5 Gennaio 2008

Pane e pasta d`oro prezzi mai così alti Inflazione al 2,6%

Pane e pasta d`oro prezzi mai così alti Inflazione al 2,6%
Balzo del caro-vita, a rischio 5milioni di famiglie I sindacati: “Subito l`intervento su tasse e salari“

roma È emergenza inflazione. Il 2007 si chiude con una netta ripresa dell`inflazione, che a dicembre, in base alle stime provvisorie dell`Istat, è risalita al 2,6% dal 2,4% di novembre e nei primi mesi del nuovo anno, secondo le previsioni, potrebbe ulteriormente impennarsi. Il livello toccato lo scorso mese è il più alto dall`ottobre 2003, quando il caro-vita registrò lo stesso tasso di crescita raggiunto lo scorso mese. A guidare gli aumenti sono soprattutto alimentari e carburanti, con un picco del 12,3% su base annua per il pane e del 15,4% del gasolio. Ma corrono anche pasta (+8,4%) e latte (+7,6%), servizi medici (+3,6%) e prezzi di bar e ristoranti (+3,5%). Consumatori e sindacati lanciano l`allarme, preoccupati per la tenuta dei salari, chiedendo al governo interventi urgenti. Il ministro per lo Sviluppo Pierluigi Bersani è convinto che si debba “fare di piu “, contrastando eventuali speculazioni, approvando nuove liberalizzazioni e rafforzando i redditi da lavoro. Ma rileva anche che i dati italiani sono meno critici di quelli dei partner europei. Secondo la stima flash di Eurostat, l`ufficio europeo di statistica, nella zona euro l`inflazione a dicembre si attesta al 3,1%, stabile su novembre. Tornando all`Italia, più confortanti appaiono i dati sulla media annua, che danno l`inflazione 2007 all`1,8%, ai minimi dopo il 1999, quando fu dell`1,7%. Ma è l`accelerazione degli ultimi mesi a preoccupare. I tecnici dell`Istat hanno calcolato il “trascinamento“ dell`inflazione 2007 sul 2008, ossia il tasso medio che verrà ereditato se il carovita restasse sui livelli di dicembre 2007, sarebbe dell`1,3%, il più elevato dal 1996. Lo scorso anno fu dello 0,5%. E l`Isae segnala che a gennaio l`inflazione potrebbe salire ancora a causa degli aumenti, già decisi, di talune tariffe, tra cui energia elettrica e gas, pedaggi autostradali e canone Rai, che da soli dovrebbero determinare una crescita mensile dell`indice pari a circa 0,15 punti percentuali. Una previsione confermata anche dal centro Studi di Confcommercio, preoccupata, insieme all`altra organizzazione del commercio, Confesercenti, delle conseguenze sui consumi. I sindacati temono contraccolpi specie per i redditi più bassi. “È necessario ridurre le tasse su lavoro dipendente e pensioni – sottolinea il leader della Cgil, Guglielmo Epifani – e intervenire su prezzi e tariffe. Non si possono lasciare le briglie sciolte“. Duro anche il numero uno della Cisl, Raffale Bonanni: “Mentre il medico studia – attacca – il malato muore. Prodi deve sapere che abbiamo un problema di salario e pensioni ma soprattutto di politica di redditi in generale“. “Il governo – gli fa eco il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – dovrebbe smetterla di fare solo politica di bilancio e cominciare a fare una politica economica di sostegno alla domanda“. Le proiezioni dei consumatori non sono confortanti. Secondo il Codacons, con un caro-vita “a questi livelli e il petrolio record, il numero delle famiglie in stato di povertà potrebbe raddoppiare, raggiungendo i 5 milioni“. Adusbef e Federconsumatori contestano le cifre Istat, certe che l`inflazione reale sia addirittura al 3,4-3,5%. Dati contestati e che hanno fatto scattare la rivolta dei consumatori. “Il tasso di inflazione nel 2007 è decisamente più elevato“ dell`1,8% fotografato dall`Istat e “si può stimare ben oltre la soglia del 3% (3,4-3,5 % su base annua), pari a maggiori spese per 994 euro per le famiglie, senza contare, doverosamente, l`aumento dei mutui a tasso variabile che ha inciso rovinosamente sui bilanci familiari“. Adusbef e Federconsumatori tornando a puntare il dito sull`Istat i cui dati “ci ricordano la bufale di quelli del 2002“. “Dopo i clamorosi errori nella definizione del tasso di inflazione nel 2002, che affermavano addirittura una discesa rispetto all`anno precedente del tasso di inflazione da 2,7 a 2,5, mentre tutte le famiglie italiane soffrivano un pressochè raddoppio dei prezzi in concomitanza con il cambio euro-lira per mancanza di controlli con il beneplacito del governo di allora, non vorremmo si ripetesse la stessa storia“. “Non vorremmo cioé – prosegue la nota – che in presenza di massicci aumenti, soprattutto per i beni di largo consumo e per i prodotti energetici, l`inflazione scendesse dal 2,1 del 2006 all`1,8, come oggi recita il comunicato dell`Istat“. “Siamo di fronte ad una questione molto grave, che va verificata con la massima attenzione, poichè troppo rilevante ed importante è il tasso d`inflazione formale, che fa riferimento a parametri economici fondamentali come i tassi bancari, gli affitti, i rinnovi contrattuali ed infine, cosa delicatissima, la rivalutazione delle pensioni“, si legga ancora nella nota. “L`Istat va riorganizzata – spiegano i consumatori – per migliorarne ruoli e funzioni, intervenendo su tre questioni fondamentali: voci del paniere e relative scadenze, più aderenti alla reale spesa delle famiglie; pesi quantitativi delle voci del paniere, sempre per una migliore aderenza alla realtà familiare; assoluta accuratezza delle rilevazioni dei prezzi a livello territoriale“.

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