Pasqua: tradizioni e spesa
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fonte:
- Il Messaggero
Pasqua è sinonimo di tradizioni ma anche di spesa. Alimentare soprattutto. Ma anche le abitudini più ferree sono messe a dura prova se si tiene conto dei listini dei prodotti che finiscono sulle tavole degli umbri. Così, in pochi rinunceranno all`agnello o alla torta salata, anche a costo di stringere la cinghia altrove visti i rincari subiti e, in alcuni casi, imminenti. Primo banco di prova per la massaia, il macellaio per acquistare il coscio o la cotoletta di agnello. Dal macellaio di fiducia costano al chilo 18 euro, mentre la spalla viene venduta a 15 euro. “Il prodotto subisce impennate a causa della “spesa emotiva“ di questo periodo – spiega Oriando Cardinali, presidente regionale Federcarni-Confcommercio – scontando una produzione nazionale carente, anche quella locale (razza appenninica) è calata“. Per i prodotti di qualità il prezzo è rimasto quasi stabile rispetto alla Pasqua 2007. “Chi viene da noi si lamenta più per i prezzi dell`ortofrutta che per quelli della carne o dei formaggi“, fanno notare da Santa Croce carni. Certo, i prezzi scendono se si acquista l`agnello al supermercato, con il coscio quotato 9,35 euro, la cotoletta 11,80 e la spalla 7,95 euro. “La grande distribuzione riesce a strappare prezzi strepitosi con prodotti in arrivo per lo più dall`estero (Macedonia, Lituania, ndr) ma noi per una scelta ben precisa, lo cerchiamo locale per tenere vivi i nostri allevamenti“. Nel complesso, per il pranzo di Pasqua il Codacons stima che si andranno a spendere 15 euro in più rispetto allo scorso anno, con una media di 175 euro a famiglia. Gli aumenti riguardano oltre la carne anche prodotti tipici pasquali come le colombe, mentre restano sostanzialmente stabili i prezzi delle uova di cioccolato. Secondo una rilevazione dell`associazione, nei supermercati dell`Umbria per una colomba di marca si può spendere al chilo da 1,99 euro fino ad arrivare a 5,45 euro, senza tenere conto delle promozioni. Per un uovo di cioccolato si andrà invece a spendere dalle 30,24 alle 31,24 euro al chilo: “Ma quando andate ad acquistare l`uovo state molto attenti al suo peso“, consiglia Carla Falcinelli, presidente regionale del Codacons. “Spesso si è attratti dal prezzo basso salvo poi scoprire che il peso del cioccolato è minimo“. Tempi duri anche per chi il venerdì santo non mangia carne. “Basti pensare che il filetto di baccalà, in due grandi catene di supermercati perugini, viene fatto pagare (bagnato) 12,50 euro. In questi casi conviene rivedere anche le tradizioni alimentari di Pasqua, comunque cercando l`equilibrio migliore tra qualità e prezzo“. Secondo Telefono Blu Consumatori gli aumenti di colombe, uova e prodotti tipici pasquali sarebbero solo del 2% ed anzi invita a non dare cifre e prezzi in aumento per non provocare altra inflazione. L`associazione parla di 132 euro per la spesa media del pranzo pasquale: “Una cifra stabile con quella dello scorso anno perché le promozioni e le vendite fra mercati e ipermercati consento di scegliere prodotti a costi più contenuti“. Tornando alle colombe, se prodotte artigianalmente il presso oscilla, dati Confartigianato imprese, tra i 12 ed i 20 euro; mentre la torta di Pasqua artigianale costa invece dagli 8 ai 15 euro. “Il dato positivo è che la produzione tiene rispetto allo scorso anno – spiega Carlo Antognoni, segretario Federazione panificatori Perugia – con prezzi variabili a seconda della ricetta ma abbastanza stabili. Sicuro torta e colombe non hanno subito lo stesso trend del pane, vista la minore incidenza della farina“. Dopo l`impennata del 100% dello scorso anno, il settore ha fatto i conti, da gennaio, con altri aumenti nel costo del frumento. “Aumenti assorbiti dagli operatori senza ritocchi con il prezzo del filone di pane ormai stabile intorno a 1,60 euro al chilo. Si registra una lieve diminuzione nei consumi di pane ma più per cambiate abitudini alimentari che per un effetto disincentivante del prezzo che resterà stabile nonostante i costanti aumenti dei costi di produzione“. Aumenti significativi nel settore ortofrutticolo, rispetto al mese di marzo dello scorso anno: più cari del 112,50% il costo dei carciofi, del 52,46 quello delle melanzane violette lunghe e del 52,76 quello dei finocchi. Nel settore alimentare, aumenti anche per l`acqua minerale (+9,09%) con la pasta cresciuta quasi del 20% in dieci mesi, da 1,02 a 1,22. “C`è bisogno di capire dove intervenire – ammonisce Angelo Garofalo, presidente regionale Adoc – per razionalizzare distribuzione e fasi di vendita. Per questo è positivo che domani (oggi, ndr) il tavolo regionale si riunisca anche con soggetti nuovi. Un nuovo patto anti caro vita è urgente, i cittadini ne hanno bisogno“.
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