26 Giugno 2002

Parmigiano, stop alle copie

IL COMMISSARIO FISCHLER: «LA SENTENZA CONFERMA LA POLITICA UE IN FAVORE DEI PRODOTTI DI QUALITA´»

Parmigiano, stop alle copie

La Corte europea proibisce il «Parmesan»





Il Parmigiano ha vinto e per il «Parmesan» non c´è più spazio. La Corte di Giustizia europea ha deciso che «per proteggere i consumatori e per motivi di concorrenza, il falso parmigiano non può godere della protezione di denominazione di origine e non può essere più prodotto in Italia». Il «Parmesan» prodotto dalla Nuova Castelli di Dante Bigi, contro cui i giudici di Lussemburgo si sono pronunciati, è un prodotto preparato con una miscela di vari tipi di formaggi grattugiati e che non rispetta il disciplinare della denominazine d`origine del Parmigiano Reggiano. Tuttavia, finora, una scappatoia veniva offerta dai regolamenti europei, in cui si prevede un regime transitorio di cinque anni, durante il quale una società che realizza un prodotto d`imitazione in un paese Ue diverso da quello che ha ottenuto la registrazione della Dop può adeguarsi alle normative comunitarie. In questo caso l`azienda deve, tra l`altro, indicare sull`etichetta gli ingredienti e l`origine del prodotto che comunque non può essere esportato nel paese originario della Dop. A favore del «Parmesan» erano inoltre scese in campo Germania ed Austria, sostenendo la tesi del nome generico, alla stregua di spaghetti o pizza, e quindi non da considerare una vera e propria traduzione di Parmigiano. Ma i giudici Ue hanno respinto questa interpretazione, valutando che il nome «Parmesan» non può assolutamente essere considerato generico. Di conseguenza, puntualizza la Corte «non solo la Nuova Castelli non può continuare a utilizzare la denominazione “Parmesan“ in Italia, ma il falso Parmigiano non può più essere prodotto in altri paesi, visto che il periodo di deroga è scaduto» (l´attribuzione della Dop al Parmigiano Reggiano risale infatti al 1996). Quest´ultimo è uno degli elementi centrali della sentenza Ue: «Si tratta di una decisione importante a favore della tutela del consumatore e dei prodotti tipici nazionali – ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno -. È una sentenza che ha il valore di un simbolo ed aumenta notevolmente il valore delle denominazioni d`origine». Una valutazione condivisa dallo stesso Commissario europeo all´agricoltura, Franz Fischler, che ha ribadito la decisione di puntare, nella prossima revisione della politica agricola comune, su una strategia indirizzata ai prodotti di qualità. E oggi l`Ue solleverà il problema della protezione delle denominazioni d´origine protette al Wto, l`organizzazione mondiale per il commercio. «Proprio nell´ambito del Wto, la sentenza costituisce un passaggio storico fondamentale per estendere la tutela delle denominazioni protette a livello multilaterale», sottolinea Adolfo Urso, viceministro delle Attività produttive con delega al Commercio estero. «Una dimostrazione che l´Europa ha arbitri giusti che applicano le regole con equità e decisione – aggiunge il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione -. Ho seguito con assiduità la vicenda e, tanto ero fiducioso prima, ora sono più che soddisfatto». Ma, naturalmente, i più soddisfatti sono i responsabili del Consorzio del Parmigiano Reggiano, che rappresenta 563 caseifici a cui fanno riferimento circa 7000 produttori di latte: «Il nostro obiettivo adesso – spiega il presidente Andrea Bonati – è quello di concretizzare i principi contenuti nella sentenza, rafforzando il sistema di vigilanza e di repressione frodi in Italia e in tutti i paesi dell` Unione». Un´attenzione assolutamente necessaria per garantire il successo di una produzione che, l´anno scorso, è stata di 108.425 tonnellate di Parmigiano, per un fatturato di 880 milioni di euro ed un valore al consumo di oltre un miliardo e 200 milioni di euro. Cifre molto importanti anche per il settore agricolo, ricordano in piena sintonia Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura. Mentre al Consorzio del Prosciutto di Parma, anch´esso impegnato in vari contenziosi internazionali, si vede aperta una porta al pieno diritto dei consorzi di proteggere i prodotti tipici fornendo un ulteriore strumento per una totale garanzia a favore dei consumatori. E a nome dei consumatori il Codacons si augura che il provvedimento della corte di giustizia europea venga esteso anche a tutti gli altri prodotti tipici italiani. Di questo si preoccupa in particolare Slow Food: «La sentenza sulla vicenda Parmigiano Reggiano-Parmesan ci toglie una grossa preoccupazione – dice il vice presidente, Piero Sardo – ma cosa succederà agli altri 3500 prodotti tipici italiani non “Dop“? La Commissione europea sarà pronta a difenderli? E come? Queste sono questioni che nessuno finora ha sollevato o affrontato: il verdetto di oggi non ci deve far illudere, la battaglia a difesa delle nostre produzioni tipiche è ancora lunga».


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