16 Luglio 2014

Palo nel tunnel la metro va in tilt per la Capitale un giorno di caos

Palo nel tunnel la metro va in tilt per la Capitale un giorno di caos
incidente sulla linea a, passeggeri nel panico e treni fermi «la gente scappava, qualcuno piangeva come un bambino»

IL CASO Un boato fortissimo, poi un secondo, le scintille che si sprigionano, il buio e la puzza di fumo che invade la banchina e getta nel panico centinaia di pendolari fermi in stazione. Sono le 8,35 e nella galleria della metro A Flaminio si scatena l’ inferno: il treno numero 7 partito alle 8,11 da Battistini mentre fa il suo ingresso in stazione urta un grosso palo rivestito d’ acciaio – lungo 18 metri e largo 60 centimetri di diametro – che scivola giù dalla superficie dove è in piedi un cantiere, bucando letteralmente la parete del tunnel e parandosi contro il respingente destro della motrice. LA PAURA Uno “spuntone” che il macchinista, tra i più anziani della linea, si trova davanti all’ uscita delle curva. L’ impatto è inevitabile, ma per fortuna il peggio è evitato perché il grosso tubo ha centrato il lato vuoto della cabina e ha rimbalzato lungo la fiancata. Lui sta bene, ferma il mezzo, «ho solo qualche graffio per i vetri che si sono infranti», rassicura, scende e comincia ad aiutare i passeggeri a lasciare il convoglio. Chi era sopra ha avuto una grande paura: «Due brusche frenate, i boati, non capivamo nulla», racconta un testimone, Gianpaolo Cherchi. In stazione sono i due vigilantes Italpol a prestare i primi soccorsi e a fare evacuare i viaggiatori. «Aspettavo la metro per Barberini che i monitor davano in arrivo – racconta Giulia Varvella, 31 anni – ero a un passo dalle scintille, i cavi ballavano vistosamente, abbiamo sentito gli scoppi, la gente ha pensato a una bomba e ha cominciato a scappare. Tutto in un minuto. Siamo corsi fuori, in tanti piangevano come bambini». I DISAGI La metro si ferma. Atac è costretta a disattivare l’ alimentazione elettrica. La linea rimane bloccata da Battistini a San Giovanni. A mezzogiorno viene riaperta fra Termini e San Giovanni. Nell’ ora in cui molti romani e pendolari in arrivo dalla provincia debbono ancora raggiungere i posti di lavoro, la “tube” che attraversa il cuore della città resta paralizzata e Roma piomba nel caos. Fino a sera. Per i pendolari 35 bus sostitutivi presi d’ assalto e stracolmi. In tanti non riescono nemmeno a scendere alle fermate, tanta è la calca. I taxi sono introvabili. A Termini, arriva la polizia a calmare gli animi. Come se non bastasse, in mattinata, persino un treno della Metro B subisce un guasto a Piramide: un martedì nero. LA RIMOZIONE Per tutta la giornata i tecnici della società Ferrovit scarl, che ha in appalto i lavori per la realizzazione del nuovo capolinea della ferrovia Roma-Viterbo, insieme con gli operai metro e vigili del fuoco, hanno lavorato per rimuovere la palizzata, sezionandola in più parti. Le operazioni si sono prolungate per le esigenze di messa in sicurezza della galleria. «Abbiamo tentato il tutto per tutto per ripristinare il servizio in giornata – affermava ieri sera l’ assessore ai Trasporti, Guido Improta, tra i primi ad accorrere sul posto dell’ incidente -. Il treno è stato rimosso, ma solo raggiunto lo standard di sicurezza ottimale, il servizio potrà riprendere. Ci auguriamo già da domani mattina (oggi, ndr)». LE INDAGINI Sull’ accaduto la Procura ha aperto un fascicolo per “atti relativi”, senza indicazione di reato e senza indagati. Gli accertamenti sono affidati al pm Pietro Pollidori. Sul posto gli uomini della scientifica e del nucleo investigativo dei carabinieri, oltre agli ispettori del lavoro. Sotto sequestro l’ area del cantiere e i macchinari. Da quanto si apprende, lunedì gli operai della Ferrovit (un consorzio tra CCC-Orion, So.Co.Stra.Mo., Donati e Preneste Appalti) avevano calato i primi quattro pali armati in acciaio e da riempire col cemento, per le fondamenta della nuova stazione. Ieri mattina, hanno cominciato a calare il quinto. Secondo le carte con una profondità a disposizione nel terreno di 28 metri. Invece, qualcosa non ha funzionato. Il palo (che potrebbe avere anche incontrato una cavità non segnalata) è sceso giù come un proiettile sforando nella metro. Bisognerà verificare se per imperizia nella posa dei pali o per un problema tecnico o di cedimento strutturale. «La Ferrovit si assumerà la responsabilità dei danni, non solo funzionali ma anche d’ immagine», ha rilanciato Improta. Danni quantificabili in 50 milioni di euro per il Codacons. Anche Atac ha aperto un’ inchiesta interna. Alessia Marani © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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