13 Febbraio 2008

“Pane e pasta, rincari del 12%“

“Pane e pasta, rincari del 12%“

Allarme per il balzo dei prezzi internazionli del grano
Il presidente della Borsa Merci: spinta dai biocarburanti

Pane salatissimo. Si profila una nuova fiammata dei prezzi per gli alimenti a base di grano, dalla pasta alla «michetta», dai crackers ai grissini. Spinti dai rialzi registrati da frumento e cereali sui mercati internazionali gli aumenti potrebbe scaricarsi presto sulle tavole dei consumatori. Da qui a giugno l’incremento dei costi di pane e pasta potrebbe arrivare al 10-12%. Così, stima il Codacons, i prezzi potrebbero raggiungere i 2,75 euro al chilo per il pane e 1,27 euro per gli spaghetti.
A lanciare l’allarme è stato ieri il presidente della Borsa Merci Telematica (Bmt) Francesco Bettoni, all’indomani della corsa dei listini all’ingrosso registrata lunedì alla Borsa di Chicago (per la prima volta toccata quota di 11 dollari al bushel, l’unità di misura del frumento). Secondo Bettoni ci sono varie ragioni alla base di questo fenomeno, tra cui la forte diffusione nel mondo delle coltivazioni (tra cui anche grano e mais) per produrre bioetanolo, la benzina biologica.
«Non molti lo dicono – spiega – ma non bisogna dimenticare che da qui al 2020, nel rispetto del Protocollo di Kyoto, si dovrà prevedere un 20% di produzione di energia verde rispetto all’attuale consumo di biocarburanti» con «un forte incremento nel mercato delle commodities». «Le superfici coltivate a grano e cereali sono in realtà sempre le stesse », aggiunge il presidente della Borsa Merci Telematica, e «ad esempio che negli Usa una buona percentuale di grano (in Stati come l’Iowa addirittura per il 30%) non viene più destinata ad uso alimentare ma per la produzione di bioenergia ». A tutto ciò, conclude Bettoni, ha contribuito anche, «per quanto riguarda l’Europa, la Pac, che ha incentivato negli anni scorsi il blocco della messa a coltura di cereali».
L’allarme è rilanciato anche dagli industriali del grano, riuniti in Italmopa, che anzi sottolineano di averlo previsto da tempo. «I dati sugli scambi record del grano a Chicago non fanno che confermare le previsioni sui prezzi dell’industria molitoria italiana, che sono decisamente negative», afferma il presidente di Italmopa, Ivano Vacondio: «Nei prossimi mesi prevediamo aumenti non banali dei prezzi di vendita della pasta, e nonostante il regime di forte concorrenza che c’è tra le imprese del settore e la consueta attività dell’industria nel contrastare le accelerazioni dei costi di vendita». Vacondio sottolinea che «la Borsa Merci di Chicago ha chiuso per 3 giorni, per eccesso di rialzo, le trattative sul frumento».
Frena invece il ministro per le Politiche Agricole Paolo De Castro ricordando a Bettoni che per frenare la corsa dei prezzi «abbiamo lavorato a livello strutturale: in ambito Ue, con il set-aside, si sono resi disponibili 3,8 milioni di ettari, consentendo all’Italia di aumentare non meno del 20% le superfici coltivate a grano duro».
Dagli agricoltori della Cia l’invito a «evitare ogni forma di speculazione » mentre la Coldiretti ricorda che nell’ultimo mese i consumi di pane sarebbero arretrati del 7% e quelli della pasta del 4, anche a causa di «un progressivo aumento dei prezzi, a dimostrazione della bassa incidenza del costo del grano sul prodotto finale».
Gli aumenti delle quotazioni del frumento potrebbero scaricarsi sui prezzi finali entro giugno Gli industriali del grano: si confermano le nostre previsioni negative, nonostante la concorrenza tra le imprese Il Codacons: così la michetta arriverà a 2,75 euro al chilo e gli spaghetti a 1,27 euro: per una famiglia media saranno 70 euro in più l’anno

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