19 Aprile 2011

Parmalat: banche assolte

 L’ultima volta che Calisto Tanzi si è presentato davanti ai giudici, ha puntato il dito proprio contro gli istituti di credito italiani e stranieri. I quali, a suo dire, ebbero un ruolo fondamentale nel colossale crack da 14,7 miliardi di euro che nel dicembre 2003 inghiottì il gruppo di Collecchio. «Ero ostaggio delle banche, mi tenevano in pungo, minacciavano di togliermi l’ossigeno finanziario», ha affermato. Niente di tutto ciò, hanno stabilito i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano: i quattro gruppi creditizi esteri e i sei manager non hanno gonfiato con false comunicazioni al mercato i titoli della Parmalat, nè hanno emesso bond spazzatura facendo credere ai risparmiatori che l’azienda godesse di ottima salute. Il collegio presieduto da Gabriella Manfrin ha assolto Morgan Stanley, Citigroup, Deutsche Bank e Bank of America – a processo in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti in relazione al reato di aggiotaggio – «perché l’illecito non sussiste». E ha scagionato anche i manager, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste: sono Paolo Botta (Citibank), Giaime Cardi (Credit Suisse), Marco Pracca e Tommaso Zibordi (Deutsche Bank) e Paolo Basso e Carlo Pagliani (Morgan Stanley). Quando il giudice ha letto il dispositivo, tra i banchi dell’aula è esploso l’entusiasmo: gli imputati che si abbracciavano con le lacrime agli occhi, gli avvocati che si scambiavano grandi pacche sulle spalle, tutto sotto lo sguardo dei pubblici ministeri Eugenio Fusco e Carlo Nocerino, che se ne sono andati scuri in volto e senza dire una parola. È stata «un’indagine doverosa», è quanto trapela dalla Procura che aveva chiesto una maxi confisca da 120 milioni di euro e una sanzione da 900 mila euro per ciascuna banca, anche se «forse non siamo riusciti a trovare gli elementi sufficienti per dimostrare la responsabilità di questi imputati». La sentenza però non è certo un fulmine a ciel sereno, dato che nel processo milanese in cui Tanzi è stato condannato a 10 anni per aggiotaggio sono stati assolti i manager di Bofa e lo stesso istituto americano come responsabile civile. Certo per l’accusa resta una sconfitta pesante e soprattutto per quei risparmiatori, pochi a dire il vero, che non hanno voluto transare con le banche e si sono costituiti parte civile. «È una sentenza scandalosa – tuona il segretario generale di Adiconsum, Pietro Giordano – Una truffa di questo genere non sarebbe stata possibile senza la collaborazione delle banche che hanno collocato i titoli». Incalza il presidente del Codacons Carlo Rienzi: «È una vergogna, i giudici scendono in campo contro processi brevi e danno torto ai cittadini e assolvono le banche che hanno venduto carta straccia». La maggior parte dei piccoli azionisti, in ogni caso, una parte del denaro persa nel default è riuscita a riportarla a casa: «Hanno recuperato molto più di quanto pensavo all’inizio. Il 50% con il concambio obbligazioni-azioni e con le transazioni il 30-35%», spiega l’avvocato Carlo Federico Grosso, legale dei 30 mila obbligazionisti Parmalat clienti dell’ex Sanpaolo Imi. Per «qualche centinaio che non ha voluto firmare la transazione c’è ancora la chance del processo per bancarotta a Parma, mentre a Milano non ci sono più speranze dato che i reati si prescriveranno nelle prossime settimane». A incassare un una vittoria importante sono le banche, cui i giudici riconoscono di aver agito «nel rispetto della legge e con professionalità». Come sottolinea Morgan Stanley, difesa dall’avvocato Paola Severino, «siamo soddisfatti della decisione del Tribunale». Che Nerio Diodà, legale di Citigroup, definisce «un grande atto di giustizia vera: la Procura ha fatto l’impossibile, ma gli elementi portati in aula dimostravano inequivocabilmente l’inesistenza del reato». Sulla stessa linea Guido Alleva, legale di uno dei manager di Deutsche Bank: «Crolla il teorema che voleva le banche con il ruolo preconcetto di responsabili nel crack del gruppo di Collecchio». E per Bank of America «ancora una volta è stato confermato che nessuno dei dipendenti della banca fosse a conoscenza della frode di Parmalat e che la stessa è stata perpetrata solo da alcuni suoi esponenti con l’assistenza di alcuni revisori contabili». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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