Parte dagli autori la possibilità di ridare qualità a radio e tivù
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fonte:
- Alto Adige
- Trentino extra
Il migliore Varietà televisivo dell` ultimo anno è stato “Rockpolitik“ (Rai Uno), il migliore Talk “Le invasioni barbariche“ (La7), la migliore SitCom “Camera Cafe“ (Italia 1), il migliore programma satellite “Commissariato“ (Fox Crime), il migliore programma Radio è stato “Vivaradiodue“ (Radiodue). Lo ha deciso la giuria del Premio Ideona, che ha riunito a Levico Terme, in Trentino, i più importanti autori e produttori dei programmi televisivi di Rai, Mediaset e delle principali radio. è stato inoltre consegnato il Premio Ghost a Giancarlo Bozzo e Diego Parssole perZelig. Il Premio Ideona 2006, condotto da Enrico Bertolino, è un`iniziativa unica nel suo genere, ideata da Marco Posani e Pietro Gaelotti, autori storici di Fabio Fazio ed organizzata da Valsugana Vacanze con il patrocinio della Provincia di Trento, in collaborazione con Anart (Associazione autori radiotelevisivi) e Siae. Tra venerdì e sabato si sono alternati al Palalevico incontri, dibattiti e spettacoli, con protagonisti coloro che scrivono, producono e progettano i grandi eventi televisivi e radiofonici. I talk show, i varietà, i programmi culturali, le sit com, i reality show che hanno contraddistinto la stagione, sono stati analizzati e votati. Tra gli ospiti Michele Mirabella, Gianni Fantoni, Carlo Pistarino, Diego Parassole, Diego Cugia, Paolo Modugno (regista e sceneggiatore), Carlo Freccero, Domenico Saverni (sceneggiatore, regista di “Fantozzi in paradiso“ e “Io speriamo che me la cavo“), Alberto Consarino (sceneggiatore di “Casa Vianello“), Giancarlo Bozzo (direttore artistico di Zelig), Stefano Chiodaroli (sit com “Belli dentro“, “Bulldozer“), Carlo Turati (collabora con le riviste Max e Economia e Management, autore Zelig/Mai dire gol). I premi sono stati consegnati ieri sera nel corso di uno spettacolo condotto da Enrico Bertolino. di Pino Loperfido I suoi colleghi lo definiscono l`Eisenhower della tivù. Lui a sentire questa definizione storce un po` il naso. “Dai dai! Parliamo di cose serie“ dice. “E poi io sono italiano“. Stiamo parlando di Carlo Freccero, considerato un vero e proprio guru della televisione italiana. Direttore di Raidue dal 1996 al 2002, nei primi anni`80 è stato direttore dei palinsesti di Canale 5 e Italia 1. Dopo un periodo di lavoro in Francia, Freccero diviene docente di Linguaggio televisivo al Dams di Roma. Autore prolifico, tra le sue creature più celebri ricordiamo “Drive in“ e il recente“Rockpolitik“ con Adriano Celentano. Freccero, ci dica: che animale è l`autore televisivo? “Fino a non molto tempo fa, l`autore era la figura centrale. Oggi, in un`epoca di cloni, un`era di repliche, l`autore costruisce prototipi. chiamato a creare una rottura nella tv industrializzata. L`autore personalizza qualsiasi format. Noi costruiamo generi che aiutano lo spettatore a fruire i programmi e l`autore personalizza e dà una lettura inedita del genere. Infine, l`autore fa in modo che la televisione si riverberi nella stampa, addirittura la tv crea la stampa, “crea“ la gente“. Quindi si potrebbe dire che l`autore sta al programma come il paroliere sta al cantante o è qualcosa di più? “No, di più. Molto di più! più importante. Casomai come il cantautore sta alla canzone. Si dice che dietro ad ogni grande uomo c`è una donna. Bene: dietro ad ogni personalità, star televisiva, oggigiorno c`è sempre un gruppo di autori“. Da quando accade questo? “Semplice: da quando la star è diventata la vera e propria sceneggiatura del programma. Abbiamo un esempio a questo tavolo (seduti con noi ci sono Galeotti e Martelli, due autori di Fabio Fazio n.d.r.). Loro ad esempio sono due dei creativi che costituiscono il gruppo di lavoro di Fazio. Lo stesso fanno Celentano, Fiorello, ecc.“ Negli anni Sessanta, però, non mi pare che le cose funzionassero così. “Allora era una tivù pedagogica. Allora la star era al servizio della televisione. Adesso le cose sono cambiate perché il programma deve in qualche modo creare audience. E` dalla fine degli anni Novanta che assistiamo ad una sorta di starizzazione della tivù Parliamo di linguaggio televisivo, di cui lei è docente all`università di Roma3: è più il linguaggio tv ad influenzare il linguaggio della strada o viceversa? “La tivù ha sempre avuto un rapporto dialettico con la realtà e con la politica. Cioè la tivù assorbe tutto e rimanda indietro. Mai come oggi, ad esempio con i reality, il pubblico è stato messo al centro dello spettacolo: per questo motivo la televisione“fa“ la strada, purtroppo. E non è una grande strada. La tv ha questa capacità: di essere spugna, assorbire e poi rimandare indietro ciò che assorbe“. …magari dopo aver leggermente modificato la realtà “Esatto. Tutta questa realtà assorbita viene rivissuta, riletta e ritradotta attraverso la televisione. Le faccio un esempio. Anche i grandi eventi mediatici, oggi, vengono in qualche modo riscritti, rimasticati. Tutto viene reso “televisione““. Siamo nell`era della web-tv. Oggi chiunque può improvvisarsi autore creando il suo filmato quicktime su Internet. Questa trasformazione tecnologica, e sociologica, questa frammentazione infinitesimale dei palinsesti non mette in pericolo l`esclusività dell`autore Tv? “Chiariamoci. Quando parliamo di autore, parliamo di Tv generalista, Tv a pagamento, tematica, della tv che ancora lavora nel palinessto. La prima cosa che un autore deve sapere quando fa un programma è che ci sono due a-priori: ogni programma ha un orario e un dna della rete di appartenenza. Altrimenti ognuno è autore di se stesso. Parliami di autore laddove la tv per cui lavora ha una linea editoriale“. Il contenitore. Il talk show. Quiz show. Tv verità, reality show, docu-soap: l`autore segue la sua vocazione o si adatta a scrivere ciò che il mercato richiede? “Come ho detto l`autore deve lavorare con degli a-priori (l`ora, il tipo di programma, la rete che deve trasmettere, il mercato, ecc.) che deve somatizzare, gestire e quindi superare; ecco come nasce il prototipo di cui parlavo all`inizio“. Perché l`autore è in fondo un artista: ha un`ispirazione, delle inclinazioni. “Proprio così. Il vero autore non è guidato da istanze di marketing, ma da istanze culturali“. Lei si è dimostrato sempre poco incline a piegarsi ad un certo conformismo televisivo, che poi spesso è il conformismo imposto dal potere. Esistono ancora dei margini di manovra per chi fa tv d`inchiesta, ad esempio, o alla fine è tutto controllato? “Il suo giornale è di sinistra o di destra? (ride n.d.r.) Potrei risponderle che esiste un controllo dello spettacolo, ma pure uno spettacolo del controllo. La tivù vive in controllo, ma pure in un potere, ciononostante esiste una domanda sempre più forte di autonomia. Le faccio un esempio: Berlusconi ha censurato molte cose, eppure la domanda è rimasta. Essa non ha trovato sbocco sul mezzo televisivo, l`ha trovato sul web, o al cinema. In ogni caso è vero: mai come adesso, a causa degli impedimenti economici la tivù è implicata col potere; ma mai come adesso c`è una forte domanda di autonomia. Si tratta di un vero e proprio corpo a corpo“. L`autore lavora spesso correndo il rischio di non vedere finalizzata la propria opera (ricordiamo le vicende del suo “Bella ciao“, documentario sui fatti di Genova 2001): quanto è presente il rischio censura oggi in Italia? “Se penso che “Bella ciao“ è stato censurato proprio da Cappon (direttore generale Rai di freschissima nomina, n.d.r.)… Il rischio censura persiste, ma le posso dire una cosa: c`è un pubblico che vuole sempre più cose. è vero che c`è un rischio censura, ma la domanda è sempre uguale“. Il vero potere – affermano il Codacons e L`Associazione Utenti Radiotelevisivi – è nelle mani di società di produzione esterne come Endemol, Magnolia e Ballandi, che realizzano programmi per la Rai. “Io non mi scandalizzo di nulla, tuttavia il rischio che si corre è quello che ci sia su tutte le reti un unico prodotto. Le reti televisive si stanno trasformando in veri e propri franchising, limitandosi a fare da vetrina per determinate case di produzione. Esiste una vera e propria omologazione in questo senso. Ma se c`è una molteplicità di offerta, un mercato aperto, un`effervescenza non è mica detto che le cose rimangano così. Abbiamo vissuto un`epoca di tivù censurata, in cui i media indipendenti hanno vinto la loro battaglia perché le grandi reti avevano smesso di esercitare la loro funzione editoriale“. Però la produzione interna alla rete di Stato si sta sempre più riducendo, a danno della qualità. “La qualità è una parola strana, come si fa a dire cos`è la qualità? Io le faccio solo un ultimo esempio: la Tv generalista sembrava morta in America – e l`America è sempre stata il nostro orizzonte -, e invece oggi i network si sono messi a produrre fiction di altissima qualità. Questo sta a dimostrare che la Tv generalista sta cercando i riassorbire l`offerta complicata e complessa delle tivù a pagamento. Quindi cos`è la qualità: la varietà dell`offerta. Tutto qui. Il programma di successo, oggi, è quello che può essere visto nello stesso tempo da diverse tipologie di pubblico“. Adesso c`è lo scandalo di Raiopoli. “(Sorride) Lasciamo perdere. Abbiamo finora parlato di cose “alte“, non mi faccia proprio alla fine cadere così in basso“.
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