23 Gennaio 2011

Panifici aperti la domenica, si sforna il modello Parigi

MILANO – PANE FRESCO anche la domenica. Come a Parigi, dove nei giorni di festa la gente passeggia per strada con le baguette che spuntano dai sacchetti e dove nessuno accetterebbe mai di pranzare con la pagnotta scongelata. A Milano, invece, non è possibile, complice una normativa regionale datata 1998 che, salvo deroghe motivate e in periodi particolari, vieta la produzione e la vendita del pane nelle giornate domenicali. Il motivo, garantire il riposo settimanale dei panificatori. Un divieto che potrebbe però scomparire nel giro di pochi mesi. L’ ipotesi, allo studio del Pirellone e dall’ assessore Stefano Maullu, è sostenuta a dal Codacons, come pure dall’ Adiconsum, seppur con qualche prudenza. MENTRE UNA netta contrarietà si registra da parte dell’ associazione di categoria e pure gli stessi esercenti non sembrano entusiasti. Secondo Roberto Capello, presidente dell’ unione regionale panificatori, la scelta «minerebbe la sostenibilità delle imprese e metterebbe a rischio l’ artigianalità del lavoro». Con l’ eliminazione del divieto, di fatto, si estenderebbe a tutti i panifici la facoltà di scegliere se produrre e restare aperti nei festivi. E’ il modello Princi, la panetteria sempre aperta con quattro punti vendita in città. Ed è proprio questo lo scopo del Codacons: «Da tempo – spiega il presidente Marco Donzelli – contestiamo queste limitazioni. Oggi un commerciante non può lavorare più di tredici ore, non può aprire la domenica salvo permessi speciali e non può produrre il pane nei giorni di festa. E’ una norma assurda, contraria alla libertà d’ impresa e figlia di un retaggio ideologico». Angela Alberti (Adiconsum) ci va più cauta: «Siamo favorevoli alla liberalizzazione, stando però attenti alla convenienza per i consumatori. Se un panificio, pur di restare aperto, paga di più il personale, il costo viene scaricato sul cliente. Si può cominciare con una sperimentazione e poi costruire un sistema fondato sui turni, per garantire sia il servizio sia la giornata di riposo». E.M.

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