8 Marzo 2019

Pedemontana, il Tar toglie l’ ultimo scoglio

respinti i due ricorsi di salini-impregilo che però annuncia: «andremo in consiglio di stato»
Venezia Pedemontana, disinnescata l’ ultima mina vagante sul travagliato percorso della Superstrada fra Treviso e Vicenza. Ieri il Tar veneto ha respinto i due ricorsi presentati da Salini-Impregilo con Codacons e alcuni privati. La corazzata delle infrastrutture che aveva partecipato alla gara iniziale, chiedeva non solo di azzerare la gara stessa in cui realizzazione e gestione dell’ opera furono aggiudicate al consorzio Sis ma contestava anche il Terzo atto convenzionale, il «salvataggio» acrobatico disegnato dalla Regione per tenere in piedi un project financing che, negli anni, ha cambiato di segno al punto da far pesare il rischio di impresa – secondo l’ accusa del M5S – proprio sulla Regione. La giustizia amministrativa, invece, ha rigettato i ricorsi in toto per la soddisfazione del governatore Luca Zaia che dice: «Così si è sancita la correttezza del nostro percorso». Salini-Impregilo, però, fa sapere a botta calda di non essere disposta a seppellire l’ ascia di guerra: già pronto il ricorso in Consiglio di Stato. Vero è che la sentenza di ieri del Tar segna una vittoria netta di Palazzo Balbi e della Struttura di progetto affidata all’ avvocato dello Stato Marco Corsini e all’ ingegner Elisabetta Pellegrini. «Una sentenza che definisce con chiarezza come il percorso giuridico adottato per la realizzazione della Pedemontana Veneta sia, e sia stato, corretto. – scandisce Zaia – Ricordo che abbiamo coinvolto da subito Corte dei Conti, Anac e Avvocatura dello Stato. Ora il Tar riconosce la pulizia e correttezza assoluta dei procedimenti adottati». I ricorsi contro Regione Veneto, Consorzio stabile Sis e Spa Superstrada Pedemontana Veneta sono stati dichiarati inammissibili e i magistrati hanno ritenuto di entrare nel merito della controversia, dando atto, scrive in una nota la Regione «in modo analitico che le modifiche apportate alla concessione nel 2017 dalla Regione Veneto non comportano un nuovo equilibrio economico dell’ operazione a favore della concessionaria, né comportano una diversa allocazione dei rischi tra le parti». E poi, ancora, leggendo la sentenza, ci si imbatte in alcune valutazioni nette: «il Terzo Atto Convenzionale ha avuto come effetto soltanto quello di contribuire ad un chiaro equilibrio dell’ allocazione dei rischi nell’ ambito del rapporto concessorio esistente» e, ancora «l’ allocazione del rischio della domanda sulla concedente è stato previsto e voluto proprio dall’ Ati (associazione temporanea di impresa) di cui la ricorrente era capogruppo e mandataria». Insomma, nessun appiglio per la linea dei ricorrenti bocciata su tutta la linea. Commenta anche Corsini: «La sentenza del Tar dà piena ed integrale ragione alle tesi sempre sostenute dalla Regione in merito alla legittimità del Terzo Atto Convenzionale grazie al quale sono ripresi i lavori della Pedemontana. Oltre ad affermare in più parti e per svariati motivi che Salini-Impregilo è priva di interesse a contestare gli atti della Regione, è chiaramente riconosciuto che le modifiche del Terzo Atto Convenzionale sono legittime, che la scelta regionale di non interrompere il rapporto con Sis è insindacabile e che l’ ultimo atto aggiuntivo non ha affatto spostato il rischio traffico, sin dall’ inizio a carico della Regione». Corsini conclude definendo la sentenza una «vittoria, più e meglio di quanto a suo tempo detto dall’ Anac e in superamento delle critiche e dei dubbi della Corte dei Conti». Non nasconde la soddisfazione l’ avvocato Bruno Barel, docente di diritto europeo al Bo e consulente per la struttura legale della Regione: «Questa è stata la causa della vita». Ora l’ unica spada di Damocle sulla Pedemontana sono proprio i flussi di traffico da verificare, questi no in un’ aula di giustizia, ma sul nastro d’ asfalto.
martina zambon

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