Parmalat, i risparmiatori si sentono di nuovo truffati
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fonte:
- L`Unità
Decine di migliaia di persone vittime del crac: “Abbiamo perso i risparmi di una vita e nessuno paga“
Tra le vittime della “giustizia negata“ sul caso Parmalat, come l`avvocato di parte civile Grosso ha definito l`ondata di patteggiamenti e prescrizioni che si profila per i responsabili del crac, non ci sono speculatori o avventurosi giocatori di borsa. Il po- polo dei bond-patacca è fatto di pensionati senza risorse, di impiegati in lotta per arrivare a fine mese, di piccoli risparmiatori in attesa di un segnale dalle aule di tribunale per tornare a sperare in un futuro senza rinunce. Ma questo segnale per il momento non arriva. Solo patteggiamenti “ridicoli“, solo proposte di risarcimento pari all`1,4% degli investimenti finiti in fumo. “È vergognoso, inaccettabile. Quei soldi erano frutto dei risparmi di una vita – racconta C.D. pubblicitaria di 46 anni – accantonati dal mio stipendio da dipendente e dalle pensioni dei miei genitori. A mio padre non l`ho nemmeno potuto dire, ha più di ottant`anni e gli verrebbe un`infarto se sapesse che ci hanno portato via tutto“. Erano 15mila euro, non una grossa cifra, ma sufficiente per sentirsi al riparo dagli imprevisti della quotidianità: “Quella somma la considero ormai persa, non nutro grandi speranze nella giustizia italiana. Del resto – chiede C.D. – come potrei? Negli Stati Uniti i responsabili del caso Enron hanno pagato e sputato lacrime e sangue, qui in Italia fanno una vita da ricchi pensionati. Sono schifata, scandalizzata, ma non sorpresa: purtroppo mi sono abituata a una giustizia che non difende i diritti dei poveri cittadini“. Sono sentimenti diffusi tra le migliaia di risparmiatori traditi da Parmalat. Il pubblico ministero Francesco Greco ha loro ricordato le difficoltà della procura davanti a un quadro normativo fatto di leggi Cirielli e provvedimenti d`indulto. Ma si tratta di sottigliezze per chi si ritrova sabbia tra le mani, per chi vede il patron Calisto Tanzi e compagnia in libertà, per chi legge che la sentenza nei confronti di Fausto Tonna sarà probabilmente emessa nel 2022. Considerando la piega che sta prendendo il processo e l`età delle persone coinvolte, è probabile che nessuno pagherà per il crack di Collecchio. “Le associazioni dei consumatori non permetteranno a coloro che hanno gravi responsabilità in questa vicenda di uscirsene dalla porta di servizio senza pagare il conto, utilizzando escamotage processuali“ assicurano Adusbef, Assoutenti, Codacons, Confconsumatori e gli altri enti che rappresentano i piccoli risparmiatori. L`invito, almeno per quanti vogliano davvero recuperare un`immagine dignitosa agli occhi della gente, è a presentare “serie proposte di risarcimento“ sia agli obbligazionisti sia ai vecchi azionisti Parmalat. Finora Deloitte & Touche ha offerto l`1,4% e Nextra l`1% del capitale investito. “È una vera e propria presa in giro – accusa S.M. pensionata di 73 anni – io e mio marito abbiamo perso 100 milioni di lire, tutto quello che avevamo. Ora mi ritrovo a dover fare continue rinunce, non vado nemmeno in ferie: se fossi giovane andrei a lavorare, ma con la mia età e i miei acciacchi non posso che sperare di riuscire a veder qualcosa prima di morire, sperare che sia fatta giustizia“. Le accuse sono tutte per il sistema bancario: “Le banche sono le vere ladre, ci hanno venduto quel che non potevano vendere a noi disgraziati. Io i miei soldi non li ho mai dati in mano a Tanzi“. Risparmiano, invece, la macchina giudiziaria: “Spero nei magistrati, che altro posso fare?“. Di diversa opinione la sessantenne N.P. che nella vicenda ha visto svanire i suoi 10mila euro di risparmi familiari: “Il mondo è fatto così. Chi più ne ha, meno paga. Il fatto che Tanzi sia libero e felice è davvero scandaloso, i ricchi non finiscono mai in prigione“. Sugli stessi toni M.B. impiegata di 38 anni: “Dopo una truffa colossale se ne stanno tutti fuori, nelle loro case con tanto di piscina, dopo aver mandato sul lastrico migliaia di famiglie. Non c`erano i presupposti per tenerli in galera? E chi aiuta noi che abbiamo perso tutto?“. Nei meandri delle obbligazioni-fregatura sono finiti 50mila euro: “Aveva deciso tutto mio padre, operaio in pensione, che dopo il crack non ha avuto il coraggio di dirci nulla. Ce ne siamo accorte io e mia madre, perchè abbiamo visto che stava male ed era dimagrito di cinque chili in poche settimane“. Sui documenti della banca M.B. ha anche trovato firme false al posto di quelle dei suoi genitori: l`ha testimoniato anche un esperto grafologo consultato per la causa legale contro l`istituto di credito. “Ma la banca continua a negare, a non rispondere, a non fornire nemmeno i documenti che per legge dovrebbe fornire a tutti i clienti. È una vergogna“.
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