5 Ottobre 2004

«Patrimonio pubblico in mano ai privati»

«Patrimonio pubblico in mano ai privati»

Opposizione e sindacati: è solo una svendita. Allarme per il Sud: ecco un`altra tassa



La manovra economica che doveva, secondo gli intenti del premier Berlusconi, far parlare di sé come di una cesoia per le tasse, crea polemiche per il motivo opposto. Molte, infatti, le reazioni alla proposta di pagamento del pedaggio su circa 1500 Km della rete stradale tra quelle in esercizio e quelle in costruzione, contenuta nella relazione tecnica di accompagnamento alla finanziaria. Fabrizio Vigni, capogruppo della commissione Ambiente alla Camera, sottolinea, infatti, che «si tratta solo di una nuova tassa. Una tassa che questo governo aggiunge, invece di tagliare come va promettendo da anni». E aggiunge: «Ma c`è di più, perché nelle pieghe di questa manovra si legge che le strade verranno messe in vendita “a prezzo di mercato“. Non c`è mercato per le strade perché nessuno stato al mondo ha mai pensato di venderle. L`intera operazione è assolutamente inaccettabile». Sotto accusa, dunque, una politica economica che cerca di «barattare» la riduzione delle aliquote con la cessione di servizi essenziali. Anche Legambiente, che pure si dice favorevole all`introduzione del pedaggio «come condizione per disincentivare il trasporto su gomma a vantaggio di quello ferroviario», boccia l`opzione «privatizzazione», definendola una misura volta solo a «raccattare qualche centinaio di miliardi da iscrivere in bilancio al prezzo di una sostanziale svendita di un patrimonio che è, e deve rimanere pubblico». E` stata l`associazione Intesaconsumatori a fare i conti: ogni famiglia dovrà pagare, in virtù dell`ultimo allegato alla manovra, 150 euro in più, senza contare «le ricadute sui beni trasportati, quindi sull`inflazione». Questi soldi vanno sommati, sempre secondo Intesa consumatori, «ai 50 euro di tasse sui rifiuti, ai 40 di Ici, ai 30 dei valori bollati, ai 150 euro per le polizze sulle case, ai 25 di tariffe idriche».

Fermamente contrari i sindacati, che respingono, e intendono ostacolare, l`ipotesi di dover pagare per la percorrenza di strade come il grande raccordo anulare di Roma o come la Salerno-Reggio Calabria. «Il governo – dicono le rappresentanze di categoria della Cgil, Cisl e Uil – usa la leva tariffaria solo per fare cassa, mentre contestualmente nessuna delle grandi opere previste è stata realizzata. L`esecutivo dovrebbe, invece, recuperare una dimensione programmata degli interventi senza fare leva sulle imposizioni monetarie e assumere una visione di insieme per uno sviluppo equilibrato delle infrastrutture del paese, desinando le risorse necessarie per l`aumento della qualità dei servizi di trasporto delle persone e delle merci».

Una grande preoccupazione è stata espressa per il Sud. Uno dei tratti che si vuole sottoporre a pedaggio è, come detto, la Salerno-Reggio Calabria. La strada, star delle cronache per esodi nefasti, per inadeguatezza di manutenzione e incompletezza di realizzazione, è una delle arterie strategiche per lo sviluppo del Mezzogiorno, sul quale l`ultima finanziaria di certo non ha puntato. «In un quadro già così pesante per il sud, come quello delineato dalla finanziaria 2005, il governo non trova di meglio che aggiungere questa ulteriore penalizzazione senza l`ombra di un progetto strategico per la crescita di quest`aerea decisiva per l`intero paese», dichiara, infatti, Tino Iannuzzi, responsabile nazionale infrastrutture della Margherita. E c`è anche chi chiama in ballo il diritto alla mobilità, il cui sacrificio andrebbe a incidere soprattutto «su chi abitualmente si serve di queste strade, per la maggior parte lavoratori del Sud», come sottolinea Nello Formisano dell`Italia dei valori.

Insomma sulla cartina dell`Italia fatta di ponti e strade, presentata a «Porta a Porta» da un neo eletto Silvio Berlusconi, l`unica cosa reale sono i caselli per i pedaggi.

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