Pasticcio concorsone prova annullata Proteste e class action
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fonte:
- la Repubblica
di Lorenzo d’Albergo Una class action e un maxi-risarcimento. Si chiude così, tra proteste e scene di giustificata isteria, l’ultima giornata del concorsone del Campidoglio per l’assunzione di 100 funzionari amministrativi. Ieri mattina la prova preselettiva per gli ultimi 1.451 candidati, arrivati alla nuova Fiera di Roma da tutta Italia, è durata solo pochi minuti. Il tempo di scoprire due risposte identiche sulle tre a disposizione per un quesito sui trasporti. Venuto a galla l’errore, il test è stato prima sospeso. Poi annullato e rimandato al 5 luglio. Non è stato possibile spostare la prova al pomeriggio, già intasato dai 3.300 a caccia di un posto fisso da assistente sociale. Il rinvio vanifica i soldi spesi per i treni e gli aerei presi per arrivare a Roma, l’ultima nottata d’ansia passata in albergo a ripassare articoli e commi dei regolamenti comunali e soprattutto i 20 euro pagati per il tampone necessario per accedere alla prova. Soltanto per i test anti-Covid, ieri sono andati in fumo 30 mila euro sborsati dai candidati. «Senza considerare il danno morale e lo stress», aggiunge il Codacons. L’associazione e alcuni singoli avvocati si rivolgeranno al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento dell’intero concorso, tanto per il guaio di ieri che per un caso simile accaduto agli esaminandi di mercoledì pomeriggio. Insomma, è prevista una piogga di ricorsi contro palazzo Senatorio e Formez Pa, associazione in house della presidenza del Consiglio specializzata in concorsi digitali. Già, selezioni hi-tech. Anche se in questo caso la tecnologia è diventata un boomerang: nessuno è riuscito a bloccare il conto alla rovescia partito sui tablet dei partecipanti e a cambiare la prova sostituendola con una delle due scartate al sorteggio iniziale. Uno, due, tre tentativi. Poi lo stop definitivo tra le proteste dei candidati, corsi al tavolo della commissione per prendersela con la presidente e gli altri membri. Impossibile cambiare in corsa la traccia del quiz, proprio a causa dei capricci dei tablet collegati ai braccialetti dei partecipanti. Rimandati a casa sotto il sole, ostaggi dalle 8 alle 12, i candidati con i cognomi dalla D alla E ricorderanno a lungo i padiglioni 3 e 4della Fiera di Roma. Non tutti riusciranno a rivederlo: c’è chi non si ripresenterà perché tra 10 giorni sarà in ferie e chi ora si chiede se abbia senso spendere per riprenotare un biglietto per Roma e sottoporsi a un altro tampone. In attesa del 5 luglio, intanto è polemica. Roberto Gualtieri, candidato del centrosinistra, attacca l’amministrazione Raggi: «Tutto non funziona, affinché tutto continui a non funzionare. Basta. Roma non merita questo». Replica il Campidoglio grillino: «L’errore è del Formez», dice Giuliano Pacetti, capogruppo 5S che però non può infierire sull’av-versario dem. Il contratto in Regione con l’assessora grillina Valentina Corrado, membro della giunta Zingaretti, gli mette il bavaglio. Quello che non ha l’assessore al Personale del Comune, Antonio De Santis: «È stato un errore tecnico rilevato con la massima trasparenza. Gualtieri?I concorsi stile Allumiere li lasciamo al suo Pd». Contro il Comune si schiera anche il centrodestra. Mentre Carlo Calenda, leader di Azione, dà la colpa del «disastro» al Formez. Proprio all’ente di palazzo Chigi la giunta Raggi ha chiesto di trovare n modo per rimborsare, almeno parzialmente,i candidati. La trattativa è partita, l’esito non è scontato. Di certo c’è soltanto la rabbia di chi ieri era alla Fiera di Roma. E pure l’esposto presentato all’Anac dalla Lega per la vicenda dei codici Qr raccontata da Repubblica. Le pecette sono state apposte sulle prove della selezione per dirigenti dalla commissione e non dagli aspiranti manager capitolini, come previsto dal regolamento.
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