14 Agosto 2011

Parmigiano come bene rifugio Così Credem aiuta i produttori

Parmigiano come bene rifugio Così Credem aiuta i produttori
 

REGGIO EMILIA BORSE A PICCO e investitori a caccia di sicurezze. I cosiddetti beni rifugio: l’ oro prima di tutto (il cui prezzo ha da poco toccato il massimo storico sopra quota 1.800 dollari l’ oncia), ma anche diamanti, opere d’ arte e, perché no, il più prezioso dei formaggi. Così Credem, attraverso la controllata Magazzini Generali delle Tagliate, ha costruito tra le province di Reggio Emilia e Modena due enormi depositi blindati, due Fort Knox della gola dove invece che riserve auree sono custodite 440mila forme di Parmigiano-Reggiano. Tutte marchiate con un numero, come fossero banconote o assegni. Valore totale: 132 milioni di euro. Si tratta di pegni ricevuti dai produttori di formaggio in cambio di vere e proprie obbligazioni, autorizzate da Bankitalia ed emesse dall’ istituto guidato da Adolfo Bizzocchi. In pratica, la banca si fa carico della fase di stagionatura (da 24 a 30 mesi) e in cambio garantisce ai caseifici un prestito a due anni pari all’ 80% del valore delle forme in deposito. Così i produttori, con questi soldi, possono tenere attivo il circolo virtuoso della filiera emiliana del latte. Alla scadenza del prestito il cliente in regola con le rate riceve indietro le sue forme, pronte per essere vendute a negozi e supermercati. In caso di morosità (evento peraltro rarissimo in queste transazioni) il Credem provvede a vendere direttamente il prodotto, riducendo al minimo il suo rischio di credito. Quest’ attività di finanziamento è svolta anche da altri istituti di credito in tutta l’ area di produzione di questi formaggi; Emilia Romagna per la produzione di Parmigiano-Reggiano ma anche Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige, zone tipiche di Grana Padano e Trentin Grana. MA PER SOPRAVVIVERE alla crisi economica la finanza creativa si è aggrappata anche ad altri prodotti della buona tavola, soprattutto quelli che, come il Parmigiano-Reggiano, richiedono lunghi periodi di invecchiamento. Cariparma, per esempio, ha studiato a lungo il varo di titoli derivati sul prosciutto crudo; la Banca Popolare dell’ Emilia Romagna ha in catalogo il ‘ Credito balsamico’ , un prestito ad hoc confezionato su misura per i produttori privati (senza partita Iva) del celeberrimo aceto, scadenza a 60 mesi per andare incontro ai tempi lunghi della maturazione in acetaia. BANCHE A PARTE , un produttore di Monticelli d’ Ongina, nel Piacentino, ha provato a piazzare direttamente nei ristoranti di lusso di Milano le ‘ azioni sul culatello’ , contratti a termine che finanziavano l’ acquisto della carne fresca e coprivano i costi di stagionatura. D’ altronde, sui mercati di tutto il mondo vengono scambiati da anni i futures sul vino, con gli appassionati del settore che si contendono a suon di euro il diritto a una bottiglia di Barolo che uscirà dalla botte tra qualche anno. E che a volte opzionano a peso d’ oro l’ uva ancora appesa ai tralci. Stesso discorso per il whisky: diverse distillerie scozzesi a corto di liquidità hanno lanciato negli ultimi anni certificati azionari per l’ acquisto a termine del liquore appena messo a maturare nel rovere. Diageo, il più grande gruppo mondiale degli alcolici con marchi come Johnnie Walker, vodka Smirnoff, champagne Dom Pérignon e birra Guinness, ha recentemente accantonato un piccolo tesoro in barili di whisky stagionato per tappare un buco contabile nel fondo pensione destinato ai dipendenti. QUESTO TIPO di finanza creativa, tuttavia, lascia perplesse le associazioni di consumatori. Il no più deciso arriva dall’ Adusbef. «Le banche – dice il presidente, Elio Lannutti – dovrebbero fare le banche e invece si inventano forma di fido diverse. Così mi pare si torni decisamente al Medio Evo, al baratto. Più possibilista, invece, il Codacons. «Certo – commenta il presidente, Carlo Rienzi – appare come un ritorno all’ antico. E’ però anche un buon segno il fatto che questi beni siano considerati un valore».
 

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