2 Dicembre 2004

Pantaloni a vita bassa, una vera passione

Pantaloni a vita bassa, una vera passione


Un modo per confrontarci con gli adulti




È recente la notizia riportata dai media che il preside Bernardini del liceo scientifico di Avezzano che ha “consigliato“ ai suoi alunni, con una circolare, di presentarsi a scuola con abiti decorosi. Questa decisione è maturata in conseguenza a quanto avvenuto a Vienna l`anno scorso, durante una gita scolastica, quando ad un ragazzo caddero i pantaloni troppo lenti lasciando vedere le mutande colorate, ovviamente di marca. Alla circolare gli studenti hanno immediatamente reagito convocando un`assemblea d`istituto, nella quale hanno contestato duramente l`opinione del preside. Nell`istituto si è sviluppata una vera e propria “battaglia“: alcuni studenti sono stati d`accordo con il preside, altri lo hanno criticato dicendo che si sarebbero presentati a scuola con il burqa. C`è stato anche un tentativo di insubordinazione perché le ragazze si sono avvolte sul capo dei foulard imitando i burqa. Seguendo l`esempio di questo preside, altri dirigenti scolastici hanno adottato lo stesso metodo, vietando l`uso dei pantaloni a vita bassa alle loro studentesse che dimostrano parti del corpo che disturbano la quiete scolastica. La scuola ha come finalità quella dell`istruzione e dell`educazione. L`episodio di Avezzano è diventato un “caso“ nazionale. Tolleranza zero contro i pantaloni a vita bassa tra i banchi di scuola. Una decisione che ha scatenato più critiche che consensi. Secondo il Codacons (associazione che tutela i diritti degli utenti), i pantaloni a vita bassa non creano imbarazzo e “i presidi farebbero meglio a preoccuparsi della fatiscenza degli istituti scolastici e ai rischi che corrono gli alunni che li frequentano“. In questo dibattito sono state coinvolte anche le famiglie perché secondo il parere di molti non bastano solo le parole ma è necessario anche l`esempio. I genitori a questa provocazione hanno risposto: “Non sappiamo come moderare l` abbigliamento dei nostri figli“. Per il presidente dell`associazione dei minori, Antonio Marziale, ci vogliono le regole e il buon gusto per presentarsi a scuola decentemente vestiti. Ma peggiore è il sistema scolastico che si preoccupa più del vestiario che del comportamento didattico delle studentesse. Anche noi pensiamo che ognuno abbia il diritto di vestirsi come gli pare, anche se non bisogna superare un certo limite: “est modus in rebus“ ci insegna Orazio. Del resto anche i nostri genitori e i docenti da adolescenti hanno seguito la moda del momento. L`abito, per noi adolescenti, è un modo per comunicare e confrontarsi con gli adulti che dovrebbero sforzarsi di capire questo nostro “linguaggio“. Nella nostra scuola la maggior parte delle ragazze indossa i pantaloni a vita bassa e non può essere diversamente dal momento che nei negozi ci sono solo quelli, tanto è vero che le donne in età, che vestono in pantaloni, hanno difficoltà a trovarli per loro. Inoltre basta mettere una t-shirt un pochino più lunga e si evita di far vedere una parte scoperta del corpo, sia pure piccolissima. In ogni caso ciò che veramente deve interessare ad un capo d`istituto non è tanto l`abbigliamento che, comprendiamo, non deve essere indecoroso, ma sono le strutture della scuola, la qualità dei progetti da svolgere, l`educazione e la formazione culturale dei ragazzi, l`efficienza dei laboratori e, soprattutto, la tranquillità dei suoi ragazzi che può essere assicurata anche con una maggiore tolleranza verso i loro atteggiamenti e il modo di vestire. Pierluigi Iaia, Chiara Aversa Federica Lucarelli, Mattia Saponaro Francesca Volpe




Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
WordPress Lightbox