Parti civili, pubblica accusa e difese ieri in tribunale a Udine.
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fonte:
- Messaggero Veneto
la pubblica accusa -, in quanto avviate nell’ambito di un’espansione realizzata nonostante la congiuntura sfavorevole e in assenza di processo decisionale informato da parte dell’organo amministrativo». LA MARCIA INDIETRO Gli unici a tirare un sospiro di sollievo, almeno per ora, sono stati i consiglieri Carlo Alberto Mainardis, 84, di Tolmezzo,e Gelindo De Campo, 80, di Tolmezzo. «Il fatto non sussiste», ha detto il pm, chiedendone l’assoluzione proprio in relazione alla creazione del Cedi e ai negozi di Cassola e Torri di Quartesolo. «Richiesta che ci rasserena – ha commentato il loro difensore, avvocato Rino Battocletti -, trattandosi di posizioni davvero marginali e rispetto alle quali l’accusaaccusa, tenuto conto degli esiti del dibattimento, ha dimostrato di operare con onestà intellettuale». Vengono invece meno per intervenuta prescrizione, le ipotesi della abusiva attività di raccolta del risparmio tra il pubblico, che era stata contestata alle figure di vertice,e della truffa ai danni di undici azionisti che aveva investito il solo Cortiula. E ancora, è invece un verdetto assolutorio che è stato chiesto per Collinassi rispetto all’accusa delle false comunicazioni sociali che gli era stata mossa sulla scorta della lettera con cui, nel luglio 2014, aveva incentivato i soci, «con false promesse», a fare ricorso al prestito sociale. L’INDEBITAMENTO «Il comitato di direzione era un luogo caratterizzato dal massimo appiattimento sulle decisioni del direttore generale», ha sostenuto il pm Calligaris, nel soffermarsi sui punti salienti dell’inchiestainchiesta. «CoopCa – ha detto – finanziò investimenti a lungo termine, con debiti a breve e liquidità che derivava dal prestito sociale». Operazioni straordinarie che il commissario giudiziale, Fabiola Beltramini, aveva qualificato come «non sufficientemente ponderate»e cui CoopCa aveva fatto ricorso per affrontare la crisi, adottando nel contempo «una strategia aziendale incentrata sull’aumento del fatturato» e «politiche di mitigazione del bilancio». In primis, attraverso ImmobilCoopcaCoopca, costituita nel settembre 2012 e interamente partecipata da CoopCaCa. «È lì che fecero finire la maggior parte del patrimonio – ha concluso -, senza incamerare alcun corrispettivo e con l’unico obiettivo di fare emergere plusvalenze da allocare a bilancio e occultare così all’ee-sterno la reale situazione contabile di CoopCaCa». LE PARTI CIVILI È stato l’avvocato Andrea Mondini, con cui il commissario giudiziale si è costituito parte civile nei confronti di tre consiglieri, del direttore e dei due presidenti (con gli altri imputati aveva nel frattempo transato),a quantificare in un milione di euro la provvisionale per i danni patiti. «CoopCa – ha detto – si è dimostrata una società chiusa in se stessa e autoreferenziale». Il legale di Bankitalia si accontenterà di un risarcimento «simbolico» di 50 mi-la euro, mentre l’avvocato Daniele Liani, che, dopo avere ereditato i soci seguiti dal collega Gianberto Zilli fino al suo recente pensionamento, rappresenta gli interessi della maggior parte dei 277 soci costituitisi, ha concluso per la condanna al versamento del 30 per cento del capitale versato. Tra le altre parti civili, pure Codacons e Movimento difesa cittadino, con l’avvocato Nicola D’Andrea
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