Parmalat, tetto ai rischi delle banche
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fonte:
- Milanofinanza.it
Il tribunale di new york stabilisce un limite economico alla responsabilità degli istituti. Il giudice Usa indica che l`ammontare dei danni da pagare a Collecchio dovrà essere proporzionale alle colpe e non alle dimensioni delle operazioni. Una buona notizia per Citigroup e Bank of America Svolta significativa nella discussione sull`accordo extragiudiziale raggiunto fra Deloitte & Touche e Parmalat. Dal tribunale federale di New York è arrivato un chiaro segnale che esiste un tetto economico alle responsabilità della banche commerciali nella vicenda del gruppo di Collecchio. Secondo fonti bene informate, il giudice Denise Cote, che ha sostituito in questa fase il collega Lewis Kaplan che si è autoricusato, avrebbe deciso nell`udienza di ieri che l`ammontare dei danni che andranno pagati a Parmalat sarà proporzionale alle responsabilità delle parti e non alle loro dimensioni o giro d`affari. Questa decisione, che dovrebbe essere depositata oggi, ha una valenza particolare per le banche commerciali implicate nella vicenda perché stabilisce un tetto al loro rischio finanziario nell`intera vicenda.Il riferimento è soprattutto a Citigroup e Bank of America perché la creazione di un tetto, un cap proportional share, riduce il rischio delle banche in caso di condanna o di accordo transattivo. In sostanza, sarà il tribunale a stabilire le singole quote di responsabilità delle banche e dei revisori (c`è anche Grant Thornton) e l`ammontare del risarcimento che ciascun convenuto dovrà versare. La decisione è stata presa nell`ambito della discussione sulla protezione di Deloitte contro le azioni di terzi soggetti dopo l`accordo extragiudiziale raggiunto circa un mese fa con la stessa Parmalat, che per 149 milioni di dollari ha chiuso tutte le cause pendenti fra la società di revisione e il gruppo italiano, accordo che è condizionato all`approvazione formale dei giudici americani. All`annuncio dell`accordo Deloitte e la sua Dianthus spa si erano riservate l`opzione, contro un pagamento di 15 milioni di dollari, di annullare la transazione in caso di mancata approvazione dei giudici. Protezione che ieri è stata concessa. La decisione segue di pochi giorni il segnale del giudice Kaplan che aveva insistito per una transazione fra le parti sostenendo che `la probabilità che qualche azione legale di quelle consolidate` in un unico processo `venga davvero discussa davanti a me è davvero limitata. L`esposizione è decisamente troppo alta`. Lo stesso Kaplan aveva aggiunto di ritenere `abbastanza certa` una conclusione dei contenziosi e ha scritto che gran parte delle mosse procedurali delle parti possono essere viste come lo sforzo di posizionarsi meglio per un eventuale accordo extragiudiziario. Dopo l`annuncio dell`accordo con Deloitte molti avevano pensato che il gruppo guidato da Enrico Bondi puntasse a transazioni ben più sostanziose con le banche commerciali coinvolte nella vicenda, tenendo conto delle loro maggiori risorse rispetto a una società di revisione. Deloitte ha infatti trovato l`accordo sulla base dell`1% di quanto richiesto, ma i segnali del giudice Cote sembrano andare in un`altra direzione, stabilendo il principio (che le banche evocano a loro favore) che Parmalat va risarcita in proporzione al danno commesso. Sulla vicenda hanno spedito loro memorie ai giudici americani anche la Codacons italiana, che si oppone all`accordo, e la McGraw-Hill, il gruppo editoriale che controlla l`agenzia di rating Standard & Poor`s.
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