19 Agosto 2011

Pd attacca sul condono “Barca senza timoniere”

Pd attacca sul condono «Barca senza timoniere»
 

Le parole rassicuranti di quattro ministri sul fatto che non esista alcun progetto per uno scudo bis non bastano e le indiscrezioni finite ieri sui giornali sono sufficienti a gettare nuove ombre sulla manovra e a generare nuove polemiche. «Noi non abbiamo mai fatto condoni e non ne faremo – dichiara il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani sono regali che incentivano l’ evasione e ci opporremo con ogni mezzo a disposizione». Ipotesi condono a parte, al Pd, che è già al lavoro su «pochi emendamenti mirati» da presentare in Aula, il decreto continua a non piacere affatto. Il segretario del Pd chiede una tassa vicina al 20% per i capitali scudati (ora si parla dell’ 12%), appoggia l’ idea di una Tobin tax e di una tassa sui patrimoni, ma ha dubbi sull’ aumento dell’ Iva, «già troppo alta in Italia», sull’ abolizione delle province e sulla «delicata questione del Tfr». E sulle voci di un probabile "autunno caldo" Bersani commenta: «Siamo in una tempesta e la barca è senza timoniere. Noi pensiamo alle borse e allo spread, ma la gente teme per il lavoro, i servizi, il welfare. E la cosa più preoccupante è che il governo non coglie il disagio, lo sconcerto dell’ opinione pubblica che può provocare distacco dalle istituzioni e anche tensioni». L’ idea del condono fiscale non piace nemmeno all’ Idv. «Il messaggio politico di questa manovra è chiaro: premiare i truffatori e penalizzare gli onesti – commenta Felice Belisario, capogruppo al Senato – sarebbe l’ ennesimo vergognoso trucco di un Governo che ha a cuore solo gli interessi degli evasori e per questo porteremo in piazza la protesta dei cittadini stanchi di essere presi in giro». «Io non ho capito perché chi evade deve essere premiato e non debba finire in galera» è poi il commento del presidente del partito, Antonio Di Pietro. L’ ipotesi è definita «vergognosa» anche dalle principali associazioni che difendono i diritti dei consumatori e, ovviamente, non piace nemmeno ai sindacati, già agguerriti per via della possibile modifica dell’ articolo 18 e per la questione del Tfr in busta paga. «Siamo inorriditi all’ ipotesi di un nuovo scudo fiscale» è il commento della leader della Cgil, Susanna Camusso, che, nel frattempo continua a lavorare con i suoi per chiedere la cancellazione di tutte le norme sul lavoro contenute nel decreto. Per la Cgil resta in piedi anche l’ ipotesi di uno sciopero generale che potrebbe essere organizzato per il 24 agosto davanti a Palazzo Madama. Una protesta che si aggiungerebbe a tutte quelle già messe in calendario. Contro la soppressione dei comuni sotto i mille abitanti il 26 a Roma protesterà l’ Associazione dei piccoli comuni d’ Italia (Anpci) e il 29 ci sarà a Milano la manifestazione dell’ Associazione dei comuni italiani (Anci). Poi il 10 e l’ 11 settembre sarà la volta del presidio a Roma del "popolo viola" contro i pesanti tagli della manovra. E continua anche la battaglia contro la soppressione delle festività. La proposta di spostare il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno non piace né a destra né a sinistra. Il vicepresidente del Senato Vannino Chiti trova la misura «assurda e incomprensibile» e si dichiarano contrari alla norma anche alcuni membri della commissione Affari Costituzionali, a partire dallo stesso presidente Carlo Vizzini (Pdl). La protesta per difendere le feste civili sta impazzando anche sul web dove sono stati creati appositi blog o gruppi su facebook (a Forlì è addirittura partita una raccolta firme virtuale). La manovra, che non convince nemmeno tante altre categorie (voci contrarie sono arrivate anche da Codacons, Legambiente e Confcommercio), vanta ormai un folto gruppo di contrari anche all’ interno della stessa maggioranza. Mentre il fronte dei "frondisti" interni al Pdl aspetta l’ incontro chiarificatore col segretario Angelino Alfano, aumentano gli azzurri e i leghisti che lavorano alle controproposte. L’ ex ministro Claudio Scajola e i suoi hanno fatto sapere che sono già pronti tre emendamenti. Correttivi vengono chiesti anche da molti governatori delle Regioni come Roberto Formigoni, così come da diversi sindaci, a partire dal primo cittadino di Roma, Gianni Alemanno. Senza pensare che la manovra ha già ricevuto critiche da parte di alcuni ministri, tipo Stefania Prestigiacomo e Giancarlo Galan, e da voci autorevoli del Pdl come Marcello Pera. L’ appuntamento adesso è per martedì 23 agosto quando il testo verrà preso in esame dalle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato per poi passare in Aula il 5 settembre. E se a questo punto l’ elenco degli emendamenti che verranno presentati si allunga sempre di più, si fa sempre più concreta l’ ipotesi della fiducia. Secondo alcuni, proprio il gruppo dei dissidenti interni potrebbe offrire «un buon alibi» al premier per evitare il confronto parlamentare.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox