9 Ottobre 2018

Pedemontana, riecco la Corte dei conti «C’ è incertezza»: pone quattro quesiti

e tra le risposte della regione spuntano «azioni messe in atto» contro i vecchi responsabili
La Corte dei conti torna a mettere nel mirino la superstrada Pedemontana veneta. Sono finiti i tre anni di “esame” cui l’ opera è stata sottoposta, ma il magistrato delegato Antonio Mezzera non demorde di certo. Ha scritto di nuovo venerdì scorso al Governo (con i Ministeri interessati), Soprintendenze, Anas, Anac, Regione, Sis, Cassa depositi e prestiti, Province di Treviso e Vicenza, e per conoscenza alla Procura della Corte dei conti del Veneto, ai 37 Comuni toccati dal tracciato, e poi a Italia Nostra, Codacons, comitati Covepa e Parco delle Rogge. Mezzera ricorda infatti che sono decorsi i sei mesi di tempo entro cui le istituzioni coinvolte dovevano segnalare le misure adottate dopo la “relazione” varata dalla Corte stessa. La conclusione del procedimento, infatti, ci sarà solo quando Mezzera e la Corte invieranno il loro report finale al Parlamento (dove come noto la maggioranza è ora Lega-5Stelle) al quale spetta la parola finale sul controllo effettuato dai magistrati contabili. Ma Mezzera rilancia ancora una volta, scrivendo che «permangono dubbi dopo le comunicazioni delle amministrazioni competenti». Ed elenca le “numerose criticità” rilevate tra cui «l’ estrema lentezza» del cantiere, le incongruenze tra gestione commissariale ed altri enti, «carenze progettuali», «ambigue clausole nella convenzione, ritardi nella liquidazione degli espropri, clausole contrattuali particolarmente favorevoli» per il privato, «rilevanti problematiche di ordine ambientale, assenza di coordinamento» tra amministrazioni, aumento dei costi a carico delle casse pubbliche. «È la 4a censura della Corte per la Pedemontana veneta», dice il comitato Covepa.LE RICHIESTE DELLA CORTE. Mezzera ribadisce i suoi giudizi di sempre: è «una situazione di incertezza contraria a un’ efficiente programmazione», il partenariato pubblico-privato ha reso precaria l’ opera, solo l’ intervento pubblico ha permesso il closing finanziario, la nuova convenzione rende «evidente la traslazione del rischio di mercato sul concedente» e su questo cita la risposta a lui giunta dalla Regione che conferma che la società Sis «non avrebbe mai acconsentito a una modifica della concessione che avesse l’ effetto di trasferire su di lui il rischio traffico» (segno che lui non l’ ha mai avuto). Mezzera quindi pone quattro «criticità non risolte»: problemi di rispetto delle norme europee e quindi di contenzioso aperto con l’ altra concorrente della gara di dieci anni fa; l’ incasso complessivo che il privato, a fronte di un costo di costruzione di 3 miliardi, avrà di 12 miliardi dopo 39 anni di gestione dell’ opera: è stato ridotto, ma Mezzera chiede che azioni sono state intraprese su chi aveva fatto il primo contratto; che prospettive ha la viabilità complementare alla superstrada che era stata chiesta dai Comuni; come vanno i controlli, che prima non si facevano, dei Ministeri su ambiente e impatti paesaggistici dell’ opera.LE RISPOSTE DELLA REGIONE. Ieri la Regione ha diffuso una lunga nota in cui rivendica prima di tutto che la stessa Corte riconosce che «solo col decisivo intervento della Regione si è potuta sbloccare la situazione». E risponde ai quattro punti sollevati. Sul ricorso al Tar di Salini Impregilo, che era il promotore dell’ opera ma perse la gara dopo un contenzioso, non risulta per ora fissata alcuna udienza (non è stata chiesta la sospensiva delle delibere regionali). Sulle strade complementari richiesta la Regione sottolinea che ci sono 16 chilometri su 94 di nuove opere connesse alla superstrada. «I sindaci hanno presentato ulteriori nuove richieste, mai supportate e giustificate da studi dei flussi di traffico»: la Regione quindi replica che prima si farà l’ opera e poi al “tavolo tecnico-politico” già istituito con i Comuni, anche per decidere eventuali ordinanze che spingano i tir dalle strade ordinarie verso la superstrada, saranno valutati i dati reali ed «eventuali interventi qualora si rivelassero necessari». Per i controlli, poi, la dirigente Elisabetta Pellegrini «relaziona trimestralmente al Ministero delle infrastrutture» sui lavori, e «ha richiesto al Ministero dell’ ambiente l’ attivazione della verifica di attuazione» che prima era di competenza del commissario governativo Silvano Vernizzi: le verifiche si fanno sia sul progetto (che corrisponda alle prescrizioni) sia sui lavori eseguiti. Sempre la dirigente Pellegrini «invita il Ministero dei beni culturali alle conferenze di servizi per eventuali varianti non sostanziali», delle quali «informa i tre Ministeri citati». E sulle iniziative verso chi firmò il primo contratto, così oneroso per le casse pubbliche? La risposta è secca e molto vaga, anche se lascia capire che la battaglia è stata aperta anche su questo versante: «La Regione ha provveduto a porre in atto tutte le azioni che ha ritenuto necessarie in merito». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
piero erle

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