30 Ottobre 2015

«Pagate i danni»: 18 parti civili all’ assalto

«Pagate i danni»: 18 parti civili all’ assalto
il giudice comez leggerà l’ ordinanza il 4 novembre, tutti d’ accordo sulla presidenza del consiglio dei ministri e su d’ elia

di Giorgio Cecchetti VENEZIA Le uniche parti civili sulle quali nessun difensore ha puntato le sue armi sono state la Presidenza del Consiglio dei ministri con il ministero delle Infrastrutture e il candidato sindaco Mario D’ Elia, che chiede i danni dall’ ex sindaco Giorgio Orsoni e dal suo partito di allora, il Pd, perché il denaro versato dal Consorzio Venezia Nuova avrebbe falsato la campagna elettorale. Per D’ Elia avrebbe messo in discussione la sua possibilità non tanto di essere eletto primo cittadino ma di entrare almeno in consiglio comunale. A smontare il caso ci ha pensato l’ avvocato Carlo Tremolada che non ha contestato la sua presenza in aula ma con una battuta ha sottolineato che invece di 420 voti con quei soldi D’ Elia ne avrebbe potuti raccogliere 423. Seconda giornata di udienza per la corruzione del Mose, ieri, davanti al giudice veneziano Andrea Comez: in mattinata sono intervenuti i difensori dei dodici imputati per chiedere al magistrato di non accogliere la costituzione di questa o quella parte, mentre nel pomeriggio sono intervenuti i legali delle diciotto parti civili: hanno ribadito la loro legittimità a rimanere nel processo. Molti speravano che la decisione del giudice potesse arrivare a fine giornata, ma il magistrato ha chiesto se gli avvocati fossero disponibili ad attendere la decisione fino alle 20 circa. Di fronte alle facce perplesse del foro, il giudice Comez ha deciso di chiudere l’ udienza con l’ ultimo intervento dei un avvocato: leggerà l’ ordinanza nella quale elenca le parti civili che rimarranno nel processo e quali invece saranno espulse all’ inizio della terza giornata, il 4 novembre prossimo. I più bersagliati dagli strali dei difensori sono stati le associazioni ambientaliste e il Codacons, nessuno degli imputati li vuole nel processo, i difensori sostengono che non sono legittimati poichè in discussione non sono questioni che attengono all’ ambiente. Neppure Regione, Comune e Città Metropolitana hanno raccolto grande apprezzamento: gli avvocati di Giorgio Orsoni, dell’ ex europarlamentare Lia Sartori e dell’ ex ministro Altero Matteoli hanno spiegato che non sono loro i soldi che sarebbero stati utilizzati per pagare le tangenti o le campagne elettorali, che l’ unico legittimato a costituirsi in questo senso è il presidente del Consiglio, insomma il governo. In questa giornata la Procura è rimasta a guardare: si affida completamente al giudice, accetta quello che deciderà lui. I pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, presenti a turno, non sono intervenuti, sono rimasti in aula ad ascoltare. Sulla base delle motivazioni con le quali il Tribunale del riesame ha restituito i beni sequestrati al Consorzio Venezia Nuova e a Technostudio, gli avvocati di Mantovani, Fincosit, Condotte, Adria Infrastrutture e delle due cooperative di Chioggia dei Boscolo Contadin e Bacheto hanno chiesto al giudice che prima lo aveva concesso il dissequestro anche dei loro beni. Il magistrato lo disporrà nei prossimi giorni.
giorgio cecchetti

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