25 Novembre 2018

«Pane, rincari inaccettabili» Associazioni di consumatori e famiglie contro la stangata

i conti in tasca: 30 centesimi in più al chilo, decine di euro al mese
di Salvatore Sergio COSTA «Giù le mani dal prezzo del pane, rincari inaccettabili». E cresce la protesta – tra lo sconcerto e la rabbia – per l’ aumento di 70 centesimi al chilo del prezzo del pane. Una stangata – già partita ma che da dicembre non dovrebbe conoscere eccezioni – andrà ad incidere e non di poco su bilanci familiari che viaggiano sul filo dell’ equilibrio. «Non ce la facciamo, questo è aggravio che diventa insopportabile»: è il messaggio che arriva da una fascia di consumatori. Quella che – e non è piccola in questi tempi di crisi – vive spesso sul filo del rasoio tra un risparmio e l’ altro. E così sono in tanti a cominciare a farsi i conti in tasca perché quell’ aumento del 30% proprio non lo riescono a mandare giù. Una stangata contro cui, all’ indomani della conferma arrivata dall’ associazione panificatori salentini, insorgono le associazioni per la tutela dei consumatori. «Non possiamo che rimanere perplessi di fronte a questo aumento, esordisce Luisa Carpentieri, responsabile della sezione leccese del Codacons. Che aggiunge: «Siamo convinti che il rincaro sia dovuto ad un aumento dei costi per i produttori, ma il pane è un bene di primaria necessità che dovrebbe avere delle agevolazioni. I prezzi che si vedevano in giro ancor prima di questo aumento non è che lo facciano sembrare un bene primario ma un bene di lusso. Tre euro un chilo di pane non può essere un prezzo giustificabile». La decisione di far lievitare il prezzo era stata presa nei mesi scorsi dai panificatori riuniti sotto la sigla dell’ Appal (associazione panificatori della provincia), come reso noto dal presidente Franco Muci spiegando che l’ aumento, il primo dopo oltre dieci anni, era necessario per far fronte soprattutto all’ aumento della materia prima: la farina. Fattori che hanno finito con incidere e non di poco, secondo Muci e secondo i titolari dei panifici, sui costi di produzione. Adeguamento dei prezzi, lo hanno definito i lavoratori del settore. No sempre giustificato, secondo acquirenti e responsabili delle associazioni dei consumatori. E dice ancora Carpentieri: «C’ erano panifici che applicavano questi prezzi ancor prima che venisse reso noto l’ aumento. Sappiamo quali sono i costi, sappiamo che ci sono stati aumenti, ma non è che si devono andare a scontare sul pane. Così si va a togliere l’ unico mezzo di sostentamento. Capisco che si possa pagare di più un pacco di frise, ma un chilo di pane, per giunta di tipo comune, proprio no». Dello stesso avviso Alessandro Presicce, referente leccese dell’ Associazione per la difesa dei consumatori (Adoc): «Un aumento che si sente, non c’ è dubbio. Non possiamo che essere scontenti quando si assiste all’ aumento di un bene di primaria necessità come il pane. E’ un danno notevole per tutti i cittadini ed è per questo che invitiamo le rappresentanze dei panificatori a tentare di contenere quanto più possibile gli aumenti, controllando che non ci sia qualcuno che speculi. Comprendiamo le esigenze di chi lavora in questo comparto, ma questa notizia ci coglie di sorpresa. Invitiamo i cittadini a segnalare eventuali situazioni anomale». E lo stesso referente di Adoc conclude: «Se questo passaggio è giustificato, come dicono le associazioni di categoria, dal fatto che ci sia stato un aumento della materia prima e di altri fattori allora tenteremo di fare anche noi le nostre verifiche; mi auguro soltanto che all’ interno di queste scelte non ci siano operazioni speculative». Tra gli acquirenti, come si diceva, cresce il disappunto. E la notizia dell’ aumento di 70 centesimi al chilo è argomento di discussione comune tra quanti si recano nelle panetterie. «Settanta centesimi al giorno sono 21 ero al mese che a fine anno fanno 252 euro. Mica poco, pensando che si tratta soltanto di pane», dice una donna uscendo da una panetteria situata nella zona centrale della città. «Siamo in cinque in casa, tra cui due bambini, e consumiamo in media un chilo di pane al giorno. Panino per la merenda da portare a scuola, panino per mio marito ed il resto si consuma a tavola tra mezzogiorno e sera. A volta rimane per il giorno dopo, ma è cosa rara. Vedere che andrò a spendere un bel po’ di più mi fa riflettere; purtroppo non se ne può fare a meno, però, perché non si può stare certo senza pane». Dello stesso avviso è anche Enrico C., 62 anni: «A casa siamo in due, di solito compro quattro panini e a volte ne rimangono due. Non la trovo una cosa giusta, ma il pane è necessario, dà il senso della tavola, da sempre. Vuol dire che ne compreremo di meno. Ma questo mette tanta tristezza».
sergio costa

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