24 Ottobre 2007

Pasta più cara del 36% Sparisce il salva-prezzi

MILANO La leggenda vuole che nel 1295, di ritorno dal misterioso Catai, Marco Polo abbia portato con sé insieme a stoffe favolose e spezie profumatissime anche uno strano cibo dalla forma di morbide strisce: gli spaghetti. Di sicuro c`è che, oltre sette secoli dopo, un esotico Paese degli “spaghetti d`oro“ esiste ed è proprio l`Italia. Dopo il pane, infatti, anche la pasta entra nel mirino dell`Antitrust, che ha aperto un`istruttoria su Unipi (Unione industriale pastai italiani) e UnionAlimentare per due possibili intese restrittive della concorrenza, cioè per aver dato indicazioni per aumenti dei prezzi omogenei sul territorio nazionale nei mercati della produzione e vendita di pasta. L`Autorità garante della concorrenza e del mercato vuole insomma verificare se le indicazioni di aumento del prezzo da applicare alla pasta, a partire da settembre, fornite dalle due associazioni, abbiano ristretto la concorrenza. Secondo l`Autorità, infatti, “i dati sugli incrementi di prezzo da attuare potrebbero aver costituito un punto di riferimento per l`aumento del prodotto finito, inducendo i singoli produttori ad adottare una strategia uniforme anziché concorrere sul prezzo a fronte dell`aumento del grano e quindi della farina“. L`istruttoria, che dovrà concludersi entro il 30 novembre 2008, è stata avviata anche a seguito di una denuncia presentata da Federconsumatori Puglia. Nella segnalazione veniva citato un incontro avvenuto a Roma, tra circa 50 imprese sulle 160 aderenti ad Unipi che rappresentano l`85% della produzione complessiva del settore, dal quale sarebbe emersa la decisione di aumentare il prezzo della pasta. Nel corso della pre-istruttoria, poi, gli uffici dell`Autorità hanno individuato indicazioni analoghe da parte di UnionAlimentare, sulla base di dichiarazioni rilasciate dal presidente. LA DIFESA DELL`UNIPI I provvedimenti sono stati notificati ieri alle due associazioni, nel corso di alcune ispezioni effettuate dai funzionari dell`Autorità, coadiuvati dal Nucleo speciale tutela mercati della Guardia di Finanza. “Non è stata mai realizzata ma neppure pensata o ipotizzata alcuna azione di cartello per influire sulla determinazione dell`aumento dei prezzi della pasta“, ha risposto Mario Rummo, presidente dell`Unipi. Augurandosi che “le esorbitanti tensioni sui prezzi della materia prima, il grano duro, che hanno raggiunto incrementi del +140% e che incidono sul costo finale del prodotto per il 65% circa, possano cessare e che vengano individuate con chiarezza le cause che sono alla loro origine“. La notizia, arrivata alla vigilia del decimo anniversario del World Pasta Day (25 ottobre) e a poco più di un mese dallo sciopero della pasta (13 settembre) indetto da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, è stata, secondo un`indagi ne di Coldiretti e Swg, accolta positivamente da quasi 4 cittadini su 10, con il 37% che arriva addirittura a chiedere un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti. Soddisfatte pure le varie associazioni dei consumatori. Anche se nei primi otto mesi del 2007 si è verificata, secondo dati Ismea Ac Nielsen, una riduzione record del 4,5% negli acquisti domestici, l`Italia resta il principale consumatore mondiale di pasta, con un consumo pro-capite medio annuo di 28 kg, tre volte superiore a Usa, Grecia e Francia, cinque volte superiore a Germania e Spagna, e ben sedici volte superiore al Giappone. La produzione nel mondo, dal 1998 a oggi, è cresciuta dell`80% (da 6,4 a 11,7 milioni di tonnellate). Quella italiana ammonta a 3,2 milioni di tonnellate e per oltre la metà è destinata all`esportazione. La responsabilità degli aumenti viene attribuita in Italia soprattutto ai troppi passaggi intermedi dal produttore al consumatore (66%), ma anche ai rincari eccessivi applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (37%). Fatto sta, comunque, che la spesa alimentare media per famiglia, sottolinea sempre la Coldiretti, è salita a 467 euro al mese (di cui 105 per l`acquisto di carne, 84 per frutta e ortaggi, 79 per pane e pasta, 64 per uova e formaggi), che finiscono, secondo un trend in crescita, per il 51% al commercio e ai servizi, per il 30% all`industria alimentare e solo per il 19% alle imprese agricole. Intanto però “Mister prezzi“, la nuova figura, inventata dal ministro Giulio Santagata e prevista da un emendamento alla Finanziaria, che doveva sorvegliare sui prezzi al consumo, è morto nella culla, ritirato ieri insieme agli altri emendamenti. Anche se il governo conta di farlo resuscitare a breve. “Non va a casa, troverà la strada giusta“, garantisce il sottosegretario all`Economia Mario Lettieri.

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