Partita la “privatizzazione” delle Poste
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
incasso tra 2,7 e 3,7 miliardi. 8mila assunzioni in cinque anni. l’ ad caio: «contribuiamo alla modernizzazione del paese»
di Andrea Di Stefano wMILANO L’ orgoglio è evidente. La “privatizzazione” di Poste Italiane che è partita in pompa magna ieri mattina nel salone della Borsa di Piazza Affari è la più grande offerta pubblica dell’ anno e una delle più rilevanti degli ultimi anni a livello europeo. Incasso previsto tra 2,7 e 3,7 miliardi tutto destinato a ridurre il debito. Una valutazione di circa 10 miliardi di euro. Ottomila assunzioni nei prossimi cinque anni. Decine di investitori istituzionali in fila per prenotarsi un pacchetto di un colosso finanziario e assicurativo che siede su 469 miliardi di euro di risparmio e conti di deposito degli italiani. In Borsa il debutto è previsto per il 26-27 ottobre. L’ ad Francesco Caio ieri ha tenuto a ribadirlo con grande determinazione. È un’ operazione che ha «sicuramente valenza finanziaria ed economica ma anche di politica industriale, di contributo alla modernizzazione del Paese», ha sottolineato Caio, «l’ Ipo è un passaggio di trasparenza che parte dalla convinzione che questa è un’ operazione che crea valore sia per i cittadini che per gli azionisti, a partire da quello attuale che è il governo e con l’ impegno di crearne per i nuovi». Significativa l’ assenza di qualsiasi esponente politico o di governo. L’ azionista ha inviato Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministero dell’ Economia che ha evidenziato che si tratta di «una giornata importante, una privatizzazione storica che vogliamo porti Poste a diventare un campione nazionale». Nel primo pomeriggio su Facebook il commento del premier Renzi: «Poste Italiane va in Borsa: quella che 10 anni fa era l’ azienda conservatrice più corporativa e succube della politica, risponderà agli azionisti ed al mercato. Anche questo è cambiare verso». Per acquistare il lotto minimo di azioni (500 titoli) saranno necessari circa 3000-3500 euro, a seconda del prezzo che sarà fissato nella forchetta tra 6 e 7,5 euro: «Il nostro obiettivo è avere un ampio azionariato diffuso, forti di una storia che parte da lontano e che vede le Poste come uno delle realtà leader nella relazione con il cittadino consumatore». I vertici della società pur evidenziando il peso della finanza e delle assicurazioni (passato dal 12 al 70% del fatturato complessivo) non vogliono rinunciare alla scommessa della logistica connessa al commercio elettronico. Caio non ha nascosto i problemi relativi al cosiddetto servizio universale. Il piano di Poste prevede la consegna della posta a giorni alterni in circa 5mila piccoli Comuni italiani e deve, quindi, essere oggetto di una decisione della Commissione europea. Nel prospetto per la quotazione si ammette che sussiste il rischio che la Commissione europea possa giudicare «non sufficientemente motivata questa scelta rispetto a quanto previsto dalla prima direttiva postale e che di conseguenza possa aprire una procedura di infrazione contro l’ Italia». Ieri l’ ad si è dimostrato, però, fiducioso: «Abbiamo ricevuto una comfort letter che indica come i termini generali del contratto non contengano elementi di preoccupazione. Non è la luce verde che dovrà arrivare entro il 31 dicembre», termine entro il quale la Commissione si esprimerà in via definitiva, «ma siamo molto vicini al fatto che l’ Unione Europea non ravvisi aiuti di Stato». Non sono mancate, anche ieri, le voci apertamente contrarie o preoccupate. Per alcuni sindacati la privatizzazione avrà effetti negativi, stravolgendo il mandato di Poste, mentre dubbi vengono espressi anche da Adusbef e Codacons. Più cauta la leader della Cgil che ha sottolineato «la grande preoccupazione», ossia «che si mantenga quella caratteristica di prevalenza pubblica». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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