Palacinema, due a giudizio «Devono risarcire 4 milioni»
-
fonte:
- Il Gazzettino
LIDO In due a processo per il consistente danno erariale provocato alle casse pubbliche dagli errori nel progetto per la realizzazione del nuovo Palacinema del Lido di Venezia, mai realizzato dopo il rinvenimento, nel sottosuolo, di una discarica di amianto. La Procura regionale della Corte dei conti ha citato a giudizio il Responsabile unico del procedimento (Rup), l’ingegner Fabio De Santis, al quale viene chiesto un risarcimento di 2 milioni 876mila euro e il coordinatore della Struttura di missione, l’ingegner Raniero Fabrizi (1 milione e 232mila euro), a fronte di un danno complessivo quantificato in oltre 12 milioni di euro. Il viceprocuratore Giancarlo Di Maio ritiene, infatti, che metà del danno sia addebitabile agli errori della ditta che si era aggiudicata i lavori, Sacaim, alla quale però non potrà essere chiesto nulla in quanto il Comune ha già definito i rapporti con l’impresa con una transazione dopo l’abbandono definitivo del progetto. La richiesta di condanna degli ingegneri romani De Santis e Fabrizi, per un totale di poco più di 4 milioni (a fronte dei 6.3 milioni a loro addebitati), è comprensiva di una riduzione dovuta alla complessità della questione, gestita in tempi ristretti e con l’intervento di una miriade di soggetti diversi. COMMISSARIO “SCAGIONATO” La Procura regionale ha ritenuto estranei da ogni responsabilità il commissario straordinario e due sub commissari (poi diventati tre) delegati ad occuparsi della gestione degli interventi e del bando dei lavori, per un importo di 94.5 milioni di euro. Senza colpe anche i componenti della Commissione tecnica. vagliare la posizione degli ingegneri De Santis e Fabrizi sarà nei prossimi mesi la Corte dei conti del Veneto. L’indagine avviata dopo un esposto presentato dal Codacons nel 2011, è stata lunga e complessa e il viceprocuratore De Maio ha dovuto consultare centinaia di documenti progettuali e contabili, la cui analisi è stata poi affidata ad un perito, che ha concluso per l’esistenza di una precisa responsabilità: considerata la storia dei luoghi e la specifica raccomandazione della Soprintendenza si sarebbero dovuti svolgere controlli accurati del sottosuolo, mentre la presenza dell’amianto fu scoperta soltanto a lavori già iniziati, quando erano già state effettuate demolizioni e primi scavi. Nell’enorme “buco”, ricoperto soltanto nel 2016, sono stati inghiottiti circa 35 milioni di euro senza arrivare ad alcun risultato, in quanto alla fine Comune e Biennale hanno rinunciato a costruire il Palacinema. DIFESA La difesa di entrambi gli ingegneri incolpati ha respinto ogni addebito, assicurando che il comportamento di entrambi è stato corretto e privo di censure. De Santis, in particolare, ha ricordato di essere rimasto in carica per un breve periodo, cessando subito dopo il rinvenimento dell’amianto amianto, avvenuto il 17 marzo del 2009. Ma, secondo la Procura erariale, gli errori che hanno provocato il grave danno economico sono stati commessi prima: tutti sapevano che l’area su cui sarebbe dovuto sorgere il Palacinema era occupata nell’Ottocento da una batteria austriaca, in parte demolita e in parte integrata nel Casinò realizzato successivamente, con un rialzo del piano di calpestio di tre metri. Motivo per cui la Sorpintendenza aveva raccomandato lo svolgimento di «approfondite indagini archeologiche», invece non furono fatte, sostituite con semplici prelievi di terra, insufficienti ad accertare la presenza di rifiuti in amianto, sepolti nel sottosuolo. Ora la parola passa alla Corte dei conti. Gianluca Amadori
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- AMBIENTE
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Corte dei Conti, lido, palacinema, venezia
