Patema d`animo, la Nestlè dal giudice
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fonte:
- l`Adige
La vicenda dell`Itx, la sostanza “indesiderata“ che lo scorso inverno ha trascinato la Nestlè nella bufera, non si è ancora placata. Nuovi risvolti, infatti, sono sbucati strada facendo ed ora il giudice di pace di Rovereto si appresta a studiare la prima causa che vede citata la multinazionale dell`alimentazione. La scorsa stagione si è assistito ad una vera e propria caccia al “veleno“, con maxisequestri in tutta Italia di prodotti conservati in “Tetrapak“. Per questo una famiglia lagarina ha deciso, prima in Trentino, di fare causa alla Nestlè per danni morali, ovvero per il patema d`animo conseguente alla scoperta dell`Itx nelle confezioni di latte liquido per bambini. Domani mattina la coppia, spaventata per aver alimentato la figlioletta con latte che avrebbe potuto essere contaminato, e il colosso mondiale con sede in Svizzera si incontreranno al Follone per la prima udienza. Da mesi, tra l`altro, il legale della famiglia cerca di mettersi in contatto con quello della Nestlè ma non ha mai ottenuto risposta. Il conto presentato a titolo di risarcimento, comunque, non è affatto eccessivo: 2500 euro di ristoro ma quello che in Nestlè temono è la reazione a catena in caso di transazione. Solo a Rovereto, tanto per capire cosa potrebbe succedere, sono quindici le famiglie che attendono di conoscere il verdetto del giudice di pace per poi avviare pure loro delle cause civili per danni da patema d`animo. Anche per questo l`udienza di domani – che, probabilmente, sarà solo interlocutoria – sarà fondamentale per la Nestlè perché è il primo tassello verso un pugno di mosche oppure per preventivare risarcimenti che, alla fine, risulterebbero miliardari. Lo scorso dicembre, le analisi di laboratorio effettuate da Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, confermarono che tutti i prodotti alimentari confezionati in “Tetrapak“, non solo il latte artificiale per neonati, potevano essere contaminati dalla sostanza chimica Isopropyl thio-xanthone, un colorante delle scritte ospitate dalla confezione. Nella popolazione, soprattutto in chi ha figli piccoli, scoppiò ovviamente il panico. Ed è quanto è successo alla coppia roveretana in questione. La loro figlia di due anni per diciotto mesi ha ingerito il latte artificiale della multinazionale svizzera, mezzo litro al giorno. Quando dalle Marche, però, rimbalzò la notizia della presenza della sostanza tossica, la vita familiare ovviamente cambiò, sorsero tensioni e preoccupazioni per cosa avrebbe potuto accadere alla bimba. La piccola, in realtà, a tutt`oggi non accusa alcun disagio ma è stata ugualmente sottoposta ad accurate analisi. I genitori, comunque, contattarono la Nestlè attraverso il numero verde e ricevettero rassicurazioni che, però, non sono mai riuscite a rasserenare l`ambiente. Così si sono rivolti all`ufficio legale lagarino del Codacons, l`associazione che tutela i consumatori, ed hanno avviato una vertenza contro il colosso alimentare. E la prima azione è stata l`invio di una monitoria con la quale si chiedeva il pagamento di 2500 euro in via transattiva. Hanno poi messo la questione nelle mani del giudice di pace con la richiesta del risarcimento dei danni morali, che hanno causato il patema d`animo per mesi, riconosciuti ancora in 2500 euro. Una sentenza della suprema corte di cassazione del 2002, d`altro canto, prevede il risarcimento del danno morale anche senza aver dimostrato la sussistenza di quello materiale. Domani mattina, dunque, un rappresentante legale della Nestlè dovrà salire al Follone per confrontarsi davanti al magistrato onorario di Rovereto.
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