8 Agosto 2009

Partenze intelligenti…

Ogni anno ci propinano la storia delle partenze intelligenti. Ogni anno i telegiornali sciorinano consigli utili per gli sprovveduti viaggiatori. Ogni anno tutti noi pensiamo: «Questa volta non mi faccio fregare». E ogni anno puntuale arriva l’esodo da incubo. Durante questo weekend, che sarà l’ultimo di grande partenze per le vacanze estive, 12 milioni di italiani si riverseranno sulle strade roventi della penisola, ma già lo scorso sabato in 8 milioni sono rimasti imbottigliati. Il colmo è stato raggiunto sul Passante di Mestre che, nonostante la recente e strombazzata inaugurazione, non ha retto all’urto delle 3.000 macchine all’ora transitate nell’area. Risultato: 32 chilometri di fila di infernali scatolette di latta immobili sotto il sole, passante chiuso, ripristino del traffico sulla vecchia tangenziale della città lagunare. Un salto indietro di decenni. Una figura barbina per tutti. Società autostrade, Anas, Regione, governo e via andare. Ma invece di scusarsi con chi si è trovato incastrato in questa trappola infernale senza alcuna possibilità di fuga (per oltre 30 chilometri non c’era neanche un autogrill) lor signori hanno cominciato a litigare e lanciarsi accuse. Come sempre, tutti contro tutti. L’Anas contro le società concessionarie, Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto, contro l’Anas «ente inutile» e colpevole di una «patetica sceneggiata». Ma soprattutto contro l’ex ministro Antonio Di Pietro, tirato in ballo perché all’epoca si oppose alla nomina di un commissario per la terza corsia dell’A4. Infine il ministro Altero Matteoli che dichiara sconsolato: «Capisco che i concessionari vogliono far passare tutti sulle loro autostrade, però alla fine, quando succedono certe cose, sono tutti a non farci una bella figura». Certo ministro, ha ragione, a farci una brutta figura sono in tanti, ma a rischiare di arrostire in autostrada sono gli italiani, che in fondo chiedono solo di andare in vacanza.  E allora, per dar voce a tutti loro, il Codacons ha deciso di lanciare una class action. Un’azione legale collettiva degli automobilisti che intendono essere risarciti dei disagi del maxi-ingorgo. Servirà o sarà solo una trovata mediatica per placare gli animi? La storia della class action, fenomenale strumento di lotta della gente comune contro i poteri forti importata dagli Usa, nel nostro paese è molto tortuosa e tormentata. Dopo mesi di sabotaggi e rinvii, in Parlamento è stata approvata una legge alquanto zoppicante e soprattutto non retroattiva che ha raccolto più critiche che consensi. Ma tant’è, se in questo caso può dar sollievo a chi si è rovinato l’inizio delle ferie e non solo, ben venga. Quel che ci sta più a cuore, però, è che, almeno per una volta, si riesca a individuare le responsabilità. Specie nel mondo dei trasporti che sembra essere un vero e proprio colabrodo. E la follia dell’esodo estivo del weekend di inizio agosto ne è solo un esempio. Come dimenticare i disagi negli aeroporti, la cancellazione continua dei voli, i ritardi a catena, lo smarrimanto dei bagagli e lo scandalo dell’overbooking che continua a mietere vittime innocenti. Partire sta diventando una roulette russa, questo è certo, ma resta altamente incerta la responsabilità di tutto questo e l’individuazione dei colpevoli. Senza parlare della punizione-sanzione.

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