronteggiare una massiccia campagna di controlli precauzionali su 3.500 bambini della città che rientrano in una fascia che va dagli zero ai sei anni. Sono entrati in contatto ravvicinato, nell’ ultimo anno, con una pediatra ammalata di tubercolosi polmonare. Una dottoressa addetta alle vaccinazioni che ha lavorato fino allo scorso 15 settembre nei distretti di 1, 2 e 3, quindi nelle sedi di Roiano, San Giacomo, Valmaura, Muggia e San Dorligo. Non una dipendente, ma un’ operatrice convenzionata. Delli Quadri è consapevole che una notizia del genere può gettare nel panico migliaia di famiglie e infatti chiarisce immediatamente che il rischio contagio «è vicino allo zero», molto semplicemente perché per infettare un’ altra persona sono necessarie almeno otto ore, mentre per fare un vaccino servono solo pochi minuti. I protocolli costringono comunque le autorità sanitarie ad agire così, con un vero e proprio piano di prevenzione. Ci vorranno 12 settimane per fare tutto. Per 500-600 bimbi, quelli vaccinati dalla professionista negli ultimi due mesi, scatta pure la profilassi. L’ Azienda, che ha già iniziato a contattare i genitori, ha messo a disposizione anche un numero verde per fornire maggiori informazioni alla cittadinanza: è l’ 800 991170, attivo con quattro linee da lunedì a venerdì dalle 8 alle 20. Analoghi accertamenti sono partiti anche sulla famiglia della professionista, sui colleghi di lavoro e su un centinaio di amici e conoscenti che ha partecipato recentemente a un matrimonio al quale era presente la donna, attualmente ricoverata. Le sue condizioni non sono comunque preoccupanti. I primi sintomi, manifestati con semplici colpi di tosse, risalgono a circa un anno fa. Tutte le famiglie dei bambini che sono stati vaccinati dall’ operatrice verranno contattate telefonicamente secondo un criterio di priorità, e sono stati attivati 6 ambulatori presso il Dipartimento di Prevenzione nel Comprensorio di San Giovanni in via De Ralli 3 per effettuare il test. «Il bacillo – ha precisato Riccardo Tominz, Direttore Struttura Complessa Igiene, sanità pubblica e prevenzione – ha una progressione lenta, quindi non è urgente andare a fare l’ esame». Si tratta del “Mantoux”, un test effettuato iniettando sotto cute una piccola quantità di antigene che permette di fare la diagnosi. «Parliamo di un derivato proteico innocuo – ha spiegato il pediatra Andrea De Manzini, che fa parte dell’ équipe -. Dopo 78 ore si fa la lettura, che può dare esito positivo o negativo». Se il bimbo risulta positivo, significa che può essere venuto a contatto con la patologia in qualsiasi momento della vita e non necessariamente con l’ operatrice infetta. I casi ritenuti positivi saranno presi in carico dal Burlo. È stato inoltre chiarito che per trovarsi davanti a un test preoccupante ci vogliono dalle otto alle dieci settimane dal momento del contatto. Pertanto, i bimbi vaccinati in tempi più recenti possono naturalmente sottoporsi all’ esame subito, ma, a scopo precauzionale, dovranno ripeterlo anche tra 8-10 settimane. In ogni caso, proprio perché è nei primi anni di età che il rischio di sviluppare l’ infezione è più alto, le linee guida suggeriscono di fare la profilassi a tutti i bimbi sotto l’ anno (sono circa 600) anche dinnanzi a un test negativo. La profilassi consiste nella somministrazione di uno sciroppo, preparato appositamente dai laboratori del Burlo, in modo da evitare un’ infezione latente. Il caso ha subito innescato un vespaio di reazioni politiche (vedi box in alto). E a intervenire con toni duri è stato anche il Codacons. «È intollerabile che una persona malata di Tbc sia stata posta a stretto contatto con i bambini, mettendo in serio pericolo la loro salute – afferma il presidente Carlo Rienzi -. Abbiamo deciso pertanto di intervenire perché le responsabilità di chi ha sbagliato siano accertate della magistratura, e perché la situazione è del tutto analoga a quella verificatasi nel 2011 presso il Policlinico Gemelli di Roma, dove 188 bambini hanno dovuto subire per mesi pesantissime cure per scongiurare il contagio». Il Codacons garantisce assistenza legale e, in caso di bambini positivi, l’ avvio di azioni risarcitorie nei confronti dei vertici sanitari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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