6 aprile 2017

PAOLO MIELI: LO SCIENZIATO VACCINISTA E GIURECONSULTO

PAOLO MIELI: LO SCIENZIATO VACCINISTA E GIURECONSULTO

Gli editoriali di Paolo Mieli sul Corriere della Sera, supplemento Cultura del 8 gennaio 2017, “Il dovere del rigore sui vaccini” e, sezione Opinioni, “la variante pugliese della giustizia italiana” del 2 aprile 2017, sono due preclari esempi di disinformazione giornalistica, basati come sono sulla alterazione della verità: un celebre oncologo italiano, Cesare Maltoni, ricordava ai suoi colleghi che interessatamente sostenevano  l’inesistenza dell’elettrosmog, che si può mentire in due modi: per commissione e per omissione. E’ questo il caso di Paolo Mieli, nato alle cronache esponente del movimento studentesco del liceo romano Torquato Tasso e di Potere Operaio, finito sacerdote del tempio del turbocapitalismo, sezione italiana. Carlo Marx diceva che le ideologie personali finiscono per riflettere il portafogli ed il caso del nostro non fa eccezioni.
Veniamo al primo dei due editoriali, che entrambi rilevano qui per la sua pregiudizievole (nel senso letterale del termine) campagna a sostegno dei vaccini purchessia.
Apre con una lode alla assessora alla salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, e la presenta come una che vuole aprire le porte alla vaccinazione contro la meningite che in Toscana, ahimé, ha mietuto sette morti per il meningococco di tipo C: un dato che, come riconosciuto da più parti, non costituisce un segnale né epidemico né eccezionale. Non manca la petizione degli affetti con richiamo alla “morte del piccolo Gabriele (22 mesi)”. Si sa i bimbi “so’ piezz’e core” e quando bisogna commuovere un tanto al chilo questo maestro di sobrietà giornalistica, come il suo collega ed editorialista Ostellino ai tempi in cui parlava del sedere delle Olgettine, non si trattiene.  Poi, a riprova del fatto che la Saccardi è contestata perché vuole doverosamente approvviggionarsi del vaccino per la meningite (che dobbiamo dedurre era carente nelle strutture sanitarie toscane per suo demerito), il Mieli porta l’informazione che 450 toscane e toscani hanno inviato all’assessora una lettera in cui chiedono che sia rispettato il diritto di non sottoporre i figli ( bambini anche loro, magari di qualche mese) alle quattro vaccinazioni obbligatorie (antipolio, antidifterica, antitetanica, atiepatite B), tra le quali quella contro il meningococco non c’è.  Lo storico e pure giureconsulto ricorda che il diritto a non essere sottoposti a un trattamento sanitario non voluto è riconosciuto dall’art. 32 della Costituzione ma, ammonisce tra parentesi (a riprova della sua sobrietà), può essere limitato da una “disposizione di una legge dello stato italiano”. Peccato che sul punto si trovi in disaccordo con la Magistratura giudicante (Tribunale dei Minorenni dell’Emilia Romagna, 1.09.2016)  e addirittura con la Corte Costituzionale (Sent. N. 107/2012).   Omette però il Mieli di informare i suoi lettori che nel nostro Paese viene di fatto imposta una vaccinazione non obbligatoria verso sei malattie invece che la vaccinazione prevista dalla legge per quattro malattie e che l’intento dell’assessora toscana sembra appunto quello di costringere anche i riottosi a vaccinare i propri figli con l’esavalente Infanrix della GlaxoSmithKleine, invece che con i quattro vaccini monovalenti previsti dalla legge, pena l’esclusione dalla scuola materna e dall’asilo nido. Tutto ciò sulla base del discutibile motivo che la Regione Toscana, come tutte le Regioni Italiane e come il Ministero della Salute della vaccinista postliceale Beatrice Lorenzin  ha omesso di importare (o di far produrre dall’Istituto Farmaceutico Militare) il vaccino antidifterite, che fino all’inizio 2013 veniva  importato dall’istituto sierologico di Stato della Danimarca, SSI: la Lorenzin è diventata Ministro della Salute giusto il 28 aprile 2013 e la “carenza del vaccino monovalente antidifterico pediatrico – il cui produttore in Europa è lo Staten Serum Institute, in Danimarca – … si è venuta a creare nell’autunno 2013 …”, (risposta rdel Ministero della Salute ai NAS Torino, nota prot. 0031759-14/11/2016-DGPRE-DGPRE-P, avente ad oggetto: “Indagine di P.G. delegate”. E omette di riferire il Mieli che il datore di lavoro dell’assessora, il presidente della Regione Toscana Rossi è stato membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Smith Kleine (www.fsk.it) proprio quando era assessore alla sanità della regione Toscana. Ed era in compagnia dell’allora assessore alla sanità della Emilia Romagna, Bissoni, oggi commissario alla sanità del Lazio, nominato guarda caso da Renzi, animatore con la Lorenzin dell’odierna campagna inutilmente vaccinista che ha portato a triplicare la spesa del Servizio Sanitario Nazionale per i vaccini, sottraendo, solo quest’anno, circa mezzo miliardo di euro a impieghi ben più urgenti nei nostri ospedali e nei nostri servizi CUP. Il Mieli, allora potente direttore del Corriere della Sera, tacque sul conflitto di interesse del Rosssi ed in generale di chi partecipa con cariche pubbliche nella Sanità alla FSK (www.fsk.it/la-fondazione/la-struttura) ed omette oggi di riferirne, perché a nessuno venga il sospetto che l’assessora sia solo la longa manus del presidente della Regione,  in un disegno  forse concepito nella Fondazione o in altre centrali del pensiero “scientifico” e portato avanti prima in Emilia Romagna oggi in Toscana e in tutto il Paese. Il Mieli tace sulla circostanza che la classe politica e dirigente del nostro Paese non è in grado di garantire la vaccinazione obbligatoria e nonostante ciò (o proprio perciò) pretende di imporre non solo i vaccini di legge ma anche quelli consigliati (da chi? E in quali circostanze?) così da triplicare  la spesa sanitaria per i vaccini: tace forse perché la sua scienza giuridica lo costringe al disaccordo anche con la Magistratura amministrativa, la quale con la recente Sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia n. 20/2017 ha stabilito:  “… non si può costringere nessun genitore a sottoporre il figlio alla vaccinazione non obbligatoria per legge, quindi è indiscutibile il suo diritto ad accettare solo quelle obbligatorie e non le altre …”. L’articolo continua con una polemica nei confronti del Movimento 5 Stelle che qui non rileva e che tradisce il vero intento politico (altro che supplemento Cultura) dello scritto mielesco.
Ma il Mieli deve avere un conto in sospeso con la Magistratura (e del resto da direttore del Corriere della Sera ha coperto quella operazione di devastazione del nostro codice pernale compiuta dai nostri politici,  recentemente denunciata dal presidente dell’ANM Davigo, per impedire il controllo di legalità sul loro operato). E perciò ha ritenuto di mescolare, nel recente editoriale  “La variante pugliese della giustizia italiana”, la sua rozza campagna vaccinista alla più lunga ed articolata sua campagna contro i Magistrati che osano indagare il potere economico e i suoi intrecci politici. Di qui una intemerata contro la Procura di Trani per la sua indagine nei confronti di Standard & Poors, contro la Procura di Taranto, per le indagini sulle morti dell’ILVA, e contro la Procura di Lecce  per le indagini sulla pretesa governativa di abbattere gli olivi salentini per la Xylella, che il Mieli attribuisce a una sensibilità complottista dei giudici a spese di quel cuoricino della Monsanto.
Si violerà la sobrietà tanto cara al Mieli se si osserverà che è un tantino emetico sentire irridere i complotti da un direttore del Corriere della Sera che non è stato capace, in tanti anni di direzione, di far luce sui tanti complotti che hanno insaguinato l’Italia né sull’assoggettamento della nostra classe politica a interessi internazionali che hanno imposto lo smantellamento della grande industria, del lavoro come bene su cui è fondata la nostra Repubblica e l’impoverimento del Paese.
Ma il Mieli, come Caifa al Tempio, mena lo scandalo dell’indagine sulla Standard & Poors e per soprammercato aggiunge alle accuse a carico deii magistrati pugliesi, l’indagine della stessa Procura di Trani sulla relazione tra vaccini e autismo, che il Mieli suppone sollevata da una conferenza del dott. Massimo Montinari, dirigente dell’ufficio sanitario all’VIII reparto mobile di Firenze, dal titolo: «Vaccini e autismo: tutto quello che c’è da sapere». “E che c’è da sapere?” esclama il giureconsulto diventato scienziato. Peccato che un Premio Nobel per la Medicina, il virologo che ha scoperto il virus dell’AIDS, Luc Montagnier, che è sospetto capire in materia qualcosa più del sessantottino liceale del Tasso, la pensi diversamente: ‘”Non bisogna fare le vaccinazioni – ha suggerito il biologo francese – quando nel bambino sono presenti altre infezioni”. In questo contesto, l’ipotesi avvallata da Montagnier è che “l’aggiunta di elementi anti-infiammatori nel lattante puo’ avere effetti deleteri nel cervello quindi, probabilmente, scatenare l’insorgenza dell’autismo”. Una circostanza, che sempre secondo il medico, puo’ essere associata alle vaccinazioni “perche’ – ha spiegato – con l’insorgenza della febbre il pediatra consiglia l’utilizzo di anti-infiammatori”. … “Questi – ha concluso il premio Nobel – sono tutti consigli che meritano studi clinici per un approfondimento”.’ (AGI, dalla Lectio Magistralis al 42° Congresso dell’Associazione dei Medici delle Direzioni Ospedaliere, Bologna  13/10/2013, http://www.agi.it/innovazione/2016/10/13/news/autismo_montagnier_vaccini_rischio_per_fattori_pre-esistenti-1161001/ ). Il Premio Nobel per la medicina ha bisogno di approfondire. Polo Mieli no: “E che c’è da sapere?”
In questo secondo editoriale è palese il tentativo del Mieli di attaccare il presidente della Regione Emiliano, ostacolo alle magnifiche sorti e progressive del Renzi, il suo campione: di qui il coinvolgimento nella sua sobria critica di tutte le procure pugliesi ed anche della inchiesta di Trani sui vaccini, criticata per il solo fatto che sia stata iniziata ancorché conclusa con un’archiviazione. Nell’uno e nell’altro editoriale qui richiamati, un solo indefettibile intento politico e di parte. Al quale, il sobrio “direttore” (così lo chiamano i politici), non ha vergogna di piegare la sua pressappochista polemica su un tema così delicato per tante persone e per tanti bambini, non solo per quelli che egli ricorda con abilità retorica, come quello dei vaccini.  

Prof. Livio Giuliani