5 Gennaio 2008

Pane e gasolio fanno volare l`inflazione

Pane e gasolio fanno volare l`inflazione A dicembre sale al 2,6%. E scattano nuovi aumenti della benzina Eurostat e la lite Italia-Spagna: non sovrainterpretare i dati sul potere di acquisto

ROMA – L`inflazione corre come non succedeva da quattro anni. Le prime stime dell`Istat danno i prezzi a dicembre in salita del 2,6% rispetto alla fine del 2006 e dello 0,3% sul mese prima, è il peggior rialzo dall`ottobre 2003. A guidare gli aumenti in un mese contrassegnato dal caro benzina e dallo sciopero selvaggio degli autotrasportatori sono soprattutto alimentari e carburanti, con un picco del 12,3% su base annua per il pane e del 15,4% del gasolio. Corrono anche pasta (+8,4%) e latte (+7,6%), servizi medici (+3,6%) e prezzi di bar e ristoranti (+3,5%). Uniche note positive dai medicinali (-2,7%) e degli apparecchi telefonici (-7%). Si conferma dunque la corsa cominciata da agosto, una seconda parte d`anno terribile in grado da eclissare il dato medio del 2007 che con un +1,8% è il secondo migliore del decennio. L`Isae calcola che la tendenza degli ultimi tre mesi e annualizzata porti ad un`inflazione pari al 3,8%. Sempre secondo l`istituto è probabile che a gennaio peseranno gli aumenti già decisi per talune tariffe (tra cui energia elettrica e gas, pedaggi autostradali e canone Rai) che da soli dovrebbero determinare una crescita mensile dell`indice pari a circa 0,15 punti percentuali. Secondo l`Istat il 2007 lascia in eredità al nuovo anno un`inflazione già dell`1,3%. Sul fronte carburanti le brutte notizie non sono finite visto che la fine delle promozioni natalizie e il prezzo del petrolio a 100 dollari al barile hanno riportato il gasolio vicino al record storico: il diesel sulla rete Agip costa 1,317, rincari fino a 2,2 centesimi al litro (rincari anche per Erg ed Esso), la verde che sala 1,396 di prezzo massimo consigliato nei distributori con il cane a sei zampe. Le associazioni dei consumatori tornano a chiedere un intervento del governo per calmierare i prezzi, come una riduzione del carico fiscale sui carburanti. Secondo il Codacons “con un caro-vita a questi livelli e il petrolio record, il numero delle famiglie in stato di povertà potrebbe raddoppiare, raggiungendo i 5 milioni“. Adusbef e Federconsumatori contestano le cifre Istat, certe che l`inflazione reale sia addirittura al 3,4-3,5%, con maggiori spese preventivabili per 994 euro. Sulla stessa lunghezza d`onda l`Adoc che sottolinea come “la sola benzina nel giro di un anno è aumentata dell`11,5%, portando il costo del pieno a poco meno di 70 euro. Senza considerare che, se quest`estate il greggio arriverà a quota 120 dollari a barile, con conseguenti aumenti di 30 euro mensili sulle famiglie“ E comunque il dato italiano è migliore di quello europeo: Eurostat ha lanciato sul continente un allarme prezzi ancora più consistente. A dicembre l`indice dei prezzi al consumo si conferma al 3,1% rispetto allo stesso mese dell`anno precedente. Stesso dato di novembre confermando il peggior rialzo da sei anni. L`istituto di statistica europeo fornirà gli aumenti per settori solo tra due settimane, ma i dati nazionali già confermano che carburanti e trasporti sono la locomotiva dei rincari un po` ovunque (in Spagna l`inflazione corre al 4,3%). E proprio Eurostat ieri è tornata sulla polemica Italia-Spagna generata proprio da una sua comparazione sul reddito pro capite che vedeva per la prima volta il paese iberico davanti al nostro. L`istituto invita a non “sovrainterpretare“ i dati sul Pil, come dire che la sua rilevazione non ha certificato il sorpasso festeggiato in Spagna e contestato dal premier Romano Prodi. I dati sul Pil infatti si basano sullo “standard di potere d`acquisto – spiegano da Bruxelles – si tratta di un`unità monetaria artificiale che elimina le differenze di prezzo tra Paesi. Quindi il livello di incertezza che caratterizza i prezzi di base e i dati di contabilità nazionale così come i metodi utilizzati per calcolare gli standard di potere d`acquisto implicano che le differenze tra Paesi aventi gli indici di un valore vicino non devono essere sovrainterpretati“.

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