Parola di avvocato: bastano pochi euro per fare causa a Gaia
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fonte:
- il Tirreno
il legale dell’ associazione di consumatori codacons spiega cosa si può fare per ottenere lo sconto sulla bolletta
di Cesare Bonifazi wMASSAROSA Gli abitanti delle frazioni di Piano di Conca e Piano di Mommio possono avere spazio per richiedere che giustizia venga fatta sulla questione dell’ acqua sporca che arriva nei loro rubinetti. È possibile, secondo l’ avvocato Giuseppe Romeo, legale per l’ associazione dei consumatori Codacons, fare causa a Gaia e ottenere uno sconto in bolletta se non addirittura l’ eliminazione della voce che riguarda il consumo, fintanto che il problema non si è risolto definitivamente. Ricorrere a un avvocato però può essere estremamente oneroso per una famiglia media, le cifre possono variare molto e essere anche alte. Ma si può arrivare anche a una somma accettabile: 220 euro una tantum per le cause entro i 5 mila euro, cifra che si abbassa nel caso il danno sia inferiore ai 1100 euro. Il costo inoltre varia anche in caso ci siano diverse istanze dei cittadini.Lo spazio per poter agire in tribunale, dicono gli avvocati, ci potrebbe essere. Al giudice spetta decidere. A sostegno della tesi dei legali c’ è il parametro indicatore del colore che si trova nel decreto sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, che in questo caso non viene palesemente rispettato e poi c’ è la clausola all’ interno della Carta dei servizi di Gaia che prevede l’ obbligo del gestore a «erogare a tutti gli utenti un servizio di qualità». L’ avvocato Romeo del Codacons cita anche a supporto di questa ipotesi anche una sentenza del Tar del Lazio del 2012. «Un chiaro principio – dice la sentenza – è la necessità che la tariffa per l’ utenza di un servizio pubblico locale sia fissata sulla base del servizio effettivamente fornito al singolo utente» e quindi la tariffa, soprattutto se esiste un gestore unico, senza possibilità da parte di un utente di poter cambiare compagnia per l’ erogazione dell’ acqua, «non può essere unicamente parametrata ai costi e agli investimenti prescindendo dalla valutazione dell’ effettiva adeguatezza e qualità del servizio prestato e fruito dai consumatori». Questo significherebbe che la società non potrebbe porre avanti gli investimenti che verranno fatti sulla rete per risolvere il problema come ragione ultima per non rimborsare i cittadini del disagio subito in anni di acqua sporca. In base a questo principio i cittadini avrebbero quindi diritto a un adeguamento della tariffa alla qualità dell’ acqua, dato che non è qualitativamente adeguata ai parametri. Quelli del colore, del sapore e dell’ odore per esempio che la legge stabilisce siano «accettabili per i consumatori e senza variazioni anomale». «Inoltre il regolamento dell’ autorità territoriale (l’ Ato, ndr) – conclude Romeo – prevedere che in questi casi venga fatta una scontistica se addirittura lo storno in bolletta. L’ acqua è vero che è potabile ma ha delle impurità che la rendono imperfetta. Un’ analisi di laboratorio potrebbe dimostrare che quei residui nell’ acqua possono non sono previsti dalla legge». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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