28 Agosto 2007

Pane, la “stangatina“ è dietro l`angolo

L`aumento del costo del grano fa prevedere un più 8,6% a livello nazionale. A Milano si vola a più 20% Ma i panificatori bergamaschi: ci fermeremo al 5-6%. E c`è chi corre ai ripari con la michetta “low cost“ Sopravvissute al salasso-vacanza, alle prese con il caro-libri, le famiglie si trovano di fronte a un nuovo grattacapo in fatto di rincari. Lo spettro spunta direttamente dalla borsa della spesa e riguarda una voce basilare: il pane. Secondo le stime nazionali diffuse dalle associazioni dei consumatori (Aduc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) la michetta si muove verso il +8,6% rispetto all`anno scorso. Ma se a Milano il presidente dell`associazione panificatori Antonio Marinoni si spinge fino a ipotizzare rincari del 20%, a Bergamo la musica potrebbe essere diversa. Non che l`aumento sia scongiurato, ma potrebbe fermarsi sotto la media: “Il caso di Milano è a parte, dati gli affitti della città e previsioni di ticket d`ingresso. A Bergamo possiamo ipotizzare un ritocco del 5-6% ? spiega Roberto Capello, presidente dell`Aspan ?. Purtroppo la situazione è quella che è, c`è il costo della farina in crescita e ci sono altre voci che fanno aumentare i prezzi, come l`energia, la manodopera. Confidiamo nel senso di responsabilità dei panificatori, che non è mai venuto meno“. Il ritocchino sul pane fresco è quindi nell`aria: una delle sue cause è, proprio come afferma Capello, il rincaro delle farine. Cattivi raccolti e domanda in crescita hanno provocato uno scossone del settore, con i costi del grano tenero in ascesa del 25% circa: “La materia prima incide del 13% sul prezzo del pane, quindi sarebbe assurdo pensare addirittura a un +25% nel costo del prodotto ? conclude il presidente Aspan ?. Tenteremo di riassorbire i costi il più possibile“. Lo auspica anche il presidente di Federconsumatori, Umberto Dolci: “Siamo vigili. In base alle nostre verifiche la farina per il pane è passata da 34 a 40 centesimi al chilo. Per fare un chilo di pane ne bastano quattro etti, quindi certi aumenti sarebbero del tutto ingiustificati“. Dal canto suo Cesare Rossi, di Confesercenti, ricorda che “le liberalizzazioni hanno favorito la concorrenza nel settore e la concorrenza abbassa i prezzi. Nella zona del centro in un anno hanno aperto tre nuovi negozi. Certo ? sottolinea ? noi stiamo nel mezzo, il negoziante è un po` l`anello debole della catena: se aumenta la materia prima è difficile abbattere il rincaro“. Ma come è la situazione? “Di certo al Nord, Bergamo compresa, il pane costa più che al centro-sud ? commenta l`assessore al Commercio Ebe Sorti Ravasio ?. So che la situazione, come per i pastai (grano duro +60%, ndr) non è facile, ma non lo è nemmeno per le famiglie“. Poi sottolinea: “Sugli aumenti il Comune non ha voce in capitolo. Però esiste l`osservatorio sui prezzi, terremo la situazione sotto controllo“. Eddy Locati, referente di Adiconsum, a questo proposito caldeggia la prosecuzione dell`esperienza: “Il Comune si è impegnato, anche economicamente, a sostenere le rilevazioni e gli studi sui prezzi in città insieme alle associazioni dei consumatori. Dopo una partenza in salita, a luglio sono stati pubblicati gli studi di aprile, maggio e giugno. Poi più nulla. Vista la prospettiva, auspichiamo che l`osservatorio torni presto a riunirsi“. A onor del vero, va detto che in un anno, stando alle rilevazioni Istat, il costo del pane fresco a Bergamo ha subìto un ritocco minimo: “Il costo medio al chilo è passato da 2,77 a 2,79 euro ? spiegano dagli uffici comunali ?. Noi però consideriamo solo una varietà di pane semplice, la più venduta. Ci sono prodotti più elaborati in cui magari la variazione economica è superiore“. Non è comunque male se si considera che, in base ai dati diffusi ieri, la media nazionale a breve potrebbe arrivare a 3,38 euro al chilo. Stando poi alle stime dell`osservatorio comunale, a Bergamo il costo medio di un chilo di pane fresco non è aumentato da giugno a luglio. “Ed è restato fisso anche a maggio ? conferma Dolci ?. Quello che balza all`occhio è però la differenza fra piccola e grande distribuzione. Nei market la rosetta costa da 1,95 a 2,89 euro al chilo, nelle botteghe da 2,5 a 3,79 euro; la tartaruga nel market va da 1,95 a 3,5 euro al chilo, nelle botteghe il costo massimo è lo stesso ma parte da 2,93 euro al chilo; la ciabatta va da 2,2 a 4,2 nella grande distribuzione e da 2,93 a 4,25 nella piccola. Il motivo è comprensibile, ma i minimi variano troppo“. Da Federconsumatori arriva quindi il plauso a un`iniziativa speciale, con il pane “low cost“: “L`Auchan di via Carducci ha lanciato il pane fresco, di tipo semplice, a un euro al chilo. Si tratta ? afferma Dolci ? dell`unica iniziativa del genere di cui sono a conoscenza in città. Inizialmente pensavo non fosse destinata a durare, invece persevera, dato che molte persone hanno dimostrato di apprezzarla. Ed è una buona iniziativa“.

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