Pagina contro Bebe Vio, il pm apre un’ inchiesta: «Minacce e istigazione»
e spunta un nuovo gruppo d’ insulti. il web insorge
venezia La denuncia con la quale il Codacons ha rivelato l’ esistenza di una pagina Facebook che incitava alla violenza sessuale su Bebe Vio, è arrivata ieri mattina sulla scrivania del procuratore capo di Venezia, Adelchi d’ Ippolito. E il magistrato ha subito aperto un’ inchiesta: il fascicolo (per ora contro ignoti) ipotizza i reati di minaccia grave e istigazione a delinquere. Le indagini sono state affidate alla polizia postale con l’ ordine di identificare al più presto l’ autore (o gli autori) del gruppo comparso in Rete a dicembre. Gli investigatori partiranno dalle tracce informatiche lasciate sui social. Perché anche se la pagina di recente è stata chiusa, internet «non dimentica» ed è ancora possibile trovarne copia sul web. Da lì si possono ricavare indizi utili, a cominciare dall’ identità virtuale delle venticinque persone che hanno postato il loro «mi piace», ma anche il messaggio lasciato dalla specializzanda romana Elisa Pansini, l’ unica a essersi opposta pubblicamente a quell’«idea» vomitata dal web postando il suo pensiero: «L’ unica disabilità da prendere in considerazione, qui, è il vostro deficit mentale». Parallelamente alla caccia ai «leoni da tastiera», gli inquirenti dovranno trovare riscontri che rafforzino la tesi della procura, e cioè che il contenuto della pagina Facebook possa essere considerato una minaccia diretta alla campionessa paralimpica di Mogliano, ma anche un’ istigazione affinché altre persone abusino di lei. E visto che non c’ è mai fine al peggio, da qualche settimana risulta aperta anche una seconda pagina Facebook che prende di mira Bebe Vio. In questo caso, più che un’ intimidazione contiene un insulto alla sua disabilità. Il mondo dei social, però, stavolta non si è fatto trovare impreparato e in poche ore sono arrivati almeno dieci messaggi contro gli «imbecilli» (come vengono definiti gli autori in uno dei post pubblicati) e contestualmente sono partite le prime segnalazioni agli amministratori del sito creato da Mark Zuckerberg, affinché chiudano il gruppo. Fino alla serata di ieri, però, il gruppo era ancora attivo. Parlando della pagina che conteneva le minacce a sfondo sessuale, Bebe Vio ieri ha ribadito di aver presentato una querela alla polizia postale: «Ho denunciato perché voglio sapere chi è questa persona, ma soprattutto perché può essere un esempio per le altre. Quello che è accaduto a me è veramente poco, rispetto a quello che succede nel mondo dei social. Il messaggio che vorrei dare a tutti è: ditelo, difendetevi, perché fare finta di nulla è un po’ come accettarlo». Sulla vicenda è intervenuta anche la trevigiana 11 volte campionessa mondiale di pattinaggio artistico, Silvia Marangoni: «È vergognoso e inaudito quello che è successo a Bebe Vio. Questi episodi vanno condannati pubblicamente e so che non le toglieranno il sorriso. Purtroppo quando si ha un profilo pubblico certamente si possono subire critiche e osservazioni, ma qui siamo nel campo dell’ odio e della violenza. Per questo non possiamo rimanere inermi o lasciar passare». Marangoni è arrabbiata: «Queste persone si devono vergognare e devono chiedere scusa pubblicamente. E non sono contraria alla gogna pubblica per chi si diverte, nascosto dietro ad uno schermo, a diffondere odio e violenza» .
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