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12 Febbraio 2019

«Pagarci il latte 60 cent è un’ elemosina mortale»

Sono oltre 12.000 le aziende che producono latte ovino in Sardegna, con massicce presenze nelle zone interne del Nuorese e del Sassarese, spesso a conduzione familiare con due o tre addetti oppure di dimensioni maggiori con oltre sette o otto pastori impegnati stabilmente. In media ogni pastore ha un gregge di circa 240-250 pecore ma si può arrivare anche a mille e oltre. Un mondo variegato, molto cambiato rispetto ad alcune decine di anni fa: sono pochi quelli che ancora dormono nell’ ovile. La sera, dopo una giornata di lavoro, si torna a casa alla guida di un pick up mentre alcuni, soprattutto se hanno una proprietà frammenta tain diversi terreni, per poter lavorare meglio si sono costruiti l’ abitazione vicino all’ azienda, in campagna. Si tratta molto spesso di strutture moderne con mungitrici meccaniche e attrezzature moderne. «Ci hanno chiesto prodotti di qualità e noi su questo abbiamo puntato – spiega Battista Cualbu, presidente Coldiretti Saredegna ma oggi la qualità e la tracciabilità del prodotto non vengono pagate adeguatamente mentre siamo invasi da prodotti che vengono da fuori e spacciati per sardi». A ciò si aggiunge, ed è questo il vero nodo della discordia che ha fatto precipitare la situazione negli ultimi giorni, il prezzo del latte ad appena 60 centesimi al litro che «non ripaga neanche il lavoro del pastore, che non basta a coprire i costi di produzione», come recitano gli slogan portati anche ieri in piazza dagli allevatori in protesta. Nel complesso in Sardegna si producono 300 milioni di litri di latte ovino. Di questi, 16 5 sono destinati al Pecorino Romano e 135 ad altri due Dop (Fiore Sardo e Pecorino Sardo) più ulteriori piccole produzioni. La aziende di trasformazione sono 35, di cui 15 industriali privati e 25 cooperative. Gli industriali, riuniti nel consorzio di tutela del pecorino romano, decidono quanto formaggio produrre. Il piano di produzione approvato dal consorzio ha stabilito una soglia di 280.000 chili che – secondo i pastori – avrebbe consentito la quantità in grado di garantire un prezzo equo del latte. Ma – accusano gli allevatori – è stato approvato un piano di produzione che ha consentito uno sforamento fino a 340.000 chili con una sanzione di appena 16 centesimi per ogni chilo prodotto in più. In questo modo – sempre secondo la protesta dei pastori – è calato il prezzo del pecorino romano e conseguentemente quello del latte ovino. Secondo la Coldiretti solo due trasformatori avrebbero rispettato il plafond stabilito. L’ eccesso di produzione accusano gli allevatori sardi- è stato quindi di fatto scaricato sui produttori per far calare il prezzo del latte. Non solo le aziende di trasformazione, però, sono nel mirino dei pastori sardi, ma l’ intera filera commerciale se, come fa notare ilpresidente della Coldiretti Sardegna, «un chilo di pecorino all’ ingrosso costa 5,40 euro ma arriva al consumatore finale a 13/14 euro. Questo mentre un litro di latte di pecora continua a essere valutato 60 centesimi». E ieri, in tutta la Sardegna, è andato in scena il quarto giorno di manifestazioni, con blocchi stradali, sversamenti di latte e presidi. Un folto gruppo di allevatori ha manifestato a Berchidda, sulla deviazione della strada a quattro corsie Olbia -Sassari, dove il traffico è stato rallentato. I pastori hanno distribuito bottiglie di latte agli automobilisti. Mentre sulla Olbia -Sassari, all’ altezza dello svincolo per Ozieri, i manifestanti hanno bloccato il traffico rovesciando decine di taniche di latte da una sopraelevata, tra gli applausi degli automobilisti. Nell’ Oristanese i pastori lo hanno regalato ai compaesani. Il Codacons, che sostiene la protesta, ha chiesto di non sprecare altro latte, ma di donarlo ad enti di beneficenza. S. V.

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