Pane, pasta e frutta: il governo che affama
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fonte:
- Libero
I prezzi salgono, i consumi calano. La coperta – come si dice – è corta. Almeno quella degli italiani. A settembre il prezzo del pane è salito del 7,5% rispetto al 2006, mente quello della pasta del 4,5%. Ebbene, sempre il mese scorso, si è verificato un crollo delle vendite di pane e pasta, con una riduzione rispettivamente del 7,4% e del 4,5%. Quattro dati “ge melli“ che sembrano dimostrare la ormai cronica crisi dei consumi italiani. Colpa anche di una vera e propria fiammata dei prezzi, soprattutto nel settore alimentare, che sembra a molti ingiustificata. Lo dicono le associazioni di consumatori che ieri sono tornate a chiedere l`apertura di un tavolo con il governo per tamponare la riduzione di potere d`acqui sto. Ma lo sostengono anche gli agricoltori. I dati sull`inflazione di settembre confermano che “sui prezzi alimentari si sono scatenati rincari selvaggi e speculazioni“, attacca la Cia, la Confederazione italiana agricoltori, notando come “tali aumenti, rilevanti per alcuni settori – è il caso di pane, pasta, latte e ortofrutta – siano totalmente ingiustificati, poiché le quotazioni sui campi hanno registrato, rispetto allo scorso anno, un calo generalizzato del 2,5%“. Neanche la crescita dei listini del grano sui mercati internazionali – rimarca la Cia – può determinare gli incrementi che si sono avuti per pane e pasta. Gli aumenti dei prezzi di agosto e settembre, hanno causato – evidenzia la Cia – una flessione media di oltre l`1,5% dei consumi agroalimentari. Sì perché, fa notare l`Istat, non sono solamente i derivati del grano a schizzare. Corrono infatti anche i prezzi delle carni (+2,8%), in particolare del pollame (+6,7%) e del latte (+3,2%). Resta elevato, seppure in riduzione rispetto a quello registrato ad agosto, il tasso di crescita tendenziale dei prezzi della frutta (+5,6%). Parallelamente – come per pane e pasta – i consumi sono scesi anche per questi prodotti. Ed ecco che le vendite di frutta sono precipitate del 3,5%, quelle degli ortaggi dell`1,6% e, infine, per i prodotti lattiero-caseari il calo è stato dello 0,8%. Complessivamente l`inflazione è tornata a salire dell`1,7%. Per questo “guardo con fiducia ai dati Istat che mostrano come, nonostante l`incremento eccezionale dei prezzi agricoli internazionali di questi mesi – commenta il ministro Paolo De Castro – l`indice generale dei prezzi sia rimasto invariato. E` stato quindi per ora scongiurato il temuto caro-spesa per gli italiani“. Il responsabile delle Politiche Agricole forse non ha incrociato la percentuale dei rincari con quella di consumi. Inoltre – cerca di tranquillizzare – “dalle prossime settimane si vedranno gli effetti del piano antispeculazione messo a punto con il ministro Bersani, mentre dal 2008 prevediamo il contenimento di alcuni prezzi agricoli, sia per le nuove tendenze internazionali che per i provvedimenti urgenti decisi a Bruxelles per l`aumento delle disponibilità concreto comunque da parte del governo. Intanto l`Antitrust ha deciso di avviare un`istrut toria per possibile “intesa restrittiva“ della concorrenza nei confronti dell`Unione Panificatori di Roma e Provincia. Non a caso – sostengono Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – “nella capitale si è assistito nel mese di settembre a un`impenna ta del prezzo del pane al chilo, che da una media di 2,08 euro è volato a 2,49 euro“. E che dire di Milano, dove il pane costa più di 4 euro al chilo? IL GOVERNO DELLE TASSE +7,5% pane +4,5% pasta +6,7% pollo +5,6% frutta
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