Pedaggi, Tar Lazio cancella aumenti. Ora i rimborsi (e free flow)
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fonte:
- Velino.it
Roma, 22 feb (Il Velino) – Il Tar Lazio ha accolto nel merito il ricorso presentato dal alcuni enti locali sul pedaggiamento scattato all’ inizio della scorsa estate a seguito del dpcm 25 giugno che aveva disposto l’ introduzione di una sovra-tariffa su alcuni raccordi stradali e autostradali dell’ Anas.
La previsione era stata congelata a luglio grazie alla sospensiva accordata dal Tar (e poi confermata ad agosto dal Consiglio di Stato) La prima sezione del Tar Lazio ha deciso oggi sul merito della disposizione: occhi puntati dunque sugli effetti che la decisione è destinata ad avere sui rimborsi per i pedaggi già corrisposti prima della decisione di Anas di congelare il provvedimento tra il 1 luglio e il 5 agosto 2010.
A indicare la via dei rimborsi era stato lo stesso presidente dell’ Anas Pietro Ciucci che aveva annunciato di attendere la sentenza definitiva della magistratura amministrativa prima di procedere alla restituzione delle somme spese dagli automobilisti.
Il Codacons aveva calcolato che la cifra da restituire agli utenti si aggirava attorno agli otto milioni di euro.
Secondo il Tar Lazio che ha annullato la parte del decreto del 25 giugno sui pedaggi, il dpcm ha imposto agli automobilisti una prestazione patrimoniale aggiuntiva che prescindere dall’ utilizzo in concreto del tratto viario interessato dal pedaggio.
"Di qui – venendo meno il carattere di necessaria corrispettività della tariffa, non potendosi escludere che possa essere soggetto al pagamento della stessa anche chi non debba poi accedere all’ infrastruttura da sottoporre a pedaggio – la fondatezza della censura".
Pertanto, sottolinea ancora il Tar Lazio, "il decreto impugnato si rivela adottato in violazione delle norme comunitarie, nonché della norma nazionale di recepimento, atteso che determina forfettariamente la maggiorazione per le classi di pedaggio, a prescindere peraltro dall’ effettivo uso dell’ infrastruttura".
La sentenza non avrà, almeno da un punto di vista giuridico, nessun effetto sul coddetto decreto trasporti approvato ad agosto con cui si è fissato l’ applicazione dei sovra-pedaggi a partire da aprile: si è in attesa di un decreto del Presidente del Consiglio (il ministro Matteoli a gennaio aveva detto che la bozza del dpcm è pronta e al vaglio del ministero dell’ Economia) che dovrà fissare i criteri e le direttive per individuare i tratti in concessione Anas a cui applicare il pedaggio tramite un sistema "Free-flow".
E sui quali il bando da 150 milioni di euro è già stato assegnato provvisoriamente ad una ATI con capogruppo Autostrade per l’ Italia (l’ aggiudicazione definitiva è prevista il 5 marzo e la stipula del contratto il 15 dello stesso mese).
Con questo nuovo sistema si andranno a pedaggiare solo gli automobilisti che utilizzano effettivamente l’ infrastruttura stradale sottoposta a ticket.
Soddisfatta la politica.
La governatrice del Lazio Renata Polverini ha parlato di una "vittoria dei cittadini" contro una decisione che "avrebbe penalizzato soprattutto i pendolari che si spostano per motivi di lavoro e di studio".
Per il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti "il Tar seppellisce definitivamente la volontà del governo di introdurre i pedaggi sul Raccordo Anulare e ancora una volta dà ragione alla Provincia di Roma che si è subito opposta a questa tassa iniqua".
Per il sindaco Gianni Alemanno "la vera battaglia però è un’ altra, cioè quella di contrapporsi a queste macchinette" ricordando che "parliamo sempre di pedaggi rispetto a persone che utilizzano le autostrade e non a chi si sposta da una parte all’ altra della città".
Critico il vice ministro alle Infrastrutture e trasporti della Lega Nord Roberto Castelli: "Il governo va avanti.
Il pronunciamento del Tar del Lazio è semplicemente la coda di una vicenda già conclusa.
E’ veramente inconcepibile che amministratori che dovrebbero essere responsabili assumano posizioni così demagogiche.
Gli stessi che si riempiono la bocca con l’ Unità d’ Italia difendono gli assurdi privilegi per i quali alcuni cittadini possono non pagare ciò che i restanti milioni di italiani pagano".
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