Pedemontana, esposto del Codacons
di Renzo Mazzaro VENEZIA«Venite a correre sulla Pedemontana Veneta, si risparmia tempo e si viaggia meglio! ». Vedremo anche noi in tv la pubblicità che sta facendo in Lombardia la Brebemi, l’ autostrada Brescia-Bergamo-Milano, piena di debiti perché il volume di traffico è inferiore al previsto e non ripaga dell’ investimento fatto? Potremmo augurarcelo: significherebbe che la Pedemontana Veneta, 95 chilometri tra Montecchio e Spresiano più altri 45 di strade complementari, sarà stata ultimata. Cosa al momento tutt’ altro che pacifica. La campagna veneta è traforata come groviera ma i cantieri lavorano a mezzo regime. La conclusione che era prevista per gennaio 2017 è già slittata a gennaio 2020. Data da baciarsi le mani se è vero che per il primo tratto di 5 chilometri tra Breganze e l’ innesto sull’ A31, che verrà inaugurato a breve, ci sono voluti 7 anni. Il punto è che dal 2013 manca un miliardo e mezzo di euro. Per la precisione sono 1575 milioni, la quota in capo al privato, che il concessionario Sis dice di avere ormai in mano grazie ad un prestito obbligazionario. L’ operazione è fatta da Jp Morgan, Imi e Banco Santander, che hanno emesso un bond e l’ hanno collocato sul mercato finanziario irlandese attraverso Irish Stock Exchange. I Dogliani, famiglia di imprenditori piemontesi maggiori azionisti del consorzio Sis, assicurano che il denaro sarà disponibile in due banche italiane da martedì 29 novembre. Assicurazione che ha incontrato non poco scetticismo. Tra gli increduli c’ è il Codacons, associazione di consumatori, nella persona del presidente regionale Franco Conte, un avvocato veneziano che ieri ha presentato un esposto alla procura della repubblica di Venezia, alla Corte dei conti di Roma e alle autorità di vigilanza sui lavori pubblici. Conte ipotizza addirittura l’ aggiotaggio (notizie tendenziose per condizionare il mercato), perché il Consorzio Sis «sta dando per acquisiti i finanziamenti mentre è solo nella fase di presentazione al mercato di un bond finanziario: la sottoscrizione e l’ erogazione del finanziamento, se avverranno, apparterranno ad una fase successiva». Conte diffida le banche perché potrebbero incappare nel «reato di ricorso abusivo al credito se in futuro fosse dimostrata l’ insolvenza della società». E visto che c’ è si rivolge anche alle autorità irlandesi, segnalando che «la proposta di investimento portata all’ esame di Irish Stock Exchange appare temeraria per le mancate deduzioni alle censure e alle richieste di precisazione alla Corte dei Conti il 10 maggio 2017 e per un piano industriale non confortato da autorevoli validazioni, anzi bocciato nelle previsioni di volume di traffico dalla Cassa Depositi e Prestiti». Da notare che finora il Consorzio Sis ha lavorato quasi esclusivamente con i soldi della mano pubblica: 640 milioni dello Stato (240 dotazione iniziale e 370 dai governi Monti e Letta, da non restituire). Altri 300 sono previsti dalla Regione Veneto (140 da gennaio 2018 e 170 l’ anno successivo). L’ opera non è oltre il 30% di realizzo. A sentire Osvaldo Piccolotto consulente del Condacons non sono ancora completati gli espropri. Tutto questo con la prospettiva di trovarsi a fine lavori con flussi di traffico inferiori al previsto, cosa che potrebbe comportare altri 70 milioni l’ anno, per 39 anni, a carico della Regione, cioè dei contribuenti. A meno che la pubblicità in tv non ci convinca a cambiare strada. Ciliegina: tra le persone «a conoscenza dei fatti» segnalate alla magistratura dal Codacons c’ è l’ ingegner Piergiorgio Baita.
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