Parmalat-Lactalis Il prezzo dell’ Opa “non è congruo”
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fonte:
- il Riformista
■ Enrico Bondi gioca l’ ultima carta per rendere più difficile l’ offerta a Lactalis. Il prezzo di 2,6 euro ad azione offerto dai francesi per Parmalat «non è congruo». E’ il giudizio espresso ieri all’ unanimità dal consiglio di amministrazione della società di Collecchio, che ha auspicato un ritocco al rialzo dell’ Offerta pubblica di acquisto lanciata il 26 aprile scorso dal colosso lattiero-caseario d’ Oltralpe. Bondi è riuscito a persuadere i consiglieri a chiedere a Lactalis di alzare l’ offerta, senza però dare un’ indicazione di prezzo. Probabilmente dopo il lancio dell’ Opa quello di ieri è stato l’ ultimo board di Enrico Bondi alla guida di Parmalat, ma il manager risanatore del gruppo mostra di voler vendere cara la pelle. «Anche considerata l’ analisi svolta dall’ advisor finanziario Goldman Sachs International, il corrispettivo offerto non rappresenta il valore del capitale economico di Parmalat nel contesto di un’ operazione di presa di controllo», recita la breve nota diffusa al termine del board. I francesi il 22 marzo scorso hanno infatti pagato ben 2,80 euro ad azione il pacchetto del 15,4 per cento in mano ai 3 fondi esteri (Skagen, MacKenzie e Zenit). Pacchetto che gli ha permesso di raggiungere la quota del 29 per cento che in assemblea bastava a esprimere un nuovo Cda. Il costo dell’ Opa a quel prezzo salirebbe da 3,3 a 3,6 miliardi di euro e Lactalis dovrebbe sborsare 300 milioni in piú. La parola spetta ora alla famiglia Besnier che, a questo punto, deve spiegare pure il perché dei 20 centesimi di euro di differenza. La mossa del Cda punta probabilmente a questo non potendo bloccare l’ Opa. Parmalat è sotto "passivity rule" e, fino a una delibera d’ assemblea che definisca "ostile" l’ offerta di acquisto, il management della società non può mettere in atto nessuna misura difensiva. L’ unico rischio reale per Lactalis, in questa fase, può arrrivare solo da via giudiziaria. Oggi è attesa la risposta del Tar del Lazio a Codacons e Associazione Utenti Servizi Finanziari, Bancari e Assicurativi. I giudici amministrativi si pronunceranno sul ricorso col quale le due organizzazioni di consumatori chiedevano la sospensione dell’ intera operazione. Alla base del ricorso c’ è la violazione dei principi del Testo Unico della Finanza e del Regolamento Emittenti, e le carenze sul fronte della trasparenza che non consentono scelte consapevoli per nessuno dei soggetti coinvolti nell’ Opa: investitori, Parmalat, parti sociali e consumatori. Il Codacons ha inoltre inviato un esposto al Procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, chiedendo il sequestro del provvedimento con il quale la Consob, lo scorso 13 maggio, ha autorizzato l’ Opa di Lactalis. Autorizzazione, spiega l’ associazione, giunta senza la dovuta pubblicazione integrale di tutti i documenti relativi all’ operazione. Sempre da Milano (ma questa è un’ ipotesi più remota) i pm potrebbero chiedere il sequestro del pacchetto azionario acquistato dai fondi esteri perchè, secondo la ricostruzione della Procura, l’ acquisto sarebbe andato in porto grazie a un’ operazione di insider trading. L’ offerta non è ancora partita ma un risultato importante Lactalis l’ ha giá messo in tasca: il sì dei sindacati al cambio di controllo su Collecchio e al progetto industriale che sta dietro l’ operazione. L’ incontro dell’ altro ieri tra i top manager di Lactalis in Italia – Jean Marc Bernier (a.d. di Lactalis per l’ Italia), Antonio Sala (presidente di Lactalis Italia) e Carlo Farina (responsabile risorse umane) – e i segretari generali di Flai-Cgil Stefania Crogi, di Uila Stefano Mantegazza e di FaiCisl Augusto Cianfoni, si è chiuso con una «ampia condivisione» del progetto presentato dal gruppo francese. Si tratta di un’ inversione di tendenza rispetto alle critiche mosse nell’ ultimo anno dai rappresentanti dei lavoratori alla gestione Bondi, accusata di immobilismo per l’ assenza di un piano industriale di sviluppo. Sviluppo e crescita sono invece stati promessi da Lactalis che i sindacati conoscono già attraverso Galbani, controllata al 100 per cento. Il titolo Parmalat ha fatto segnare un meno 0,15 per cento chiudendo a 2,61 euro e dimostrando di non risentire delle decisioni del Cda. Il mercato non scommette molto su un incremento a cui Lactalis non è obbligata.
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