24 Febbraio 2015

Patrimonio, bagarre sul nuovo elenco di case

Patrimonio, bagarre sul nuovo elenco di case

Litigi, caos, incomprensioni. E la delibera sulla vendita del Patrimonio del Comune che rischia di trasformarsi in una battaglia. Le ultime, dopo la polemica che ha investito la sede data in concessione a Imagine , la onlus fondata da Ignazio Marino e dall’ assessora Alessandra Cattoi, riguardano sia una lista «bis», presentata da Alessandro Onorato (lista Marchini), sia gli emendamenti che vorrebbero presentare i consiglieri del Movimento Cinque Stelle (commissione sulla spending review presieduta da Daniele Frongia). Terzo elemento, la denuncia del Codacons, secondo cui «anche la nostra sede potrebbe rientrare nelle vendite». Così, dice il presidente Carlo Rienzi, «ci troveremmo da un giorno all’ altro senza un ufficio dove poter svolgere la propria attività, pur avendo sempre pagato l’ affitto». Da parte sua, Onorato torna alla carica con un nuovo elenco di immobili che sono stati esclusi dalla delibera: «Perché 751 sì e gli altri 970 in locazione no? Per esempio, perché vendere via dei Coronari e via Giolitti (3 euro al mese) e piazza Margana no (590 euro al mese)? Per non parlare dei 630 immobili in concessione che possono essere venduti, escludendo realtà meritevoli come Caritas, Sant’ Egidio e simili. Si tratta infatti, per la maggior parte, di locali regalati a politici o di attività commerciali che di benefico non hanno nulla». Basta? Non basta. Frongia (M5s) ha convocato la commissione da lui guidata e gli uffici della presidenza dell’ Assemblea Capitolina hanno dato il loro ok. Secondo i pentastellati è un’ implicita ammissione che i termini per la presentazione degli emendamenti si potesse riaprire. Il capogruppo del Pd Fabrizio Panecaldo, è dovuto intervenire: «Manifesto il mio stupore, non so in base a quale norma gli uffici abbiano approvato quella convocazione. Se passasse questo principio non faremmo più il bilancio, perché ogni commissione potrebbe sentirsi titolare della potestà di intervenire». A norma di regolamento, infatti, solo le commissioni competenti o la giunta possono presentare modifiche ad una delibera, una volta scaduti i termini per presentare ordini del giorno e emendamenti. E. Men.

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