Passera: giù i margini per compensare l’ accisa
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ritocchi pesanti nel 2011 con cinque manovre il prelievo sulla verde è salito di 16 centesimi non mantenuta la promessa di sterilizzare l’ iva.
Federico Rendina ROMA Una stangata provvisoria. Temporanea. D’ emergenza. «Fino al 31 dicembre». Ce l’ ha messa tutta il Governo per giustificare e attutire l’ ennesimo aumento seriale delle accise sui carburanti. Ecco l’ appello del ministro dello Sviluppo Corrado Passera ai petrolieri perché neutralizzano volontariamente l’ aumento limando i loro margini industriali. Ecco l’ impegno immediato del presidente dell’ Unione petrolifera, Pasquale De Vita, per la «sensibilizzazione» dei grandi marchi. Che di sicuro vorranno rispondere positivamente. Anche se sarà difficile controllare il vero risultato, visto che il mercato finale dei carburanti è ormai libero quanto frastagliato, inestricabile non nei prezzi ufficialmente “consigliati” ma nei liberi ritocchi che possono disporre e praticare i singoli gestori. Gli analisti, e non solo le categorie coinvolte, hanno subito dato fioco alle polveri. Solidali magari sì. Pronti perfino a digerire il nuovo ritocco d’ emergenza della tassazione. Purché – avvertono sostanzialmente in coro – sia tale. Provvisorio appunto. Ad avvalorare il legittimo altolà ci sono le 75 lire “d’ emergenza” per il terremoto dell’ Irpinia, che sopravvivono da 32 anni. E via con il Friuli. Ancora più indietro con il Vajont. Certo poca cosa quelle 1,9 lire per la guerra d’ Abissinia del ’35: a parte le facili considerazioni sulla “qualità” di quella spesa, come non deglutire per l’ imbarazzo di un’ accisa “temporanea” che si avvia a doppiare il venerando secolo di esistenza in vita tra le colonnine di tutti i distributori italiani. Colonnine d’ oro, almeno nei rullini che mostrano il prezzo. Siamo ai record europei nella componente industriale (il prezzo “vero”, esclusa la tassazione), sicuramente causati dalla frammentazione e dall’ inefficienza della nostra rete di distributori. Ma siamo ai record anche nel peso delle imposte, che tra Iva e accisa da noi pesano per oltre il 57% sul costo della benzina e per oltre il 53% sul gasolio. Sterilizzare almeno l’ Iva: era l’ impegno scritto del governo nelle scorse leggi finanziarie. Niente. L’ Iva continua a gonfiare ulteriormente un’ accisa al decollo. E vale la pena di sottolineare che il record di questa progressione all’ insù si è avuto proprio negli ultimi mesi, visto che i 2 cent al litro deliberati ieri (che con l’ Iva diventano 2,42 grazie al meccanismo perverso e teoricamente illegittimo della “tassa sulla tassa”) portano a quota 6 gli aumenti dell’ imposizione fiscale su benzina e diesel in circa un anno. Tra aprile e dicembre del 2011 cinque “manovrine” sulle accise hanno infatti gonfiato di 14 cent al litro la verde (16 cent con l’ effetto aggiuntivo dell’ Iva) e 17 cent il gasolio (20 con l’ Iva) per finanziare la cultura, l’ emergenza immigrati, le alluvioni. E, per non far mancare nulla, anche per questa via il bilancio statale. A ciò si aggiungono oltretutto e addizionali regionali, in qualche caso assai recenti. Così le principali associazioni dei consumatori (Adusbef, Codacons e Federconsumatori) pur condividendo la necessità di sostenere le popolazioni terremotate bollano come «inopportuno» l’ ultimo ritocco, rimarcandone l’ effetto moltiplicatore su tutti i beni di consumo. E la nuova manovra al rialzo deliberata ieri non piace neanche alle associazioni dei benzinai, come la Faib e la Figisc, che attribuiscono anche e soprattutto al caro carburanti la contrazione dei consumi degli automobilisti italiani. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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