22 Settembre 2016

Parla la Conicos: «I tecnici rapiti erano protetti»

Parla la Conicos: «I tecnici rapiti erano protetti»

TRIPOLI Il giorno dopo le polemiche per la revoca della protezione ai tecnici italiani rapiti in Libia, parla la loro azienda. La Conicos – ieri nel mirino del Codacons che chiede un’ inchiesta per violazione delle norme di sicurezza sul lavoro – smentisce che la presenza dei lavoratori in Libia non fosse nota e che negli scorsi anni altri dipendenti abbiano avuto problemi di sicurezza. Ma soprattutto «non è mai stata revocata la scorta armata al personale operante all’ aeroporto di Ghat a cui erano stati messi a disposizione, sia tre autisti armati, sia quattro militari governativi armati (due per turno, a rotazione), da utilizzare, a loro discrezione, in base alle esigenze di cantiere, ed in base agli spostamenti da effettuare sul territorio. Il giorno del rapimento, dice una nota della Conicos, Bruno Cacace e Danilo Calonego «per il trasferimento dal campo al cantiere, hanno portato con sé un solo autista armato che, vista la situazione sopravvenuta, fortunatamente non ha reagito onde evitare il peggio». E mentre in Italia si aspettano notizie e il Copasir mette in agenda per il 4 ottobre l’ audizione di Alberto Manenti (direttore dell’ Agenzia informazioni e sicurezza esterna), il sindaco di Ghat, Komani Muhammad Saleh, esclude il coinvolgimento di al-Qaeda nel sequestro e annuncia: «Il Consiglio municipale ha dei sospetti sulle persone che potrebbero celarsi dietro il rapimento». Poi Saleh, che ieri criticava le autorità centrali libiche perché poco interessate al caso, assicura ora che il Consiglio municipale «è in contatto con il Consiglio presidenziale (di Tripoli, ndr) e con tutti gli apparati di sicurezza e militari».
 

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