21 Settembre 2014

Paura del futuro, consumi giù aumentano risparmi e depositi

Paura del futuro, consumi giù aumentano risparmi e depositi

Cinzia Peluso Stretto tra la paura della crisi e quella di spendere. Il popolo dei consumatori accumula banconote nel salvadanaio di banche e assicurazioni. E, nell’ era della deflazione che aleggia come uno spettro sull’ economia di tutta Europa, stringe all’ osso le spese. Soffre soprattutto il Sud, dove ben un quarto dei residenti non può permettersi un pasto proteico nemmeno ogni 2 giorni. Qui la spesa delle famiglie è crollata del 13%, più del doppio dell’ intero Stivale. Mentre nello stesso periodo, ha calcolato il Codacons, la cura dimagrante della recessione ha fatto perdere 80 miliardi agli acquisti. I portafogli nel frattempo si gonfiavano di contanti e le casse delle banche di depositi. 234 miliardi di euro in più negli ultimi sette anni, secondo uno studio del Censis. Ma per le imprese non è andata meglio. E ora in vista di San Matteo, il 21 settembre, data della scadenza della promessa del premier sul rimborso dei debiti della Pa, fanno suonare la sveglia al governo. Confartigianato ieri ha ricordato che, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi due anni, che hanno portato ad un calo del 15,4% dei debiti commerciali dello Stato, l’ Italia rimane il Paese europeo con la più alta quota di crediti. Ammontano a ben il 3,3% del Pil. Anche in questo caso il punto dolente è quello del Meridione. Se sul piano nazionale i tempi di attesa per il saldo dei conti con lo Stato si sono ridotti da 104 a 88 giorni, infatti al Sud questo periodo si allunga fino a 108. Una ferita in più in un’ area dove si investe poco. Nel 2013, ha segnalato l’ Istat, c’ è stata una caduta del 5,2% e in tutto il periodo della crisi gli investimenti sono crollati del 33%. Mentre il tasso di disoccupazione ha superato i 21 punti percentuali. Confartigianato si è basata su un sondaggio Ispo condotto presso i piccoli imprenditori in credito. La fotografia della situazione è stata scattata lo scorso 21 luglio. Lo spettro della povertà avanza. Lo teme un italiano su tre. E si rintana nel rifugio della liquidità. Dal 2007 ad oggi è aumentata di 234 miliardi. A marzo di quest’ anno ha raggiunto quota 1.209 miliardi di euro dai 975 del 2007. Il popolo tricolore diventa così, secondo il Censis «l’ azienda più liquida d’ Italia». Il paradosso è che il reddito diminuisce mentre i risparmi aumentano. La propensione al risparmio è salita dal 7,8% al 10%, malgrado vi sia stata nello stesso periodo una riduzione dell’ 1,2% del reddito disponibile delle famiglie. La bassa inflazione, che ha attenuato la caduta del potere d’ acquisto, invece di incentivare i consumi ha incentivato i risparmi. Il Censis interpreta questa nuova tendenza come l’ esigenza di proteggersi contro l’ avvento di una malattia, o della perdita del lavoro. Oppure solo per fronteggiare un imprevisto. Ma dietro questo comportamento si potrebbe nascondere anche il meccanismo perverso che alimenta la spirale della deflazione. Si preferisce rimanere alla finestra aspettando un’ ulteriore discesa dei prezzi. Per i consumi, avverte il Codacons, è il periodo più nero. L’ associazione dei consumatori ritiene che ogni famiglia abbia ridotto, in sette anni, gli acquisti di oltre 3.300 euro l’ anno. Quindi 1.300 euro in meno procapite, neonati compresi. Denuncia il presidente Carlo Rienzi: «Questi numeri danno la dimensione della gravissima crisi vissuta dal nostro paese. Sono anni che gli allarmi sullo stato economico disastroso delle famiglie lanciati dal Codacons rimangono inascoltati dalle istituzioni. Il bonus da 80 euro in busta paga, rappresenta solo una goccia nel mare, del tutto insufficiente a risollevare i bilanci familiari». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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