9 Ottobre 2018

Pedemontana, la Corte dei conti insiste «Superstrada con quattro punti critici»

la regione ribatte:«piano in equilibrio». ma ci sarebbero denunce contro la prima gestione
Venezia Non è bastata la firma in pompa magna del protocollo sulla legalità con schierati il ministro dell’ Interno Matteo Salvini e la Corte dei conti veneta schierata al gran completo, sulla Pedemontana Veneta il braccio di ferro fra Roma e Venezia continua. Dei giorni scorsi l’ ultimo atto della Sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato a firma del magistrato Antonio Mezzera che ribatte all’ ultima relazione della Regione spedita a inizio settembre. Il giudice pone nuovamente quattro questioni: lo stato del contenzioso ancora pendente (il ricorso di Salini-Impregilo ancora pendente davanti al Tar del Veneto), la viabilità connessa alla superstrada, l’ attività di controllo sui lavori in corso ma, soprattutto, la «iniziative intraprese nei confronti dei responsabili del precedente assetto convenzionale». Una richiesta che fra i corridoi di Palazzo Balbi è serpeggiata facendo sollevare più di qualche sopracciglio. Il magistrato chiede, nero su bianco, di venire informato su eventuali azioni intraprese contro i «responsabili del precedente assetto convenzionale produttivo di tale ingentissimo aggravio economico a carico delle finanze pubbliche». Il riferimento è all’«esborso nei confronti dei privati di oltre 12 miliardi che, a dire dell’ amministrazione, è ritenuto tuttavia positivo rispetto alle assai più sfavorevoli condizioni che la finanza pubblica avrebbe dovuto sopportare in vigenza delle precedenti clausole convenzionali». Il nodo è sempre lo stesso: il terzo atto aggiuntivo del 2017 che pone il rischio del traffico e quindi dei pedaggi sulla Regione anziché sul privato, il consorzio Sis, che si vede riconosciuto un canone annuo. Amministrazione regionale e struttura di progetto ribadiscono da tempo che i conti così saranno in equilibrio arrivando anche a produrre, nell’ arco dei 39 anni di concessione, a degli utili per il soggetto pubblico. Mezzera non pare esserne convinto e chiede se si siano intraprese azioni contro chi ha impostato l’ architettura finanziaria iniziale dell’ opera, architettura rivelatasi a conti fatti non sostenibile. La Regione da parte sua risponde con una riga e mezza che recita: «La Regione ha provveduto a porre in atto tutte le azioni che ha ritenuto necessarie in merito». Ciò che filtra dai palazzi veneziani è ben poco ma pare plausibile che si tratti di denunce a carico di chi gestì la controversa partita della Pedemontana prima dell’ era Zaia e nei primissimi anni di governo a trazione leghista. Si parlava di braccio di ferro fra giustizia contabile romana e Regione Veneto. Ufficialmente nessuno commenta ma, ufficiosamente, in riva al Canal Grande in molti osservano dettagli definiti, a microfoni rigorosamente spenti, «irrituali»: l’ aver indirizzato le ultime richieste di chiarimenti non solo a tutti i ministeri e i Comuni coinvolti ma anche ai comitati no-Pedemontana, Italia Nostra e il Parco Rurale delle Rogge. C’ è chi contesterebbe addirittura la competenza della Corte di Roma coinvolta al tempo di un commissario governativo ora sostituito da un commissario di nomina regionale. A più di qualcuno sfugge un «Ma se la Corte dei Conti del Veneto sostanzialmente approva il terzo atto aggiuntivo, cos’ è tutto questo accanimento?». Ribaltando il punto di vista, le richieste puntuali di Mezzera vengono viste dai comitati di cittadini e dal Codacons, in prima linea contro la Superstrada, come un’ àncora di salvezza. «La superstrada costerà due volte il Mose, rendiamoci conto» sbotta Franco Conte del Codacons. Rispetto agli altri tre punti segnalati da Roma, Venezia risponde ribadendo che sul ricorso di Salini-Impregilo non c’ è neppure ancora una data fissata al Tar veneto, che la viabilità complementare è stata approvata da 35 sindaci sui 36 attraversati anche per il numero di caselli previsti (16 su 97 km) e che le attività di controllo sui lavori in corso procedono con le comunicazioni dettagliate e periodiche al Mit, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’ Ambiente e dei Beni culturali. Scatenata, invece, la reazione del Pd col capogruppo in Regione, Stefano Fracasso che attacca: «La Corte dei Conti ribadisce che il rischio è tutto sulle spalle della Regione, e quindi dei cittadini veneti». Cui fa eco il consigliere regionale dem Andrea Zanoni: «La Corte dei Conti non molla l’ osso» per chiudere dicendo: «Gli unici a portare a casa un risultato siamo noi del Partito Democratico che con il ministro Delrio abbiamo messo fine alla problematica gestione del commissario, Silvano Vernizzi». E il M5s con Jacopo Berti commenta: «La Corte dei Conti certifica ciò che abbiamo portato alla luce: questa concessione scandalosa deve essere rivista de zero. Zaia non può continuare a far finta di nulla, deve dire cosa sta facendo con i nostri soldi».
martina zambon

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this