14 Gennaio 2005

«Pane più sicuro e ora controlli anche sulla qualità»






Finalmente il pane campano avrà nome e cognome. Con l?approvazione da parte della III commissione regionale per le Attività Produttive, il prodotto per eccellenza della tavola salernitana diventa davvero riconoscibile. La norma stabilisce, infatti, che il pane messo in commercio venga rigorosamente confezionato in buste trasparenti e, soprattutto, gli sia attaccata la relativa etichetta che ne contiene sia la data di panificazione che il nome del panificatore. La novità, in sostanza, riguarda esclusivamente i rivenditori autorizzati e non le panetterie, presso le quali la vendita può avvenire ancora senza alcun imbustamento. Buone nuove, dunque, per i consumatori che acquistano pane finalmente controllato che diventa sinonimo di qualità. L?approvazione alla nuova legge arriva unanime sia da parte dei consumatori che degli stessi panificatori. La garanzia di poter risalire direttamente al produttore e la specifica esigenza di imbustare pane realizzato secondo precisi criteri produttivi tranquillizza innanzitutto il Codacons. «Non possiamo non essere d?accordo – spiega il presidente nazionale, Raffaella D?Angelo (nella foto) – soprattutto per quanto riguarda il problema igienico. Il vantaggio più immediato è che così non si venderà più il pane in strada. Una maggiore chiarezza nel processo produttivo, rende più sicuro il consumo, soprattutto nel caso di anziani e bambini. Infatti, in caso di visibili alterazioni o di incongruenze con quanto dichiarato in etichetta, si può ricorrere direttamente a chi l?ha realizzato». Un provvedimento che però invita alla riflessione. La D?Angelo, infatti, lancia anche un appello: «Approfittiamone per avviare controlli precisi non solo sulle modalità di vendita ma anche su quelle di realizzazione. Spesso il peso, e quindi il prezzo finale del prodotto, è alterato dalla quantità di acqua che si inserisce nell?impasto e se non avvengono verifiche concrete su come viene prodotto, siamo sempre in balia dei produttori che possono fare e disfare su costi e ricavi». A benedire la nuova normativa sono anche le massaie, costrette a far quadrare quotidianamente il bilancio familiare acquistando prodotti di qualità a prezzi competitivi. «Comprare pane imbustato è il minimo per farci stare più tranquille – dice Francesca Ricciardelli – mi auguro soltanto che questo non faccia lievitarne il costo e che ci siano controlli più rigidi anche su tal fronte». Animata dallo stesso timore anche un?altra mamma, Maddalena Rinaldi: «Era ora che si muovessero in questo senso. Tutti i prodotti dovrebbero essere sottoposti all?etichettatura in modo che chi li consuma abbia tutte le garanzie del caso. Certo, era assurdo che proprio un prodotto tanto importante come il pane non avesse una normativa fatta in questo modo». Contenti anche i panificatori. «La legge prevede anche vantaggi per la nostra categoria – afferma Marcello Ferrara – i clienti saranno di sicuro più soddisfatti e in questo modo avremo maggiori certezze sul fatto che se facciamo un buon prodotto, torneranno da chi fa un discorso qualitativamente serio. Speriamo che le vendite abusive che avvengono per strada siano scoraggiate e che si estenderanno i controlli anche su questo comparto». Per Giovanni Liguori e Matteo Napolitano, «anche le aziende di panificazione avranno un chiaro beneficio». «Se il fenomeno degli abusivi non è molto diffuso in città e vengono varate leggi tanto intelligenti, questo ci sprona a migliorare sempre di più il prodotto – sottolineano – il nostro prezzo non subirà variazione e lo assicuriamo fin da subito alla nostra clientela».

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