9 Ottobre 2001

Panariello, è giusto continuare a far ridere?

Panariello, è giusto continuare a far ridere?
l`intervista

E` giusto che un comico continui a far ridere mentre il mondo, tutto il mondo, è incollato al televisore a seguire la guerra tra America e Afghanistan? Giorgio Panariello vive e trionfa in quella scatola luminosa; due settimane fa, in piena crisi tra Oriente e Occidente, il suo show «Torno subito» ha conquistato la pole position dell`Auditel (7.224.000 spettatori pari ad uno share del 36,94 per cento); la seconda puntata avrebbe dovuto andare in onda domenica, slittata di un giorno per la qualificazione dell`Italia ai mondiali: poi i missili su Kabul hanno cancellato tutto con un colpo di spugna. Panariello la trasmissione l`ha girata lo stesso, a Forlì, circondato da una tensione fortissima: sua, della gente in sala, dei suoi collaboratori. E anche sabato prossimo il carrozzone andrà avanti, approdando ad Arezzo («ma non ci sarà nessun riferimento alla guerra»), con il ritorno della diretta; e allora chiediamoglielo, al nuovo idolo del sabato sera, cosa significa far ridere la gente mentre il cielo è solcato dai lampi dei cruise, mentre c`è ancora gente che piange sulle macerie delle Twin Towers, mentre migliaia di Afghani prostrati dalla fame fuggono dalla loro terra.


«Vuole sapere come sto? Turbato dal presente a angosciato per il futuro. Eppure se loro, Bush e Bin Laden, urlano, sono convinto che noi dobbiamo urlare ancora di più. E il nostro urlo deve essere la risata. Se una settimana fa pensavo che far divertire la gente era necessario, oggi lo considero un obbligo. Del resto, che il riso è una terapia non sono certo io a dirlo. Penso a quei tanti medici che curano i loro pazienti vestiti da clown alleviandoli da dolore o dalla morte vicina. Io stesso quando salgo su un palcoscenico mi dimentico di tutto. Per questo, abbiamo deciso che anche nelle prossime puntate non ci saranno riferimenti alla guerra».

Ma cosa ne pensa di quelle trasmissioni che cercano di fare intrattenimento politicamente corretto, senza dunque dimenticare la cronaca, la società. Aldilà dei sermoni di Celentano, Renato Zero ha dato voce alle donne extracomunitarie sui problemi dell`infibulazione, Ranieri ha costretto Bossi a leggere De Filippo e, in ogni puntata, ospita cantanti di etnie diverse in un momento di forte rigurgito razzista.

«E` una strada che senza dubbio rispetto, ma non corrisponde alla mia scelta che ha attirato su di me accuse di qualunquista, ma che ci posso fare? A me parlare della politica non piace. Non mi viene proprio. La risata impegnata non fa parte del mio dna e sarebbe assurdo, e finto, tirarla fuori oggi. Se ho condiviso tutto quello che ha detto e fatto Celentano due sabati fa? Io stimo Adriano, è un perfezionista, sono andato a casa sua per scrivere con lui quella gag che abbiamo provato e straprovato. Ma non è detto che, se io l`ho ospitato nel mio show, debba condividere ogni sfaccettatura del suo personaggio. Però lo accetto».

Intanto le polemiche non sono finite: il Codacons l`accusa di volgarità, come spesso accade con i comici toscani, vedi Ceccherini a Sanremo.
«Vuole che le dica la verità? Un po` volgari lo siamo, sarebbe ipocrita negarlo e dire che la volgarità è un`altra, non le parolacce o le battute salaci. So che già in Toscana circolano barzellette su Bush, Bin Laden, le due torri, come fu con l`alluvione o con l`attentato ai Georgofili: bé, scherzare su queste cose è brutto. Non pensarci, però, è buono. Sul palco io non ho freni, da buon cabarettista che viene dalla strada. Detto questo, non mi sembra di fare della volgarità il mio lavoro. E poi guardi, l`ultima parola sta al pubblico, che decide cosa guardare e non guardare. Se guardiamo alla prima puntata, la risposta è stata netta, no?».

I ragazzi del Grande Fratello non sanno che l`America ha attaccato l`Afghanistan.

«Non è giusto. E` una cosa troppo importante, che ci riguarda tutti. E poi sarebbe sociologicamente interessante vedere quali opinioni si scambierebbero tutti quei ragazzi. Sarebbe un vero e proprio campione di una discussione tra persone comuni. Però sa che le dico? Sotto sotto, un pochino li invidio…».

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