Parcheggia in divieto di sosta L’accusa: concorso in omicidio
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fonte:
- Libero
La scusa è sempre la stessa: parcheggi in
divieto perché non hai alternative. Perché Milano
è incasinata così. E non c’è un buco dove
infilarsi. Quasi mai pensi a quello che potrebbe
succedere perché la tua macchinetta tirata a
lucido non è messa come si conviene. Tanto
meno che la tua negligenza (preferite leggerezza
o distrazione?) possa portarti dritto dritto in
prigione con l’accusa di concorso in omicidio
colposo.
Sicuramente non ci ha pensato la proprietaria
della Kia Picanto che una sera del 2009 ha lasciato
lasuavettura all’incrocio con via Castelbarco
a Milano. Badate, non una via qualunque.
Mauna strada a doppio senso che unisce
le due circonvallazioni della città. La signora si
sistema a ridosso dell’incrocio. Un’ultima sbirciata
alla strada prima di girare la chiave della
portiera. Pare di vederla. «Il peggio che mi succede
» – avrà pensato mentre raccoglieva le borse
della spesa – è un vigile stronzo che mi rifila la
multa… e poi vallo a dire a mio marito». Peccato
che di lì a poco passi una sfiga grande così.
Firmata Toyota Avensis. Eportata a braccio da
un automobilista straniero. Non va forte il signore:
25 chilometri orari. Ma c’è quell’auto
parcheggiata in barba al codice della strada che
blocca la vista proprio a ridosso dell’incrocio.
Praticamente un muro fra lui e la moto che sta
arrivando. Vedere è impossibile. E arriva il botto:
il ragazzo a bordo della moto – 91 chilometri
orari di velocità e 29 anni reduci da qualche serata
a milano – muore nello scontro. Fin qui la
cronaca dell’incidente. Tragica. Terribile. Ma
non certo sorprendente come la sentenza del
giudice Luigi Varanelli. Che a carico della proprietaria
dell’auto in divieto ha sentenziato:
«Concorso in omicidio colposo per non aver
osservato l’articolo 158 del codice della strada
sul divieto di sosta che impone all’automobili –
sta di assicurarsi che dal luogo scelto per parcheggiare
non possa derivare pericolo per l’in –
columità delle persone». Risultato: condanna a
sei mesi di reclusione con rito abbreviato. Alla
donna è stata concessa la sospensione condizionale.
Lo stesso per l’investitore che invece
hapatteggiato nove mesi di reclusione. Si dirà:
esagerati. Concorso in omicidio (se pure colposo)
per un’auto lasciata in divieto? Non l’ha
mica investito lei il ragazzo e capita a tutti di
parcheggiare dove non è consentito. E non è
che uno lo faccia per cattiveria o pensando di
fare del male. Tutto vero. Ma sono veri anche i
numeri di un malcostume che in Italia sta assumendo
i contorni dell’emergenza. Che le
multe, i rimbrotti e le nobili campagne sulla sicurezza
stradale non hanno minimamente
scalfito. Per la serie chissenefrega, fanno tutti
così, mi becco la multa e domani lo rifaccio. No
signori. Non è mica così che funziona. Tanto
per stare alle cifre: solo a Milano, ogni giorno, ci
sono 90mila automobilisti che lasciano la
macchina in doppia fila. Dunque dove non
possono. Dunque in divieto. Cosa comporti
per la città è presto detto. Mezzi pubblici che
restano imbottigliati nel centro della via più
trafficata del mondo perché un cretino qualunque
gli ha messo il Suv sulle rotaie. La gente
sui mezzi che bestemmia, quella in auto che
segue a ruota. Non basta? Allora pensate ai motorini
che finiscono dritti contro la portiera di
chi parcheggia in doppia fila e decide pure di
scendere senza guardare lo specchietto. O ai
poveretti del carico e scarico merci che non
possono fare il loro mestiere perché c’è la
Smart di turno messa davanti al passo carraio.
No signori: non è un problema di fare i furbetti
«tanto se va bene bene, se no piglio la multa e
magari faccio pure ricorso». E neppure di appellarsi
al Codacons, ai sindacati degli automobilisti
(se mai ne dovessero inventare uno)
o a Dio per ricorrere contro questa sentenza.
Dici: se in Italia va così, a Londra c’è un calciatore
che piglia 27 multe consecutive per divieto
di sosta e fine della storia. E allora? Resta un
problema di inciviltà, incolumità e insicurezza.
In Lombardia si sono inventati le multe a strascico
per prevenire l’epidemiadaauto in diveto.
Che in parole povere sono pattuglioni di vigili
dotati di telecamere mandati a immortalare
le auto in divieto e chi c’è alla guida.Ma pare
che la trovata non stia avendo gli effetti sperati.
Allora pensiamoci prima di scandalizzarsi per
unacondannacome questa. Dice il vicesindacodi
MilanoRiccardoDeCorato: «Lasentenza
è esemplare e il giudice ha voluto calcare la mano.
Ma per i comuni le auto in doppia fila e in
divieto sono una piaga. E se pensiamo di risolvere
il problema con le multe, beh stiamo freschi
».
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