Pane calmierato? È impossibile
Il presidente della Confcommercio Veneto sostiene che la legge antitrust impedisce la fissazione di tariffe predeterminate nei settori di libera concorrenza
Tornano gli assalti ai forni di manzoniana memoria. Magari qui da noi, nel ricco Nord-Est non succederà, ma è di ieri la notizia, riportata dal quotidiano panarabo al Hayat, che in Egitto è rivolta per il pane e che nelle ultime due settimane sarebbero morte dieci persone per le risse scoppiate in interminabili file di povera gente accalcata di fronte ai panifici, mentre altre decine sarebbero rimaste ferite. E prima ancora era successo in India. Intanto in Italia fanno discutere i tentativi di calmierare il prezzo del pane. Dopo l`iniziativa della regione Emilia Romagna che ha fatto un accordo con la grande distribuzione per vendere nei supermercati 1 chilo di pane a 1 euro, a Padova è scoppiata una guerra tra fornai, quando il Consorzio panificatori riuniti, 50 imprese fra Padova e provincia, ha fatto un accordo con due associazioni di consumatori (Adusbef e Codacons) e ha annunciato che, cominciando da Pasqua, abbasserà i prezzi del pane comune da 3,50 a 2,70 euro al chilo. E a Verona? “Il controllo dei listini non può essere attuato, visto che la legge antitrust impedisce la fissazione di prezzi predeterminati nei settori di libera concorrenza“, sostiene Fernando Morando, presidente di Confcommercio Veneto, che se la prende anche con l`istituzione di Mister Prezzi e dell`Osservatorio prezzi della Camera di Commercio varata dal Governo. “Ci sembra una trovata demagogica e del tutto inutile, tanto più che le tariffe dei servizi pubblici continuano ad aumentare. Sono incrementi di costi che incidono pesantemente sulle attività delle aziende che si trovano a dover far i conti con i costi dell`energia, del gas e dei rifiuti sempre più elevati“. Il pane, insomma, resterà salato.
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