Paniere nuovo, salari vecchi
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fonte:
- Liberazione
Girotondo di prodotti, per i consumatori «un`altra presa in giro»
Tanto rumore per nulla, ieri all`Istat. Mentre gli esperti dell`Istituto di via Cesare Balbo presentavano il “paniere“ della spesa riveduto e corretto, con 34 nuove voci in più (tra cui la pizza a taglio e i Dvd) e 21 vecchie in meno (tra cui borotalco e scaldabagni), il costo della vita continuava a correre, in gennaio, facendo registrare nelle città campione un incremento dello 0,3 per cento rispetto a dicembre.
A fine anno, dicono le proiezioni (costruite su un modello teorico assai suscettibile di oscillazioni), si fermerà al 2,7 per cento: un decimo di punto in meno sul 2002 che si è chiuso con un`inflazione “reale“ del 2,8 (contro l`1,7% di quella programmata che nel Dpef, vale la pena di ricordarlo, congela a quell`altezza la discussione sui rinnovi contrattuali), misurata sempre dall`Istituto centrale ma duramente contestata dall`Eurispes, dai sindacati e dalle associazioni dei consumatori.
Gennaio in frenata
A “frenare“, in gennaio, sarebbero il contenimento dei prezzi alimentari, dei ristoranti e degli alberghi, nonché il ribasso dei farmaci i cui prezzi al banco sono dati dall`Istat «in forte calo» (ma ieri chi scrive ha speso in farmacia 58 euro e 22 centesimi per un colluttorio, un collirio e trenta fiale di ricostituente a base di ginseng, nessuno a carico del servizio sanitario nazionale). A correre sarebbero invece, stando alle anticipazioni nelle dodici città campione, le benzine, i prodotti energetici (che crescono sempre d`inverno, quando si incrementa il consumo dei combustibili per riscaldamento, e scendono d`estate, quando nessuno brucia nulla) e i costi di alcuni servizi e utilities. Le tariffe elettriche, ad esempio, salite dell`1,8-1, 9%, e quelle del gas, a più 2-2,2%. Aumenti generalizzati anche nel settore dei trasporti, dai servizi pubblici ai pedaggi autostradali, per effetto della corsa del greggio, in attesa della guerra contro l`Iraq.
Altre voci di rincaro sono state quella – scontata – delle assicurazioni auto e quelle – né scontate né comprensibili, dato il taglio Bce sul costo del denaro – dei servizi bancari e di bancoposta. Più o meno soddisfatti gli analisti, le cui previsioni erano in linea con quanto registrato ieri, anche se Stefano Fantacone del Cer ha detto: «Non mi sembra l`avvio di un processo di rientro dell`inflazione: un aumento dello 0,3% su base mensile è comunque molto alto». Per un dato più preciso bisognerà aspettare il 4 febbraio, con le rilevazioni preliminari sull`intero territorio nazionale, e il 18 con quelle definitive e ufficiali.
Risposta al governatore
A complicare la faccenda delle misurazioni statistiche sono i nuovi criteri e i “pesi specifici“ di ciascuna componente nel nuovo “paniere“, quasi una risposta al governatore Antonio Fazio – che la settimana scorsa ad Agrigento aveva parlato di modalità obsolete – e alle associazioni dei consumatori che nell`ultimo anno hanno inscenato manifestazioni di protesta e di insofferenza nei confronti di criteri di rilevazione che non corrispondevano all`evidenza dei rincari, peraltro molto diversi nelle valutazioni di un altro istituto “privato“ quale l`Eurispes, che si appresta a presentare il suo “Rapporto Italia 2003“ e che ancora ieri ha contestato l`Istat.
«Noi non abbiamo un osservatorio a 360 gradi, ma anche dai nostri dati risulta un rallentamento – ha detto Guido Corazzieri, responsabile del dipartimento economico dell`Istituto di Largo Arenula – soltanto che noi partiamo da un`inflazione all`8,5 e non del 2,8%».
Chi incassa e chi paga
Per la Confesercenti il rallentamento dei prezzi «smentisce gli allarmismi delle associazioni dei consumatori e l`ingiusta colpevolizzazione dei commercianti, che ha creato e continua a creare un pesante danno all`andamento dei consumi e, in definitiva, all`economia nazionale».
E Sergio Billé, presidente di Confcommercio, afferma: «Non è colpa nostra. Dal dato che emerge dalle città campione è chiaro che gli aumenti sono da attribuirsi all`Rc auto, ai bollettini postali, al canone Rai. Tutti comparti che non riguardano la distribuzione».
Ma il Movimento dei consumatori dice: «Non prendeteci in giro. L`aumento di gennaio è dello 0, 3%, quello di dicembre era dello 0, 1%. Di quale frenata stiamo parlando?», mentre l`Intesa dei consumatori non intende “fumare il calumet della pace“ offerto dall`Istat con il nuovo paniere. «Abbiamo cercato di trasformare le critiche in suggerimenti» sostiene il direttore delle statistiche congiunturali Gian Paolo Oneto, ma Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef, contesta: «E` inspiegabile che le statistiche continuino a segnalare aumenti irrilevanti. Il nuovo paniere è lontano anni luce dalla realtà che i consumatori affrontano ogni giorno nella spesa. E` solo fumo negli occhi».
E nonostante che Tommaso Padoa Schioppa, membro dell`esecutivo della Bce, sostenga che «dell`indice Istat ci si deve fidare», i sindacati impegnati nei rinnovi dei contratti per sei milioni di lavoratori (in cui l`adeguamento all`inflazione è uno degli scogli più duri) sono perplessi sui nuovi criteri adottati dall`Istat, tanto che, mentre il segretario nazionale della Cisl Savino Pezzotta chiede di «inserire nel calcolo il criterio del reddito medio familiare», il segretario della Fiom Giorgio Cremaschi si va sempre più convincendo che «con la confusione che c`è sulla vicenda dell`inflazione, comincia a venire il dubbio che i 135 euro chiesti per il contratto dei metalmeccanici siano pochi».
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